Born to be alive ma anche il portoghese sta a rosicà
Se è vero come è vero che Dio ha baciato le corde vocali di qualcuno di noi, è altrettanto vero che abbia provato anche con Josè Mourinho. Non riuscendovi, perché battuto sul tempo. Se le era già baciate da solo. Con risultati identici, se non superiori. Del comandante in capo dell’ex Armata Brancaleone oggi conosciuta meglio come Inter si può forse (sentirlo) dire di tutto. Descriverlo è facile: Josè Mourinho inizia e finisce su se stesso. Senza neanche togliersi una costola per farlo, come quel dilettante del D’Annunzio. Comincia con la J. La J di Juventus. La sua rivale più prossima, vicino al cuore come al primo posto, la sua destinazione naturale nell’ordine delle cose del migliore dei mondi possibili. Quello di prima. La sua nemica amatissima, come cantava Gianni Morandi quando non sapeva che altro dire e fare per rilanciarsi. Non la pensa così l’illustre juventino Christian Rocca. Il quale ha definito lo jefe di Setubal in modo semanticamente perfido e perfetto: ontologicamente juventino. Per arroganza, prosegue Rocca, fascino e senso di sé. Con i pavidi, squinternati e bauscia indossatori di scudetti altrui (quello della Roma dell’altr’anno compreso) San José leader e comunicatore non c’entrerebbe un tubo. Spillare soldi a Moratti, a parte. Fatto sta che il nostro esternatore preferito è riuscito a diventare, seppur in momenti diversi, l’idolo di entrambe le tifoserie. C’è stato un magic moment per la tifoseria bianconera quest’anno, meglio anche del bis interno esterno dentro fuori al Real. Bergamo, tra il primo e il secondo tempo di Atalanta-Inter, messe in fila uno dietro l’altra le tre stagioni più odiate del mondo con le tre parole che ognuno di loro ha in sole, cuore e amore, al loro posto, da anni: segreteria, soli, Ibra. Per lo scudetto assegnato da un impiegato, quello appunto vinto da soli e quello vinto da solo da Ibra in un tempo a Parma. Questo in faccia ai nerasuri in persona, ad alta voce, che sentissero tutti, senza possibili repliche provenendo dall’autorità. E con la complicità di Ibra e Vieirà. Il tutto chiuso con “Squadra di merda”. La O di Ooh. L’apoteosi. Altro che attacco di We are the champions. Altro che l’Italia s’è desta, incinta di testa. La D’Amico ha pianto. Pessotto ha riso. La terra ha pianto (allora a quel punto la D’Amico no). In faccia a Stanko, a Zanetti. Giustizia era stata fatta. Di più. Il ritorno della linguaccia di Alex Del Piero sul luogo del delitto. Invece era solo questione di tempo. Mourinho creduto filosofo in un ambiente di analfabeti, a differenza dei filosofi che non hanno mai vinto la Cempions Lig è sicuro di una cosa oltre all’esistenza di sé. Il tempo. Che esista e cambi per lui. All’indomani del non rigore dato al suo Balotelli, riesuma la figura retorica di maggior successo, il passo a due più amato dagli italiani: arbitri & Vecchia Signora. Cascatici in pieno, quei raffinati intellos di sinistra, un occhio alla molotov e un altro allo sciampagn, dei tifosi dell’Inter lo hanno rieletto ragazza del cuore. Niente male alla vigilia della certa eliminazione in Cempions (e ora anche in Coppitalia) che al (neo) Bauscia Mourinho dovrebbe costare se non una vita. Almeno, questa stagione. Fatto sta che tra le due litiganti, Mourinho gode. D’altronde Lui lo aveva predetto. Acca nisciuno è pirla.
S come soldi. Il portoghese non paga(deferimento a parte), ma i soldi li prende. Eccome. E li libera dal non detto. Dalla spiritualità del non parlarne . Dalla presunta puzza. E li fa pesare. Il danaro è misura di sé e del mondo. A un vile cronista che gli chiede ragioni, il nostro dà il numero. Non del cellulare chè inutile, lui come me non risponde. Ma quello da metter (se stesso) davanti gli zeri del resto del Mondo. Tutti noi credevamo appena nove ? Poco. Per chi l’abbiam preso. Sono quattordici i suoi milioni di euro per un anno di divertimento(almeno in sala stampa). E così forse scoprimmo i fondi neri o (peggio) forse le tasse nel calcio. Come un mese ma mica un mese normale, un mese e mezzo le sue di ferie. Quattordici milioni a lui, sospetti sugli altri. Tanto paga la società, sia che paghi Moratti sia che aumenti il pieno al distributore. Tutti i segni sono parole, per i Padri della Chiesa dei poveri. E le parole, nomi. Per il ricco Josè, che nomi ne fa sennò non guadagna, il segno (del) danaro non è una parola. Danaro è persona. Non è il più ricco del mondo ma nessuno è più ricco di lui.
E come E voi sareste i miei colleghi ? Tutti li usa. Lui è One. Uno. Poi i nessuno, i centomila. Gli sero titoli. Senza i quali che cosa sei.




Alla vigilia di Genoa potrebbe compensare Milito quattro coccodrilli fa
che noia….
alla 12 riga mi sono fatto un caffè (che in effetti sembrano tante ma solo perchè sono mezze righe di fianche alla foto).
Dopo il caffè son durato fino alla 26° riga
più noioso di controcampo e senza nemmeno un po di figa
Se ci porti qualche amica te lo facciamo scrivere un pezzo, credo di parlare a nome della redazione intIera.
buahaha
questa battuta è eterna, ciavrà 2000 anni e sempre si ride tutti al bar sport
Se uno cerca la figa in un post su Mourinho, può farsi quanti caffé voglia. Non è quello il problema.
Feccia, come tu (non) ti sei impegnato nella lettura, così io mi sono ben guardato dallo sprecare una battuta di prima mano per l’occasione
just, tutta la redazione un pari di palle, io son daccordo con feccia.
però son daccordo anche con just sul fatto che feccia dovrbbe portarci qualche amica.