Cronaca di un atto di giustizia popolare

06/03/2009 - Era tutto perfetto, chiaro, di una limpidezza cristallina. Buoni di qua e cattivi di là. Sarebbe bastato un attimo per chiudere la faccenda e passare al prossimo. E poi? PREMESSA -  L’articolo non nasce dalla voglia di assolvere le due

     
 

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Era tutto perfetto, chiaro, di una limpidezza cristallina. Buoni di qua e cattivi di là. Sarebbe bastato un attimo per chiudere la faccenda e passare al prossimo. E poi?

PREMESSAL’articolo non nasce dalla voglia di assolvere le due persone catturate con l’accusa di essere degli stupratori o dal compiacimento per la demolizione di certe tesi. Non è certo chi scrive che si deve esprimere in merito alla questione. Il testo che segue, da considerarsi una mera ipotesi narrativa possibile sul momento, nasce dall’emersione di elementi che mettono in dubbio la loro colpevolezza, rendendo di fatto ancora più abnormi certe reazioni, sia fisiche che verbali, avute a caldo dalla gente, incapace di una qualsivoglia razionalità, dagli organi d’informazione, sempre attivi nell’aizzare gli animi già caldi, e dalle istituzioni stesse, prontissime a cavalcare gli umori popolari come i regnanti a caccia di consenso che mandavano a morte degli innocenti tanto per avere un osso da lanciare in pasto alla rabbia popolare.

UN’ALTRA FINE – Immaginiamo che i due cittadini romeni accusati dello stupro nel parco della Caffarella a Roma fossero stati dati veramente in mano ai cittadini comuni, dopo la strana e repentina confessione, che ne reclamavano il linciaggio a gran voce. Immaginiamo che, finendo in mezzo alla folla inferocita, fossero stati presi a calci e pugni per qualche minuto. All’inizio solo strattoni e spinte. I due che tentano di spiegarsi con parole che nessuno riesce a capire. Poi sfoderano un italiano stentato, con evidente accento dell’est europeo, che, invece di placare gli animi, li attizza maggiormente. E quindi calci in faccia, pugni allo stomaco. I due finiscono a terra, magari tra la strada e il marciapiede, con la folla che si fa sempre più numerosa e con qualche passante che si ferma a guardare compiaciuto appena viene messo al corrente di quello che sta accadendo. Il linciaggio prosegue. Calci ovunque. La gente si accalca sui due. Ognuno vuole la sua parte. E poi le urla rauche che provengono da ogni dove, come fossero una sola voce: “ammazzateli de botte“, “ammazzateli come delle bestie“, “vergognatevi“, “rumeni der cazzo“, “merde schifose“, “a morte gli immigrati“, “tornatevene a casa vostra“, “siete delle bestie“, “clandestini al rogo“, “a pezzi de merda“, “piglialo in faccia“, “daie un carcio pure tu“, “nessuna pietà“, “bastardi rotti in culo“, “andate a violentare le vostre donne“, “questi se credeno i padroni a casa nostra“, “assassini“, “mortacci vostra“, “castrateli“. L’aria è pregna di una sinfonia di rabbia e violenza semi-periferica da “giustizia è fatta“.

GIUSTIZIA E’ FATTA – Immaginiamo che i corpi tumefatti e inanimati dei due malcapitati fossero dati in mano alla polizia per le pratiche di identificazione e per accertare il reato commesso, dato da tutti per scontato. La folla si è ammassata ai bordi del palcoscenico del linciaggio. Qualcuno fa ancora il gesto di andare a dare un altro colpo ai due rumeni, ma si ritira subito soddisfatto di aver mostrato un coraggio e una voglia di giustizia inconsueti. Le signore alla finestra, con la parannanza indosso, finiscono di osservare lo spettacolo e tornano in casa a preparare la cena. I corpi vengono caricati su un’ambulanza e portati via. Le auto ferme in mezzo alla strada iniziano a defluire, facendo riprendere lo scorrere del traffico. Qualche chiacchiericcio sopravvive all’allontanarsi delle forze dell’ordine, poi tutti tornano alle loro case soddisfatti di aver liberato il mondo da due stupratori.

