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Riforme, ultima tappa pre-referendum. Renzi: «Giornata storica». Opposizioni lasciano l’Aula

Riforme, ultima tappa. Matteo Renzi: «Mi gioco tutto, mio incarico subordinato al Ddl Boschi» | Diretta live streaming

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Sarà l’ultima tappa parlamentare prima del referendum confermativo previsto per ottobre. Matteo Renzi ha rivendicato alla Camera dei deputati quella che ritiene la “madre di tutte le battaglie”. Un «passaggio storico» è, secondo le parole del premier, l’atto definitivo del disegno di legge Boschi sul superamento del Senato e del bicameralismo perfetto, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della Costituzione.

RIFORME, MATTEO RENZI RINGRAZIA GIORGIO NAPOLITANO. E ATTACCA LE OPPOSIZIONI

«Vorrei ricordare il senatore a vita Giorgio Napolitano, oggi siamo qui perché lui ci ha pungolato. Fu lui il primo a sfidare il Parlamento», ha spiegato in Aula Renzi, omaggiando il presidente emerito.

Per poi attaccare le opposizioni: «Chi vuole difendere la Costituzione e mi attacca dicendo che non sono un premier eletto dimentica che questo è quanto scritto nella Costituzione stessa. La vogliono difendere, ma si scordano di leggerla». E contro chi lo ha attaccato di fare “un uso strumentale del Parlamento”, ha aggiunto:  «Si domandino i signori del Parlamento se l’utilizzo strumentale è quello del governo o quelli di chi presenta 83 milioni di emendamenti con l’unico obiettivo di non discutere quelli su cui si poteva trovare un punto di convergenza. Al ddl Boschi si è lavorato per 173 sedute al 7 aprile, sono state 170 quelle dell’Assemblea costituente». Renzi ha poi rivolto un attacco chiaro e diretto all’Aventino delle opposizioni: «Ho preso terribilmente sul serio le critiche delle opposizioni che oggi sono scappate. Avere adempiuto a obbligo morale, giuridico, politico e culturale e’ stato l’unico modo con cui oggi siamo degni di rappresentare il popolo italiano».

Il premier ha replicato in 25 punti alle accuse delle opposizioni: «La illegittimità della legge elettorale non travolge la legittimità della legislatura in corso, lo dice la Corte Costituzionale. E non è stata una riforma fatta in fretta, se e quando il referendum passerà saranno passati 30 mesi e 6 letture per ogni Camera». 

Renzi si è anche scagliato contro chi lo ha accusato di aver personalizzato il referendum sulle riforme costituzionali: «Il governo passato è stato caratterizzato dalla stagnazione, il mio incarico è subordinato a questo. Nell’eventualità in cui non ci fosse un riscontro popolare, sarebbe responsabile trarne le conseguenze».

RIFORME, OPPOSIZIONI SCELGONO AVENTINO E LASCIANO L’AULA

Il discorso di Renzi non è stato ascoltato dai deputati di Forza Italia, Lega, M5S, Sinistra Italiana e dal resto dei partiti di opposizione  che hanno scelto di uscire dall’Aula. «Mi dispiace per loro. Al referendum mi gioco tutto», ha replicato il premier. Il voto definitivo di Montecitorio dovrebbe arrivare tra martedì e mercoledì. A proposito dell’assenza delle opposizioni Renzi ha poi commentato: «La democrazia non significa cercare di non far votare gli altri, non si chiama ‘fuga dall’aula quando mi accorgo di non avere i voti’. Si chiama confronto e poi voto. Sostenere che vi sia stato uno strappo alla democrazia significa fare a pugni con la realtà, significa avere una visione della democrazia tipica di chi non ha letto la Costituzione e i suoi lavori preparatori. Scappare dal voto è indice di mancanza di contenuti»

RIFORME, RENZI: «IO NON ELETTO? LO PREVEDE LA COSTITUZIONE»

Matteo Renzi parla poi alle opposizioni rispondendo chiaramente, forse per la prima volta, al tema del suo arrivo a Palazzo Chigi come successore di Enrico Letto con i voti raccolti dal candidato Presidente del Consiglio Pierluigi Bersani e lo fa difendendosi con la Costituzione: «Chi oggi difende la volontà costituzionale, o pensa di difendere la Costituzione, utilizza l’argomento ‘caro presidente del Consiglio chi ti ha eletto’, semplicemente non si rende conto che ciò che viene detto nella Costituzione è che il presidente del Consiglio non è eletto dai cittadini ma gode di un rapporto di fiducia con il Parlamento della Repubblica. La superficialità, l’improvvisazione di chi si trova a proprio agio fuori delle Aule del Parlamento molto più che dentro nel dibattito costituzionale, è un elemento sul quale i cittadini sapranno riflettere»

TEMPA ROSSA, RENZI: «DIMISSIONI DELRIO? UNA BARZELLETTA»

«La richiesta di dimissioni a Delrio è una barzelletta da respingere al mittente. Se quelli che parlano di Delrio, chiedendone le dimissioni, avessero un decimo della sua moralità, sarebbe molto meglio». Così Matteo Renzi a proposito delle intercettazioni sulle indagini di Tempa Rossa e della citazione di un dossier contro il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, tirato in ballo con un dossier confezionato contro di lui.

RIFORME COSTITUZIONALI, VOTO E NUMERI BLINDATI

In base ai numeri di Montecitorio, il passaggio sarà di fatto – soltanto – simbolico. Perché, cifre alla mano, il voto è blindatissimo. Ha confermato il sì al Disegno di legge Boschi anche l’Ala di Denis Verdini, il gruppo dell’ex plenipotenziario di Silvio Berlusconi entrato – di fatto – in maggioranza dopo il voto di fiducia al governo sulle Unioni civili al Senato.