Il nuovo piano di espansione coloniale nei Territori rischia di dividere a metà l’ attuale Cisgiordania.
Ok, ok, diciamolo pure: non si cava un ragno dal buco. I commenti agli articoli sugli ultimi pezzi pubblicati da Giornalettismo (e in parte anche gli articoli stessi) disegnano il quadro inquietante e forse poco stimolante della partigianeria legata ad Israele e Palestina. Guelfi e Ghibellini, Montecchi e Capuleti, laziali (interisti) e romanisti. Da che parte state? Soprattutto quando Gaza è il soggetto. Come se fosse un’entità disumanizzata su cui fare solo valutazioni tecniche. Lasciamola da una parte per un attimo Gaza, lasciamola sotto il bicchiere di vetro con quel poco di ossigeno concessole. E allora parliamo della Cisgiordania che – da quando “Piombo Fuso” è diventato di moda con o senza fosforo bianco, con o senza alabarde spaziali – continua la sua normalissima vita di zona occupata e militarizzata. I peggiori complottisti parlerebbero di spostamento dell’asse dell’attenzione su Gaza per non parlare della continua violazione della legalità internazionale nei Territori, ma non diciamo baggianate o corbellerie! Violazione della legalità che si manifesta soprattutto con il piano di espansione coloniale in barba a quel rotolo di carta igienica che fu la Road map.
-IL PIANO DI ESPANSIONE COLONIALE SCOPERTO DA UNA ONG ISRAELIANA -
Il buon vecchio dimissionario [[Olmert]] da quando è sulla graticola per la
storiella dei 150mila dollari – che avrebbe intascato in 13 anni dandosi presumibilmente alla bella vita, presentando le stesse note per il rimborso spese a diversi soggetti e organizzazioni ebraiche, compreso lo Stato di Israele – ha intrapreso la strada del buonismo e della redenzione soprattutto in relazione alla questione delle colonie. Il 19 novembre 2008 annuncia in pompa magna prima da Annapolis: “Nel Tracciato di pace c’e’ un impegno esplicito che Israele non costruira’ nuovi insediamenti nella Giudea-Samaria (Cisgiordania) e che non confischera’ terre. Dovremo rispettare quegli impegni”. Allora, va bene tutto, ma quando si dicono queste cose bisogna stare attenti! Per un motivo semplice: qualcuno potrebbe anche crederci. Va bene pure che per stanare i nemici di Israele si è rasa al suolo un’area densamente popolata (chiamiamola così). L’elezioni sono andate come sono andate e Israele è ufficialmente un Paese governato dalla destra moderata sottobraccio a mentecatti stile Calderoli all’ennesima potenza (v. [[Lieberman]]). Però quando è troppo è troppo! Per fortuna che c’è qualcuno che se ne accorge e per fortuna che c’è qualcuno che riesce a criticare l’operato del governo israeliano senza essere tacciato di essere per forza qualcosa o anti o pro. Questa carta ce l’hanno gli israeliani e se la giocano pure bene per fortuna. E guarda un po’ che ti vanno a scoprire quei mattacchioni di B’Tselem (una ong israeliana nata nel 1989, formata da avvocati, accademici, membri della Knesset ecc, e che si definisce “Il Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati)?
Un bel piano di espansione coloniale di vecchi e nuovi insediamenti: quasi undici mila nuove case all’interno dei Territori Occupati. Una realtà che emerge dal piano dell’Amministrazione Civile Israeliana, che però si è data la zappa sui piedi quando i membri di B’Tselem hanno chiesto – grazie alla legge israeliana del Freedom of information act, per la quale chiunque può richiedere l’accesso a ogni documento emesso dall’Amministrazione – di visionare i documenti. Il documento, se non fosse smentito, getterebbe altre ombre sulla gestione Olmert. In Israele sta facendo molto discutere. Il solito [[Haaretz]] ha inviato missiva al nuovo presidente Usa in nome della “Tolleranza Zero” contro gli insediamenti. E la Hillary Clinton tuona per lo stop delle costruzioni illegali. Ma in Israele non si spaventa nessuno, perché forse l’idea di fondo è che come diceva un meraviglioso spot “elettorale” di Guzzanti (quello savio):”Facciamo un po’ come cazzo ci pare!”
- AUMENTARE IL NUMERO DI COLONI NEI TERRITORI NON AIUTA IL PROCESSO DI PACE - Ma vediamolo un po’ questo nuovo piano di sviluppo
economico e sociale per il popolo palestinese: 5mila appartamenti a Gva’ot, attualmente abitato da 12 famiglie vicino alla colonia di Gush Etzion vicino a Betlemme. 2mila appartamenti a Bat Ayin dove ora vivono circa 120 persone. 254 case a Einav. 3500 appartamenti nell’area con una grande presenza d’acqua che collega Ma’aleh Adumin a Gerusalemme. Quest’ultima è la colonia più grande nei Territori e uno dei nodi da sciogliere perché legata direttamente a Gerusalemme. I membri di B’Tsalem pongono l’accento su Ma’aleh Adumin: “Se si realizzasse il corridoio di Ma’aleh Adumim, si taglierebbe praticamente in due la Cisgiordania attuale”, più o meno significherebbe delineare una striscia di case colone lungo il percorso dell’acqua e dividere a metà il territorio palestinese. Peace Now, l’organizzazione israeliana per i diritti umani, va anche più in là e afferma che il Piano sarebbe molto più vasto: oltre le 11mila case già approvate sarebbero sotto esame altre 58mila. Se così fosse la presenza dei coloni aumenterebbe di circa 300mila unità. Oggi i coloni in Cisgiordania sono circa 280 mila. Se il progetto avesse fondamento, i coloni diverrebbero 580mila. Non proprio una promessa di pace e di creazione di un futuro Stato palestinese. Poco meno del 10% della popolazione israeliana vivrebbe nella West Bank con infrastrutture, strade ed energia ad uso esclusivo.
Meno male che adesso c’è Netanyahu!



Lucido, chiaro e informtivo. Solo una cosa…non definirei la destra di Netanyau come moderata…o almeno non nello scacchiere politico israeliano attuale.
Ho tralasciato i coloni dei Gerusalemme est che sono circa 200mila.