Federica Guidi
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Federica Guidi e le dimissioni “suggerite” da Matteo Renzi

Federica Guidi non poteva durare molto al Ministero dello Sviluppo Economico dopo quell’intercettazione in cui rassicurava il fidanzato sull’approvazione di un emendamento utile a dare il via all’impianto di Tempa Rossa. E non è durata. Da Boston Matteo Renzi, secondo il retroscena di Repubblica, ha dato il via alle dimissioni.

FEDERICA GUIDI, LA TELEFONATA DI MATTEO RENZI

Matteo Renzi ha saputo del caso di Federica Guidi tra il discorso all’università di Harvard e la firma dell’accordo con Ibm nell’area ex Expo:

“Non ci voleva, mi è arrivata sta cosa tra i piedi”, si è sfogato il premier nei suoi contatti con Palazzo Chigi e con Largo del Nazareno. Per questo andava affrontata con nettezza e velocità supersonica. Il rischio è apparso subito chiaro: il governo sulla graticola per ore, se non giorni, di fronte a un’intercettazione chiara come l’acqua e un cannoneggiamento contro Maria Elena Boschi, coinvolta indirettamente dalle parole dell’ex ministra dello Sviluppo. E il ruolo di Boschi è molto più centrale, nella struttura renziana, di quello della Guidi. È un pilastro che sostiene l’architettura dell’esecutivo. “Ho parlato con Federica – racconta Renzi – . È una persona perbene, ha capito, non ha fatto resistenza”. Dopo pochi minuti di conversazione tra Via Veneto e Boston, la Guidi avrebbe chinato il capo: “Ho sbagliato, mi devo dimettere “, sono state le sue ultime parole secondo la versione dei fedelissimi del premier. In cambio l’ex ministro ha avuto l’onore delle armi, il riconoscimento della sensibilità istituzionale e una lettera aperta del premier. Affettuosa, come concordato”

E il messaggio è arrivato forte e chiaro anche al destinatario, Federica Guidi:

“Non puoi reggere”, ha detto Matteo Renzi al telefono da Boston facendole capire subito qual era la linea che aveva scelto. Ovvero la linea dura, quella delle dimissioni, della “risposta immediata, senza perdere nemmeno un giorno”, ha spiegato il premier ai collaboratori. “Perché è una posizione complicata da difendere, perché le opposizioni ci sono già saltate addosso”. Per non scoprirsi con il fronte della minoranza interna alla quale infatti, su mandato del premier, è stato chiesto, dal vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, il favore di non rilasciare dichiarazioni, di lasciare fare al governo “tanto il ministro si sta per dimettere “, è stato il succo del ragionamento nei contatti con i dirigenti della sinistra.

Matteo Renzi si è sentito in dovere di agire sia per proteggere il governo sia per tutelare l’impianto di Tempa Rossa dopo una telefonata tra fidanzati:

Ma non poteva stare un minuto di più al suo posto. Renzi, questo, lo ha deciso subito, senza indugi. “Dobbiamo anche dimostrare che non siamo come i grillini, quelli che hanno traccheggiato per un mese su Quarto”. Non è grave l’emendamento in sé. “Figuriamoci, quel testo è uscito dal ministero dell’Economia, lo ha scritto il sottosegretario Baretta”, ricostruisce il premier. “Eppoi io ho sempre difeso l’impianto di Tempa Rossa, l’ho fatto per la prima volta due anni fa in un intervista. Non ho mica cambiato idea”. Tempa Rossa è il sito della Total nella Val d’Agri, Basilicata, che avrà riflessi anche sulla Puglia per un collegamento diretto con Taranto. “La cavolata quindi non è l’emendamento ma la telefonata al compagno e il fatto che il ministro abbia rappresentato una decisione politica come un favore al fidanzato. Questo un ministro non se lo può permettere “.

Palazzo Chigi, continua Repubblica, non nasconde lo stupore

per la coincidenza temporale dell’inchiesta che coinvolge pozzi petroliferi e della campagna referendaria sulle trivelle, con il governo schierato contro il quesito.

oltre alla preoccupazione

per la chiusura dell’impianto che avrà ricadute sul lavoro dei quasi 4000 addetti.

Matteo Renzi vista anche la velocità nelle dimissioni di Federica Guidi ha riservato al suo ex ministro l’onore delle armi:

“Cara Federica, ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Rispetto la tua scelta personale, sofferta, dettata da ragioni di opportunità che condivido. Nel frattempo ti invio un grande abbraccio”.

E avrebbe anche il nome giusto per la successione ma non puo’ giocarselo:

 Renzi adesso cerca un nuovo ministro dello Sviluppo Economico e spiega che lo farà presto “proponendo nei prossimi giorni un nome al capo dello Stato”. Non ci sarà un interim lungo. Il nome, se Renzi potesse decidere da solo, è già scritto: Teresa Bellanova, attuale viceministro dello stesso dicastero. Per lei Renzi ha un’ammirazione profonda: ha risolto alcune crisi industriali difficili ed è un’ex sindacalista della Cgil che difende il Jobs act. Ma la casella non è del Pd. La Guidi era considerata un tecnico di area centrista. I maligni dicono vicina a Berlusconi, più concretamente legata a Pierferdinando Casini. Bisognerà consultare quel gruppo, una volta rientrati dagli Usa.