Cultura

Libeccio

5 marzo 2009

“[...] D’ovunque vadano il loro primo pensiero non è inventare un mondo di nuovo, diverso dal loro, da quello dove son nati, e dove son morti i loro maggiori, ma di ricostruire un pezzo della loro terra, delle loro campagne, del loro paese, del loro orizzonte [...]” - Così Curzio Malaparte in Benedetti Italiani -.

Gli italiani sono sempre meno popolo di navigatori e di poeti. Gli uni e gli altri rappresentano quelle categorie di persone che, in nome della libertà, hanno il coraggio di rinunciare alla propria identità, alle proprie tradizioni. I pochi che riescono a vedere quello che non conoscono. La curiosità, la voglia di avventura, l’essere impavidi nei confronti dell’incerto. E che poi sono quelle uniche sfaccettature dell’indole che permettono di affrontare la vita senza pregiudizi e senza limiti prestabiliti. Geografici, ideologici, morali, fisici. Prendete Beccio. Il protagonista dell’ultimo libro di Folco Quilici. Un toscano anarchico che, assieme a due amici, decide di affrontare il periglioso viaggio, per mare, fino all’America. Decide di intraprendere una nuova vita. Ai primi del 900. Dalla Toscana all’America, rinunciando a tutto sè stesso. E, con lui, i suoi due amici. Per prima cosa via i nomi di battesimo. Meglio nomi di venti: Libeccio, Grecale e Maestrale. Cifra semioticamente esemplare. Chi o cosa è più libero del vento?

- IL VIAGGIO, LA NATURA, LE EMOZIONI – Folco Quilici riesce a tessere un ingranaggio narrativo capace di attirare il lettore in questa avventura. Un po’ giallo, un po’ viaggio d’avventura. Da Stevenson ad [[Hemingway]]. Condito di amori, delle suggestive immagini delle straordinarie ambientazioni. Dalla vastità degli oceani, alla irregolare monotonia degli altopiani, alle miniere con le loro profondità pericolose. Genti diverse, donne bellissime -”lunghi capelli rosso tiziano, il colore ambrato della pelle” -, uomini selvaggi. Bestie mai viste prima, quasi mitologiche. Terribilmente vere. Le tartarughe delle Galapagos. 300 Kg. pronti a muoversi tradendo una felina destrezza. Denti acuminati pronti a difendere la roulotte tanto ambita. All’interno del solco di quella letteratura che in [[Chatwin]] ha uno degli interpreti più importanti, Folco Quilici è tornato negli scaffali delle librerie con ancora quella fuliggine che Greco, Strale e Beccio hanno respirato nelle miniere a caccia dell’argento. Ha saputo trasferire sulla carta quelle emozioni che oggi forse è difficile anche immaginare creativamente. E di cui ci sarebbe un grande bisogno di fare esperienza. La Natura ha leggi inumane, che prescindono dalla nostra esistenza e dalle nostre discutibili scelte ambientali. Ma è qui, lì, ovunque vogliamo per ospitarci e regalarci lo straordinario palcoscenico della vita. Ciascuno può scegliersi la propria parte. Le emozioni e i sentimenti mediano il nostro rapporto con Lei. E la profondità di un amore supera quella degli Oceani a volte. Per Beccio non sarà così. Niente riesce a tenerlo legato a luoghi o persone. Come la Puna che soffia sugli specchi dei laghi salati sparsi tra le rocce delle Ande, come il canguro Pantouflé, Beccio si sposta percorrendo da est ad ovest, da sud a nord tutta l’America. Libero.

-DAL BORGO ALL’ OCEANO E RITORNO - Il libro è un alternarsi di vicende che avvengono su due piani temporali e spaziali. Quello del ricordo: gli episodi delle avventure di Beccio e dei suoi amici che si svolgono in America, e quello della attualità, delle vicende di Beccio vecchio e morente in Toscana. Dopo che vi è ritornato. Una valigia custodisce il segreto e gli affetti più reconditi di Beccio. E solo un improbabile personaggio del suo paese, costretto all’omertà per un difetto fisico, diventerà il custode degli episodi più toccanti della sua vita trascorsa. Quanta distanza separa l’autentica, maestosa libertà che comunicano quegli spazi incontaminati, dal borgo Toscano provinciale e chiuso dai colli e dalla mentalità paesana. Quanto sono simili le profondità delle miniere che attraggono uomini liberi ed audaci alle profondità degli animi di persone che vivono lontano dalle suggestioni dell’avventura. Prendete Betta, sorella di Beccio. Personaggio sbozzato per chiaroscuri. Quanto protagonismo nell’inazione. Nel sospiro, nell’occhiata. Nel passo indietro. Una grande storia d’amicizia -”ficcateci in una buca nei campi, purchè si resti uno vicino all’altro” -. Un legame tanto più forte quanto il concetto di libertà ne rappresenta l’esatto opposto. Una storia da raccontare ai giovani. Da leggere con loro. Un romanzo per una storia vera. Che lo scrittore, a differenza dello storico, riesce a masticare prima di raccontarla. Imbrattandola della sua saliva amara, dell’alchemico incontro con le papille gustative. Della sua personalissima esperienza, che la rende ancora più vera.

4 commenti a Libeccio

  1. gloriademo

    Gli uni e gli altri rappresentano quelle categorie di persone che, in nome della libertà, hanno il coraggio di rinunciare alla propria identità, alle proprie tradizioni” meditate gente, meditate.
    Complimenti

  2. gloriademo

    Michele mi hai stregato con la frase che ho sucitato

  3. gloriademo

    pensavo:il limite tendente all’infinito di questa concezione di libertà, che condivido ed amo, forse, è la follia, non quella patologica però

    @Aronne:grazie a te

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