Ignazio Marino assolto
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Gli orfani di Ignazio Marino al bivio fra Virginia Raggi e l’astensione

«Non so, ora non so. E’ presto»: dice così uno dei più alti in grado di Parte Civile, associazione nata dalla spinta dei sostenitori di Ignazio Marino, l’ex sindaco di Roma, già senatore del Partito Democratico, poi defenestrato dalla «congiura» – definizione sua – dei consiglieri comunali del Pd. «E’ presto, faremo un’assemblea e decideremo», ripete, ancora frastornata, Emilia la Nave, presidentessa dell’associazione: il chirurgo, a margine della presentazione del suo libro “Un marziano a Roma” alla Feltrinelli di via Appia, ha appena chiarito quello che da settimane i giornali e le cronache di Roma non mettevano più in discussione: la sua candidatura alle Elezioni Comunali 2016 non c’è. Ignazio Marino non si ricandiderà a sindaco di Roma..

GLI ORFANI DI IGNAZIO MARINO AL BIVIO FRA VIRGINIA RAGGI E L’ASTENSIONE

Delusione, amarezza fra i suoi sostenitori, accorsi in massa alla Feltrinelli di via Appia con i cartelli, pronti ad acclamare la ricandidatura dell’ex sindaco.

Per un momento ci hanno creduto. Pavimento #Feltrinelli #ciaoGnazio @giornalettismo

Una foto pubblicata da Fio Sky (@fiosky) in data:

 

E invece Ignazio Marino, li ha delusi.

Avevo deciso da tempo di parlare di questo argomento qui. Ho molto riflettuto e penso davvero che il candidato sindaco della Capitale debba avere delle caratteristiche che in questo momento nessuno ha, senza nessun offesa. In questa fase storica, in cui partiti hanno dato il peggio di loro, il candidato deve provenire dalla società civile. Deve essere uno che abbia una professione e decida spontaneamente di mettere anni della sua vita a disposizione di Roma. Vi chiedo di scegliere insieme a me un uomo o una donna, che non sia io, e che possa guidare la città di Roma, vincere le elezioni e continuare il cambiamento che io ho avviato

 

Ignazio Marino, sì, si iscriverà a Parte Civile, l’associazione che da mesi lavora a suo sostegno. Ma non sarà il candidato: al massimo, un kingmaker, un padre nobile della sinistra cittadina. «Io posso indicare delle idee, non delle persone», scandisce nei locali della libreria dopo i ripetuti attacchi contro Matteo Renzi e contro il commissariamento della sua giunta ad opera di Palazzo Chigi.

I suoi, sì, ci credevano: erano venuti qui per questo, pronti a scandire slogan, a completare le frasi dell’ex sindaco un momento dopo che il loro (mancato) leader avesse terminato di pronunciarle: «Ignazio! Torna! Il Partito Democratico? Traditori!». «Fino a pochi minuti fa, la mia scelta era Ignazio Marino. Adesso, non lo so», dice una sostenitrice fuori dalla libreria: «Un po’ mi aspettavo che non si candidasse. Ma fino in fondo ci ho sperato».

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A stupire è sopratutto il fatto che i più vicini a Ignazio Marino continuassero a nutrire una speranza che da tutti era data per tramontata. La cinghia di trasmissione con i “mariniani” del Partito Democratico si è interrotta da tempo: «Non lo sento da settimane», ci dice al telefono un esponente del Pd già molto vicino al sindaco, e di importante caratura, nel pomeriggio, prima della presentazione del libro: «E sinceramente i toni che sta usando iniziano ad essere spiacevoli. Questo è il suo libro, la sua corsa: è pieno di io, io, io. Starò a casa oggi pomeriggio». In sala solo gli ex assessori più fedeli al sindaco – Alessandra Cattoi, Giovanni Caudo, Luigi Nieri, nessun nome del Pd – ed esponenti di Sinistra, Ecologia e Libertà – Sinistra Italiana all’ascolto: «Sinceramente, speriamo che tutto questo converga in una candidatura unitaria, un percorso comune. Altrimenti è inutile». E inutile sarà: rimarranno delusi, anche loro, dall’uscita dalla gara del chirurgo, candidato che, anche a sinistra, aveva «certo più voti» ai blocchi di partenza di quello Stefano Fassina che sembra correre per seppellire la sinistra cittadina sotto un risultato ben al di sotto della doppia cifra (parere, questo, certo non di chi scrive: piuttosto, di chi sostiene lo stesso Fassina).

E invece Ignazio Marino lascia tutti con l’amaro in bocca: «Ora che facciamo? Ora c’è Parte Civile», dicono tre giovanissimi sostenitori del sindaco chirurgo: «Però, davvero, così Ignazio ci lascia senza direzione». Il ragionamento a caldo che fanno i sostenitori del sindaco è semplice: sarà anche possibile che da Parte Civile esca una candidatura, un nome che corra per la guida della città, quel «personaggio della società civile» invocato dallo stesso Marino che possa concorrere per il Campidoglio. Si può fare, sì, ma con quante speranze? Ben poche. «Con o senza Marino, la differenza c’è eccome, perché manca il volto»: certo, dice qualcuno più speranzoso, «qui inizia un percorso, noi combattiamo per il lungo periodo, è chiaro che la corsa di Ignazio è una corsa nazionale». Però le elezioni incombono, e chi voteranno gli esponenti dell’ex sindaco? «Senti, è chiaro che la sua candidatura faceva in realtà comodo un po’ a tutti», ragiona un consigliere municipale eletto nelle liste per Marino: «Perché questi voti, dove vanno ora? Al Movimento Cinque Stelle» .

Anche ammesso che Parte Civile riesca a produrre un nome «di testimonianza», il consenso verso l’ex sindaco potrebbe dividersi equamente: «Una piccola parte verso Parte Civile, un’altra parte verso la sinistra, un’altra parte verso il Partito Democratico: o, più probabilmente, verso l’astensione. Tutti gli altri voteranno Virginia Raggi e il Movimento Cinque Stelle». Dalle voci in sala, l’analisi è confermata: «Io vengo dal Partito Democratico. Non li voterò mai più. Per me, ora, se non c’è Ignazio, rimane solo Virginia Raggi». Continua un ragazzo: «Certo, a questo punto prendo in considerazione Virginia. Almeno non è compromessa come tutti gli altri». Qualcun altro tentenna, ma non nega: «Facevo parte del Movimento Cinque Stelle. Ho paura che siano pilotati da Milano, ho anche esperienze in questo senso. Il mio candidato era Ignazio Marino; a questo punto mi prendo del tempo per pensarci». Ma, a mezza bocca, il consenso c’è: che i mariniani di Parte Civile possano, a questo punto, essere interessati a virare su un voto «di protesta» per il candidato del Movimento Cinque Stelle è tutt’altro che escluso.