Barbara D'Urso
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Panama Papers: la verità di Barbara d’Urso

Barbara D’Urso, regina della domenica pomeriggio di Mediaset, figura tra i Panama Papers, il più grande scandalo finanziario che ha portato alla luce oltre 200mila società offshore in paradisi fiscali legate a centinaia di politici, industriali e vip mondiali. Barbara D’Urso figura tra i nomi degli italiani coinvolti nel leak. L’Espresso, per il prossimo numero, in uscita venerdì, annuncia i nomi dei primi 100 italiani coinvolti nei Panama Papers.

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BARBARA D’URSO E I PANAMA PAPERS

Maria Carmela D’Urso (il reale nome di Barbara) figura come “director“, cioè amministratrice, della Melrose street ltd, società registrata nel 2006 alle isole Seychelles. Notizie però lacunose, spiegano i leagli di barbara D’Urso, perché la società «è stata aperta ai fini di un’operazione immobiliare che la signora D’Urso intendeva compiere in Costa Azzurra». Una compravendita che alla fine non è andata a buon fine.

BARBARA D’URSO E LA VERSIONE DEI SUOI LEGALI

Il legale Enrico Adriano Raffaelli ha spiegato in una nota: «La signora Barbara d’Urso, informata alcuni giorni fa dell’inchiesta condotta da L’Espresso, aveva diffidato formalmente a mezzo del proprio legale tale settimanale dal divulgare notizie che apparivano lacunose e gravemente lesive della sua immagine». Nella lettera inviata aveva chiarito a L’Espresso che «tale operazione non si era poi concretizzata», che «la società era conseguentemente sempre rimasta inattiva» ed era stata «ufficialmente chiusa nel 2012».
«L’Espresso – ha aggiunto – a dispetto dei chiarimenti forniti dalla sig.ra D’Urso e della diffida inviata, non solo ha ritenuto di pubblicare la notizia, ma ha conferito alla stessa una particolare enfasi, qualificando suggestivamente nel titolo come “affari off-shore” quella che invece era, molto semplicemente, una società che non è stata mai operativa e che è stata chiusa da alcuni anni ufficialmente ed in piena trasparenza, tutte circostanze ben note all’Espresso e tuttavia volutamente ignorate al solo fine di diffondere una notizia mediaticamente appetibile».

(foto copertina di ANSA/DANIELE MASCOLO (foto di repertorio))