|

Le donne che non hanno paura di essere grasse

Secondo un sondaggio condotto dal Washington Post le donne di colore non seguono gli stereotipi imposti dalla società

Le donne afroamericane pesano di più e sono più soddisfatte del loro corpo. Lo rivela un recente sondaggio condotto dal Washington Post e dalla fondazione non profit Kaiser Family sulle donne di colore: sebbene in media siano più in carne della controparte bianca, il 66 per cento delle afroamericane sovrappeso è contenta della propria forma fisica, mentre può dire lo stesso solo il 41 per cento delle bianche che rientra negli standard di magrezza.

LE BIANCHE NON ESISTONO – Secondo l’indagine del Washington Post, la ragione sarebbe che le donne di colore non prendono come termine di paragone i modelli di bellezza imposti dai media di massa, anche perchè in passato sono state rappresentate negativamente o del tutto escluse dalla rappresentazione. “Semplicemente non si mettono a confronto con i modelli internazionale dei bianchi caucasici”, ha spiegato Heather Hausenblas, professoressa di fisiologia in Florida. Il sondaggio rivela inoltre che la tendenza ad accettarsi più in carne va di pari passo al desiderio di sentirsi belle e femminili: il 28 per cento delle intervistate afroamericane ha confessato che essere attraenti è “molto importante”, contro l’11 per cento delle bianche.

LA VIOLENZA CULTURALE – Dopo la vittoria dei sei grammy di Adele, Vogue ha ridotto grazie a Photoshop le dimensioni della cantante inglese per la copertina del suo numero di marzo. Le polemiche sono state fortissime e questa è stata un’altra prova della volontà di manipolare le immagini per dare un messaggio distorto. La scrittrice e attivista Michaela Angela Davis, di New York, ha definito questa posizione una “violenza culturale”, ritenendo dannoso anche il fatto che le donne nere venivano “escluse” dalla rappresentazione dell’ideale di bellezza. Oggi però le donne afroamericane, anche se stanno bene con il loro corpo, cercano aiuto per un trattamento che le consenta di risolvere il disordine alimentare di cui sono affette.

BELLEZZA DIVERSA – Daphne Valerius, 30 anni, produsse nel 2007 un documentario dal nome “Souls of Black Girls” nel quale definiva “velenosa” la presenza di ballerine di colore discinte e provocanti nei video musicali. “Ho delle cugine di 13 o 14 anni -disse la Valerius- e questo è il messaggio che arriva loro dai media”. Un dato è sicuro: la bellezza per le donne afro-americane è un concetto parecchio elastico. L’esclusione dai canoni di bellezza ha permesso loro di vivere meglio il proprio fisico. Riviste come Essence e Ebony hanno dato una visione differente di quello che è la bellezza per le donne nere. Non c’è una Anna Wintour che dice “si o no -continua la Davis- riviste come Jet Magazine hanno iniziato a proporre modelle non propriamente magre, e si riusciva così a dare un messaggio differente”.

CIBO? AMORE – Continua la Davis: “Ogni generazione ha una sua canzone simbolo. Io ho un’immagine vivida delle mie zie che saltavano sulle note di Brick House dei Commodores. Era un loro inno alla vita. Le donne non venivano definite grasse. Erano “spesse”, “in salute”, “con le ossa grosse”. Il cibo era amore. La magrezza era interpretata come un sintomo di povertà, di malessere. La Davis però riconosce che a causa dei minori deterrenti culturali, le donne nere diventano obese più facilmente, mancando riferimenti e sentendosi più “libere” di non rispettare qualsiasi pressione sociale.

BELLEZZA PIU’ PROFONDA? SI, MA… – Imani Perry, docente di Studi Afroamericani alla Princetown University , ha spiegato che alla base di questo divario c’è una diversa concezione della bellezza. Per le donne di colore “non dipende solo da fattori genetici, ma da come ti curi e presenti. Questo dimostra un’idea di bellezza più ampia e più profonda”. Tuttavia accettarsi sovrappeso puo’ avere i suoi risvolti negativi: sebbene il 90 per cento delle donne afroamericane dichiari che sia molto importante adottare uno stile di vita salutare, il 43 per cento rientra nei parametri dell’obesità, e dunque rischia di essere affetta da disturbi cardiaci o da malattie croniche come il diabete.

VIVA IL JUNK FOOD – Anche in questo caso, la ragione trova le sue radici in un fattore culturale e di costume: secondo il nutrizionista di Washington Joseph Neil, le donne di colore sarebbero più propense a frequentare i fast food, a fare poca attività fisica e a optare per il cosiddetto “junk food” (cibo spazzatura), questo anche perchè i quartieri abitati prevalentemente da afroamericani “offrirebbero meno opzioni per mangiare in modo salutare”.