PICCOLI CONTRATTEMPI – Immaginiamo che la polizia inizi a fare i vari esami sui corpi e mettiamo che i conti inizino a non tornare. La ragazza stuprata non riconosce i due rumeni, il cui volto è stato ricostruito per l’occasione. Uno dovrebbe avere una frangetta, ma è pelato. Sarà l’emozione, si dicono tutti. Si scopre però che i cellulari dei due non erano in zona la sera dello stupro. Ci sono molte spiegazioni a questo fatto, si dicono tutti e vanno avanti senza clamore. Infine, l’esame del DNA, la prova principe, non corrisponde, ovvero le tracce organiche degli stupratori non corrispondono a quelle dei due trapassati secondo giustizia popolare, resa legge da un decreto invocato a furor di popolo con un televoto e fortemente voluto del ministro Maroni che ne decanta il valore civile e la responsabilizzazione per la gente comune che ne deriva. Il questore, avvertito degli esiti delle indagini, inizia a sudare freddo. Come spiegare che non c’è più alcuna sicurezza sulla colpevolezza dei due stupratori? È vero, avevano precedenti penali. È vero, non erano bellissimi. Magari gli si può attribuire qualche altro stupro. Ma quello per cui sono stati uccisi, probabilmente, non lo hanno commesso. Che coprano qualcuno? Forse, ma anche in questo caso il reato sarebbe differente e sarebbero stati linciati ingiustamente. Oltretutto, dove saranno finiti i veri colpevoli? Se sono già scappati dall’Italia è un grosso guaio, perché sarà più difficile riprenderli. E se avessero cambiato identità? Non sarà facile scoprirlo. Oltretutto c’è il nodo della confessione. Qualcuno inizierà probabilmente a chiedersi come la si è ottenuta: perché uno dei due avrebbe confessato un reato che non ha commesso? Perché ha tirato in ballo il suo compare, seppur innocente?

THAT’S ALL, FOLKS – Le domande potrebbero moltiplicarsi e diventare sempre più pressanti. Ma non è solo questo il punto. Il problema vero sono i due cadaveri che, finché tali (e non c’è motivo per credere che riprendano improvvisamente vita), reclameranno vendetta. Il problema è che la giustizia giusta, quella verace, quella che viene dalla pancia della gente che s’indigna proporzionalmente ai dati auditel di una trasmissione, smetterebbe di apparire tale e, forse, qualcuno tornerebbe a ragionare su certi principi che secoli di riflessione hanno imposto ai sistemi legislativi europei. Oppure, più probabilmente, rimarrebbero solo due cadaveri, simbolo del nulla e di una giustizia cieca che si esprime nell’attimo, alla perenne ricerca di una soddisfazione immediata, senza bisogno del passato o del futuro, che mitighi il male di vivere di un presente sempre più insostenibile. In fondo la giustizia popolare è solo un altro modo di concludere un racconto, dando l’illusione dell’happy ending che tanti film d’azione ci hanno mostrato al cinema, con i protagonisti che si prendono la loro fetta di merito, sentendosi tutti super eroi che possono arrivare dove lo stato (impotente) non può. Il dopo importa poco, a meno che non scaturisca in un sequel con un altro happy ending a risolvere la crisi iniziale, mentre i due rumeni sono, appunto, rumeni; ovvero creature facenti comunque parte dell’esercito nemico e quindi meritevoli di morte. Dei non-umani che, in quanto tali, non necessitano dell’applicazione della legge che si usa per gli umani. Basterà che una voce crei il casus belli che giustifichi a posteriori il linciaggio, per quanto possa essere assurda. Basterà che la voce venga ripresa e moltiplicata dalla stampa connivente, per quanto possa essere assurda. Basterà che entri nella bocca delle persone, nei loro discorsi da bar, in quelli davanti al televisore, per quanto possa essere assurda. Basterà che l’assurdo si permei della ragionevolezza di chi non necessità della ragione, ma solo di un’arma per contrattaccare chi lo attacca, per far diventare di nuovo quei cadaveri il segno di una giustizia ineluttabile e magnifica, che non conosce limiti.

     
 

29 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    sì, ma zamax essi bravo. Tu che sei miliardario nonché veneto, leggi la rassegna stampa di oggi e apri er portafoglio :-)

  2. pietro scrive:

    Pensi che non ci soo spedizioni punitive leghiste?
    ti ricordo una piccola notizia:

    2 luglio 2005
    Fuoco ad un dormitorio di immigrati: Borghezio condannato
    E’ stato condannato anche in terzo grado di Giudizio il parlamentare europeo della Lega Nord Mario Borghezio, giudicato ancora una volta colpevole per l’incendio scoppiato il primo luglio del 2000 in un accampamento di extracomunitari. L’esponente del Carroccio, al termine di una manifestazione contro l’immigrazione clandestina a Torino, stava facendo una ronda in compagnia di altre sei camicie verdi (anche loro tutti condannati), quando si trovò a passare nei pressi del dormitorio di stranieri che si trovava sotto il ponte Principessa Clotilde. Scoppiò un incendio, che i Giudici hanno ritenuto doloso.

