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Le vittime dell’infermiera di Piombino potrebbero essere di più?

Emergono nuovi dettagli sul caso di Fausta Bonino, l’infermiera di Piombino arrestata giovedì con l’accusa di aver ucciso almeno tredici pazienti dell’ospedale in cui lavorava, somministrandogli dosi di eparina fino a provocarne la morte. Secondo quando riportato oggi da Repubblica, le indagini in cordo potrebbero portare a un risvolto ancora più inquietante: il numero delle vittime della donna potrebbe anche essere più alto.

Procura e Nas fanno accertamenti su altri casi andando a ritroso nel tempo, spulciando le vecchie cartelle cliniche della rianimazione dell’ospedale di Piombino alla ricerca di anomalie e nuove morti da collegare alla somministrazione di elevate dosi di eparina. Al momento non ci sono altri indagati. […] il mistero, per tutti, resta il movente. Non si sa perché Fausta Bonino avrebbe ucciso persone con problemi di salute ma non malate terminali.

FAUSTA BONINO: OMICIDI DAL MOVENTE MISTERIOSO

E ora a Piombino dilaga il panico: sarebbero molti i parenti di degenti deceduti nella rianimazione dell’ospedale della città toscana a essersi rivolti a un avvocato, per accertare che la morte del proprio caro non fosse dovuta all’intervento dell’infermiera finita in manette. E il caso di Fausta Bonino muove anche le istituzioni:

Il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, che segue personalmente la vicenda, è pronta a mandare i suoi ispettori. Prima aspetta che la Procura concluda alcuni passaggi. Anche la Regione Toscana aprirà un’indagine. Verranno ricontrollati tutti i decessi. A sollevare più dubbi è quanto successo nell’ospedale nel 2014, quando sarebbero avvenuti 8 del 13 decessi attribuiti alla mano di Fausta Bonino. Nessuno però ha segnalato niente di strano dal reparto e dalla direzione del piccolo presidio e per questo l’inchiesta sarebbe partita in ritardo, circostanza su cui a Piombino ci sono polemiche.

FAUSTA BONINO SI DICHIARA INNOCENTE

Nel frattempo Fausta Bonino si proclama innocente e il suo legale, Cesarina Barghini, dichiara:

«Dalla ricostruzione degli inquirenti non emergono elementi certi se non la presenza della mia assistita al momento degli eventi, che di per sé non può essere sufficiente. Inoltre le stanno attribuendo 13 eventi quando, in realtà, gli approfondimenti sulla causa delle morti sono stati fatto solo in relazione a due-tre casi».

(Photocredit copertina: ANSA/CARABINIERI)