Alexander Boettcher Martina Levato
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Coppia dell’acido, l’angosciante lettera di minaccia alla testimone chiave

Alexander Boettcher, l’uomo della coppia dell’acido è stato condannato a 23 anni di carcere con l’accusa di associazione a delinquere per le aggressioni perpetrate insieme alla sua compagna, Martina Levato, anche lei ritenuta responsabile e condannata a 16 anni di carcere. Il tutto grazie ad alcune prove, schiaccianti ed inequivocabili, e grazie alla testimonianza chiave di una delle transitorie amanti di Boettcher che ha contribuito in maniera decisiva a ricostruire la personalità, e le azioni, del broker che voleva “purificare” la sua compagna dalle precedenti relazioni proprio con le aggressioni a base di acido. 

COPPIA DELL’ACIDO, MINACCIATA LA TESTIMONE CHIAVE

Alla testimone chiave del processo milanese è stata recapitata, scrive il Corriere della Sera, una strana lettera. Molto precisa, molto puntuale e molto preoccupante. 

Una mattina, all’inizio di gennaio, una donna sente il cane abbaiare nel giardino della sua villetta, in un paese dell’hinterland di Milano. Esce a vedere e trova una busta nella cassetta della posta. È una lettera strana: perché non è stata affrancata, né spedita. Qualcuno, senza farsi notare, è andato di persona a depositarla. Contiene un foglio stampato con poche frasi di intimidazione e diffamazione, ma soprattutto una minaccia. Si apre così, quella mattina, l’ultimo versante di una vicenda inquietante, legato ai processi alla coppia dell’acido. Quella lettera è indirizzata al figlio della donna che l’ha trovata. Non è lui, però, il vero destinatario. Il messaggio è per una sua amica: la ragazza è stata una delle testimoni chiave nell’inchiesta contro Alexander Boettcher e Martina Levato e, poco tempo prima, ha ripetuto la sua testimonianza davanti ai giudici.  L’intimidazione fa riferimento proprio a questo: «Hai parlato troppo, dovevi stare zitta». La frase peggiore: «Quando ti incontro senza quel tizio che ti accompagna sempre, te ne dico quattro in faccia».

 

 

La storia della donna che ha testimoniato al processo è stata determinante per ricostruire la personalità e le abitudini del broker dell’acido: tutto è partito da una relazione fra la testimone e Boettcher, e da una strana vacanza che la testimone ha scelto di trascorrere con la coppia dell’acido.

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La donna, nell’estate del 2015, è stata per breve tempo la «seconda» amante di Boettcher; la storia era nata casualmente, dopo una serata di ballo latino americano. Poi è venuto fuori che Alexander aveva già un’amante, Martina. La nuova ragazza accettò di fare una vacanza di qualche giorno in Grecia con la coppia; poi, tornata a Milano, si staccò subito da Alexander, perché rimase molto turbata dai suoi comportamenti. In quella vacanza, oltre ad essere una testimone diretta del rapporto deviato tra Alex e Martina (che aveva appena ricevuto una nuova incisione col bisturi sulla coscia, fatta dal suo compagno), la ragazza si sentì dire due cose che avrebbero poi avuto un peso fondamentale nell’inchiesta: «Martina andrà molto tempo in carcere» e «se diventeremo una coppia stabile, vorrò i nomi dei tuoi ex fidanzati». Il movente degli agguati con l’acido era proprio quello di «purificare» Martina dai suoi rapporti precedenti. Per l’indagine quelle frasi furono una conferma decisiva. E la donna è stata coraggiosa, sia la prima volta in cui venne convocata dalla polizia sia quando ha ripetuto quello che sapeva in Tribunale, con Boettcher in aula, dietro le sbarre degli imputati

 

 

Molto circostanziata la lettera che la testimone aveva ricevuto: chi l’ha scritta conosceva le abitudini della donna, sapeva con chi si accompagnava, sapeva di poter recapitare la lettera a casa di un amico – anzi più che altro un conoscente.

Contattata dal Corriere, la testimone ha spiegato che dopo aver ricevuto quella lettera ha passato «settimane di forte ansia»; per due settimane non è uscita di casa e poi ha cercato di muoversi «sempre accompagnata». È andata subito a denunciare le minacce ed è quindi scontato che sia stato aperto un fascicolo di indagine sull’episodio. Non è al momento possibile ipotizzare chi abbia scritto e consegnato la lettera, né quale fosse l’intento: la testimonianza era già cristallizzata. Potrebbe essere una sorta di ritorsione, solo per provocare ansia. Oppure, dissuaderla dal «ricordare altro» (la ragazza ha però dato una testimonianza piena e completa).