Libia
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Libia, a Tripoli s’insedia il nuovo premier Sarraj. E scoppiano gli scontri

Resta estremamente alta la tensione in Libia, dove il premier designato dall’Onu, Fayez al Sarraj, ha appena proclamato, da Tripoli, l’entrata in carica del governo di accordo nazionale (che non è riconosciuto dalle due autorità rivali in Libia occidentale e orientale). Ieri sera nella capitale libica alcuni gruppi armati hanno sparato dei colpi in aria con le anti-aeree montate sui pick-up per impedire ad alcuni sostenitori del nuovo governo di radunarsi in centro.

LIBIA, SPARI IN CITTÀ ALL’ INSEDIAMENTO DEL NUOVO GOVERNO

Come raccontato dal sito Libya Herald, un capomilizia di Misurata, Salah Badi, «ha guidato una manifestazione» in piazza dei Martiri contro l’arrivo del premier designato dalle Nazioni Unite, e sono andati a fuoco un tendone e un podio per comizi, allestiti mesi fa da sostenitori del capo del nascente governo di unità nazionale Sarraj. Secondo lo stesso sito, inoltre, forze della milizia ‘Rada’ guidata dai Abdul Rauf Kara sarebbero intervenute per disperdere i manifestanti. Si racconta che «scambi di colpi di arma da fuoco» sono stati segnalati ieri in «varie parti di Tripoli» e «armi pesanti» sono state usate in via Omar Mukhtar. Intanto, l’amministrazione del premier libico non riconosciuto, Khali Ghwell, ha annunciato ieri sera che il Mitiga, l’aeroporto della capitale, continuerà a rimanere chiuso come ha fatto a più riprese negli ultimi due giorni. Due compagnie aeree libiche, la Afriqiyah Airlines e la Libyan Airlines, hanno annunciato di aver sospeso tutti i loro voli a Tripoli per «problemi di sicurezza».

LIBIA, IL NUOVO PREMIER E L’APPELLO ALL’UNITÀ CONTRO DAESH

Fayez al Serraj è arrivato ieri dalla Tunisia presso la base navale a Tripoli a bordo di una nave militare libica. Ed è stato accolto da alti ufficiali della Marina e da funzionari locali. Nella sua dichiarazione di insediamento il premier designato dall’Onu ha fatto un appello ad «unificare gli sforzi dei libici per contrastare Daesh». Leggendo un testo,  Sarraj ha sottolineato l’«attaccamento alla conciliazione nazionale» e la volontà di «tener fede ai principi della rivoluzione del 17 febbraio» 2011 che portò alla caduta del regime di Muammar Gheddafi. Il premier ha poi confermato il proprio «attaccamento alle istituzioni dello Stato con la partecipazione di tutti i libici» e al «cessate il fuoco». Subito dopo l’intervento del premier designato dall’Onu, il premier del governo di Tripoli non riconosciuto Khalifa Ghwell in una conferenza stampa ha affermato che Sarraj «ha due opzioni: consegnarsi alle autorità o tornare a Tunisi». Ghwell ha dichiarato che Sarraj «è pienamente responsabile del suo ingresso illegale» a Tripoli.

LIBIA, L’EUROPA E GLI USA ACCOLGONO CON FAVORE IL NUOVO GOVERNO

Ovviamente l’insediamento di Sarraj è stato accolto con favore dai governi occidentali. Il segretario di Stato americano John Kerry ha affermato: «Non è il momento per gli ostruzionisti di frenare il progresso, ma per tutti i libici in tutto il Paese di abbracciare questa opportunità storica per una Libia pacifica e più prospera». Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, intanto, stando ad una nota della Farnesina: «È un altro passo avanti per la stabilizzazione della Libia. Sulla base della determinazione del premier Serraj e del Consiglio Presidenziale sono ora possibili nuovi progressi per il popolo libico. L’Italia è stata sempre in prima linea con numerose iniziative diplomatiche per l’obiettivo della stabilizzazione della Libia». «Ci auguriamo – ha dichiarato il presidente del Consiglio Matteo Renzi da Chicago – che il governo Sarraj possa ora lavorare nell’interesse della Libia e del popolo libico». L’inviato delle Nazioni Unite per la Libia Martin Kobler, intanto, ha commentato: «Mi congratulo per il coraggio, la determinazione e la leadership del Consiglio di Presidenza sotto il suo Presidente Fayez al Serraj nell’andare avanti con l’attuazione dell’accordo politico e le aspirazioni della stragrande maggioranza del popolo libico».

LIBIA, LA MISSIONE ‘LIAM’ E IL RUOLO DELL’ITALIA

Ma quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia nella nuova Libia? Tra le prime richieste che Tripoli potrebbe avanzare alla comunità internazionale c’è anche il dispiegamento su territorio del paese nordafricano del ‘Liam’, ovvero ‘Libya International Assistance Mission’, missione prevista dalle Nazioni Unite nell’ambito della missione Unsmil. Come spiega oggi Francesco Grignetti su La Stampa il «Liam», per ora solo virtuale, è una missione pensata per la ricostruzione delle capacità statuali ed una delle sue funzioni cruciali è quella della sicurezza:

Fuori dal gergo diplomatico, significa che circa trenta Paesi (Usa, europei, arabi) sono pronti a inviare propri addestratori per ricostruire le forze armate e di polizia della Libia. Esattamente due settimane fa a Roma, negli uffici di Centocelle, ospiti del Comando operativo interforze della nostra Difesa, i rappresentanti dei 30 Paesi “volenterosi” hanno offerto le loro disponibilità. In quell’occasione ci fu anche un franco colloquio sulla situazione libica e molti si espressero sulla necessità di «fare presto», dichiarando di essere pronti a rispondere immediatamente alle prime richieste di al-Sarraj.
La scelta di Centocelle non è casuale: a coordinare il «Liam» c’è un team di nostri alti ufficiali. Sono il primo embrione di quella missione a leadership italiana di cui tanto s’è parlato. Secondo i piani, il «Liam» ha bisogno di 1 mese per arrivare sul terreno, di 3 mesi per essere operativo, di 6 mesi per attivare le prime forze regolari libiche.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit: Jalal Morchidi / Anadolu Agency)

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