Interni

Il segretario dimezzato… “ma anche” no

5 marzo 2009

Dario Franceschini ha fatto sapere a tutti che non vuole ricandidarsi al prossimo Congresso del Partito Democratico. Per avere le mani libere, nel caso improbabile di una grande vittoria alle Europee. Ma altri aspirano alla poltrona, e sembra tutto già scritto

«Non mi faccio avanti, non ho intenzione di ricandidarmi a ottobre». Con queste parole il neo-segretario del Pd Dario Franceschini ha risposto ieri a chi gli chiedeva delle sue intenzioni in vista del congresso dei democratici che si terrà in autunno. Franceschini non è uno sprovveduto, e oggi la sua risposta non poteva che essere questa: un po’ per non agitare le acque del suo partito e del variegato fronte che lo sostiene, un po’ perché essere informalmente un segretario pro tempore gli permette di avere un po’ più le mani libere, qualità particolarmente preziosa a poche settimane dalla compilazione delle liste per le elezioni europee. Il no di Franceschini è quindi scontato e sacrosanto, ma non chiude minimamente la partita per quel che riguarda il congresso di ottobre.

LA LISTA DEI PAPABILI – Della candidatura di Pierluigi Bersani sanno tutti; l’incertezza quindi è rivolta a chi e quanti saranno i suoi sfidanti. Iniziamo dal primo quesito. Ci sono ottime possibilità che un altro dei candidati che si contenderanno la leadership del Pd possa essere Arturo Parisi, in rappresentanza di quell’area di ulivisti duri e puri che rappresenta oggi de facto l’unica corrente di minoranza di una certa consistenza all’interno degli istituti dirigenti del partito. Da settimane, poi, si vagheggia di una possibile – ma improbabile, oggi – candidatura di Enrico Letta. Per mesi vicino ai dalemiani, nelle ultime settimane Letta ha virato fortemente al centro, trovandosi spesso in sintonia con Francesco Rutelli sui temi etici, le alleanze del Pd e le riforme istituzionali: l’ex-ministro ombra al welfare potrebbe quindi farsi portavoce delle istanze più centriste all’interno dei democratici e tentare nuovamente la scalata al vertice del Pd. Non mancheranno poi i soliti outsider: se Jacopo Schettini ha già annunciato la sua candidatura, anche Piergiorgio Gawronski avrebbe già iniziato a mettere insieme uno staff e potrebbe annunciare a breve la sua intenzione di correre nuovamente alle primarie. Sembra un film già visto: Bersani nel ruolo di Veltroni, Parisi nel ruolo di Rosy Bindi, Letta, Gawronski e Schettini nei ruoli di Letta, Gawronski e Schettini. Manca solo Adinolfi e abbiamo portato le lancette dell’orologio indietro di due anni.

SORPRESONA - L’unica cosa che potrebbe realmente sparigliare le carte è una candidatura di Dario Franceschini. Tutto è appeso al risultato del Pd traamministrative ed europee: potete star certi che non se ne parlerà prima, potete star certi che – in caso di risultato appena dignitoso – non si parlerà d’altro dopo. Una candidatura di Franceschini porterebbe i popolari a spezzare il patto con lo zoccolo duro degli ex-Ds, determinando un rompete-le-righe dagli effetti imprevedibili. Tutto potrebbe tornare in gioco, ma non temete: considerato l’epico coraggio, se Franceschini reduce da un buon risultato elettorale decidesse di candidarsi, difficilmente Bersani confermerebbe la sua candidatura. A sfidare qualcuno si rischia di perdere e nessuno vuole mai perdere, nel Pd: Bersani consegnerebbe a Franceschini il suo endorsement e poi si metterebbe da parte ad aspettare nuovamente il suo turno.

2 commenti a Il segretario dimezzato… “ma anche” no

  1. Ha capito tutto Franceschini, manco io mi ricandiderei onestamente :)

  2. ADIPOLPO ADIPOLPI

    e se il tesseramento è fonte di imbroglio ?

    se le tessere sono comprete dai gruppi di pressione e distribuite cum grano salis e con deleghe di voto prestabilite ?

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