    E non credo proprio che le ronde padane venete siano molto meglio di quelle piemontesi……

  3. Zamax scrive:

    @ Gregorj
    Sei fortunato. Sai cosa scrisse il grande Balzac all’inizio delle Illusioni Perdute? “L’avarizia d’altronde comincia quando finisce la povertà” Grande verità! E’ quando si comincia ad ammonticchiare i soldini, che si diventa meschini. Oggi non è proprio il caso. Per combinazione ho proprio qui davanti gli occhi l’estratto conto (chiamamolo così) di un mio fondo d’investimento: è sotto di più del 25&, quasi 10.000 € “magnati”. Ah come ci sente leggeri senza tutta questa zavorra, quando sta andando tutto in vacca! E come tra poveri ci sente improvvisamente generosi! Proprio, proprio bene. Darò ‘sto contributo. E’ una cosa che mi farà bene …qui, e mi farà bene …qui. Spero.

    (Come sono buono! Come sono buono!)

    (Ricattatore pubblico!)

  4. Zamax scrive:

    @ Pietro
    Mah, mi pare che da un po’ di tempo le intemperanze “popolari” incontrollate accadano soprattutto nei luoghi che prima ho indicato. In Veneto certe cose sono affiorate prima che in altre parti, ma non sono degenerate, nei fatti. Qualche tempo fa, per esempio, proprio in Veneto si cominciò a parlare di ridistribuire in altre classi i figli degli immigrati quando superassero il 30% degli alunni di una classe. Apriti cielo! Vedo che adesso il problema è arrivato nelle grandi città, con i genitori che sono passati alle vie di fatto ritirando dalla scuola i propri figli. La logica è la stessa.
    Si parla a spanne, ovviamente.

  5. Gregorj scrive:

    “Per combinazione ho proprio qui davanti gli occhi l’estratto conto (chiamamolo così) di un mio fondo d’investimento: è sotto di più del 25&, quasi 10.000 € “magnati”.”

    Se avessi letto di più Giornalettismo non avresti sprecato i tuoi soldi :D

  6. pietro scrive:

    Una domanda che non ha nulla ha che fare con l’argomento della giustizia sommaria, ma perchè tutte le persona che conosco che si sono fatti fregare i risparmi con obbligazioni argentine, Cirio, Parmalat o fondi di investimanto rischiosi sono persone con una spiccata simpatia per Bossi o Berlusconi?
    Forse perchè per credere ai discorsi del Silvio e a quelli dell’Umberto serve una buona dose di ingenuità che poi in campo finanziario si paga cara?
    Io ho invetstito in un fondo azionario nel 1994, ho venduto tutto nel 2007 e ho guadagnato il 300%. il resto tutto in titoli di stato in euro intaliani ed esteri, e per il momento me la rido
    ( come sono bastardo )

  7. Stefano De Angelis scrive:

    Simone ma come fai a non capirlo? Non vanno ammazzati di botte perchè colpevoli ma solo perchè rumeni. Questa è già di per sè una colpa che merita la morte. Non parliamo poi di quelli che delinquono, chiaro, ma due bastonate in faccia a tutti le vorrebbero dare eccome.

  8. Zamax scrive:

    @ Pietro
    Bolzano è un altro mondo: lì son tedeschi e italiani d’importazione.

    @ Pietro & Gregorj
    A proposito dei schei: non ho raccontato tutto, sennò mi vergogno! Cose “inaudite” per dirla con Uolter.
    Ma è tutto patriottismo: io sapevo che perdevo soldi – non sono fesso – ma con quale coscienza avrei potuto nel mio piccolo contribuire al panico generalizzato, senza sentirmi in colpa verso la nazione e il verso il nostro Grande Timoniere che così saggiamente ci guida?
    Sarebbe stata una prostituzione intellettuale.
    I valori. Soprattutto i valori. Cose che nella sinistra non hanno diritto di cittadinanza.
    W l’Italia! Meglio: Forza Italia!

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