Guido Bertolaso
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Elezioni Roma 2016, la “via Crucis” di Guido Bertolaso (appeso ai sondaggi)

In equilibrio precario, al di là delle smentite di rito. Appeso a sondaggi che, c’è chi ammette dentro Forza Italia, sono tutt’altro che esaltanti. «Impietosi», azzarda qualcuno a microfoni spenti. Alla vigilia di Pasqua, più che una corsa per il Campidoglio, quella del candidato azzurro Guido Bertolaso sembra assomigliare a una “Via crucis“. Lui, il “Rudy Giuliani” di FI – come lo presentò ai cronisti il Cav – resta tra color che son sospesi, a due mesi circa dalle Elezioni Roma 2016.

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GUIDO BERTOLASO E LE “CONVERGENZE” CON MARCHINI

Pesano in casa azzurra quelle dichiarazioni rilasciate in un’intervista al Corriere della Sera, poi in parte corrette dal candidato azzurro: «Fino a che ci sono le condizioni per andare avanti, è ovvio che non mi ritirerò. Però non sono certo il tipo a cui piace andare a sbattere contro un muro…», è stata la premessa di Bertolaso. Per alcuni, le prime avvisaglie della resa, di fronte a quei numeri che lo fotografano al quinto posto virtuale. Sotto la doppia cifra, dietro la grillina Raggi, il renziano Giachetti, Meloni e pure Alfio Marchini. Ed è proprio con il rampollo figlio di costruttori che una parte di Fi e Bertolaso ora tentano il flirt, senza mezzi termini: «Se nel corso delle settimane si dimostrasse l’impossibilità di arrivare al ballottaggio, si potrebbe trovare una convergenza con un candidato che abbia le mie stesse caratteristiche “civiche”», ha aggiunto Bertolaso. Indicando proprio in Marchini «l’unico» che gli «somiglia». E non certo quella Giorgia Meloni che gli aveva promesso fedeltà, prima del tradimento in coppia con Salvini.

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GUIDO BERTOLASO E ALFIO MARCHINI, PROVE DI FLIRT

Marchini, nelle vesti del civico che si professa «libero dai partiti», non si è fatto già troppi scrupoli ad accettare i voti di Alfano e Fitto. E di certo non si dispiacerebbe per una convergenza in extremis pure di Forza Italia. Non è un caso che risponda al flirt, ricambiando la “carezza”: «Prendo atto della generosa espressione che Bertolaso ha avuto nei miei confronti, dimostrando di dire ciò che pensa anche quando forse, come spesso è accaduto, può essere controproducente per lui. Merce rara trovare chi antepone l’amore per Roma all’egoismo partitico…». Toni opposti rispetto a quando, fino a poche settimane fa, lo bollava come un “ostaggio” nelle mani del Cav, nemmeno libero di presentarsi all’iniziativa dell’ex sindaco Francesco Rutelli.

GUIDO BERTOLASO?«RESTA IN CAMPO»: LE SMENTITE DI FORZA ITALIA

Certo, premette Marchini, tutto è «prematuro». E pure lo stesso Guido Bertolaso, ospite di RaiNews, in parte ritratta. E nega di voler fare un passo indietro: «Non ho detto che voglio convergere su Marchini, né voglio rifugiarmi in un angolo ricoprendo ruoli da city manager perché il vero city manager è il sindaco e io quello voglio fare. Con Marchini potrebbero esserci possibili convergenze perché siamo entrambi innamorati di Roma, gli unici a parlarne». Non è il solo a provare ad allontanare gli spettri di un cambio di cavallo in corsa. Un nuovo capitolo di una “Faida capitale” del centrodestra che assomiglia sempre di più a una farsa. «Un giallo di cui nemmeno gli autori conoscono la risposta», c’è chi confessa amaro in casa azzurra.

GUIDO BERTOLASO E LA ZAVORRA DEI SONDAGGI

Dai big romani di Fi la linea però è quella di confermare Bertolaso e allontanare l’ombra di un ritiro. “Mangerà la colomba”, l’ex sottosegretario. «Ho incontrato poco fa Guido Bertolaso, lui è determinato nel portare avanti la sua candidatura, che è quella più credibile per risolvere i gravi problemi che stanno devastando la Capitale», replica a Giornalettismo il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. Uno che pure caldeggiava pubblicamente la possibile liaison tra Fi e Marchini, prima che il Cav si impuntasse sull’ex capo della Protezione Civile. Proprio come il vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, il segretario cittadino Davide Bordoni e tutta l’area di Fi romana.

«L’intervista di Bertolaso? Deve fare attenzione a chi le concede. Tommaso Labate (il cronista del Corsera autore dell’intervista, ndr) generalmente preferisce la sua tesi a quello che ascolta. Semmai Bertolaso si augura il contrario. Ovvero, che Marchini si ritiri e lo appoggi. Anche perché Marchini non ha alcuna speranza di arrivare al secondo turno», è la versione di Gasparri. Tradotto, per il senatore “tutta colpa della stampa”. Un mantra già sentito in casa azzurra. Eppure era stato Bertolaso a parlare di “convergenze”. Così come a evocare un passo indietro e quel «muro» al quale non voler sbattere. Allo stesso modo come sembra a dir poco improbabile che Marchini faccia un passo indietro per Bertolaso.

«I sondaggi ci danno indietro? Beh, io ne ho commissionato uno in cui Bertolaso è primo al 30%. Falso come gli altri, ognuno dà i suoi numeri. Che son difficili per tutti», preferisce ironizzare Gasparri. Ma in casa azzurra c’è anche chi di blindare Bertolaso non se la sente: «Mi sembra tutto incerto, vedremo. Lasciamo passare Pasqua…», replica una fonte azzurra. Certo, l’exit strategy non è semplice. Perché su di lui «ha messo la faccia» Silvio Berlusconi in persona, al costo di rompere pure con Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Uno scontro interno che, all’ombra del Campidoglio, sarà un antipasto della battaglia per la leadership del centrodestra futuro. Una “conta”, voto per voto, tra (presunti) alleati. Sempre più distanti al di là di appelli (finti) per l’unità.

GUIDO BERTOLASO APPESO AI SONDAGGI

«Ma di fronte a certi numeri non si può che prenderne atto. Saranno decisive le prossime settimane e i prossimi sondaggi. Se anche quelli dovessero confermare la tendenza, confermare Bertolaso e andare divisi non avrebbe alcun senso», spiegano fonti parlamentari Fi protette dall’anonimato. Anche perché, si ragiona in casa azzurra, in fondo è stata Meloni a mettere il veto su Marchini. E ora che le strade si sono separate, Marchini può rispondere a quella volontà di rinnovamento che ha sempre preteso il Cav. Come a quell’identikit di “uomo del fare”, il non “professionista della politica”, che Berlusconi insegue da tempo. Tradotto, tutto resta congelato in attesa dei prossimi sondaggi per pesare Bertolaso. Perché perdere il derby contro il duo lepenista Meloni-Salvini al Campidoglio sarebbe come certificare la fine dell’egenomia del “vecchio padre padrone” sul centrodestra. E Berlusconi non vuole saperne di cedere all’Opa del leader del Carroccio.