Prosegue l’analisi del mercato del lavoro iniziata ieri. Attenuando i vincoli rispetto all’entrata e all’uscita dal lavoro, e riguardo la sua remunerazione aumenta l’efficenza. E per far crescere la produttività, non serve aumentare i salari, ma gli investimenti
Ieri ho iniziato ad illustrare alcuni degli aspetti essenziali di una semplice teoria economica del mercato del lavoro, che vede i salari legati essenzialmente alla produttività. Ho preso in esame gli aspetti “perversi” del salario minimo, che danneggia i lavoratori meno produttivi, e il positivo effetto delle riforme degli ultimi anni che hanno iniziato timi
damente a rendere più concorrenziale il mercato del lavoro. Vediamo ora altri aspetti, alcune complicazioni più o meno rilevanti nelle situazioni reali, e i miti e le leggende da sfatare.
INSIDER/OUTSIDER – Un lavoratore si dice “insider” se è all’interno del sistema politico di spartizione dei posti di lavoro, e “outsider” se non lo è. Supponiamo che ci siano due individui: il primo è un lavoratore sindacalizzato e molto produttivo; il secondo invece non ha potere politico, è poco produttivo, o magari non è neanche occupato. Non avendo voce, interessandosi i sindacati nazionali soprattutto a pubblico impiego e grandi industrie settentrionali, il secondo permarrà in uno stato di inferiorità prima politica (la causa) e poi economica (l’effetto). Affinché esistano gli outsider, serve che gli insider siano in grado di danneggiare i primi. Ad esempio, i lavoratori sindacalizzati che impongono un closed shop (vincolo secondo cui il datore di lavoro può soltanto assumere lavoratori sindacalizzati) di fatto danneggiano ed escludono i non-sindacalizzati. Questa forma di coercizione è all’origine dei movimenti sindacali moderni (altro che lotta per i diritti del lavoro). Gli outsider sono cioè creati dal contratto nazionale, dai salari minimi, dalle clausole restrittive del diritto del lavoro: se fossero liberi di competere con gli insider sul mercato libero, troverebbero un lavoro e smetterebbero di essere outsider. Esistono meccanismi outsider/insider anche sul mercato del lavoro libero: ad esempio, un lavoratore può conoscere il datore di lavoro, o il settore economico, più di un disoccupato. Ma il problema è molto inferiore.
DISOCCUPAZIONE ED EFFICIENZA – Un noto modello dice che sul mercato ci sarà disoccupazione
di equilibrio per un problema informativo: i lavoratori non si impegnano a sufficienza, se la disoccupazione è bassa, perché troveranno lavoro subito. Di conseguenza, le aziende alzeranno i salari per incentivarli a impegnarsi di più, ma questo crea un eccesso di offerta di lavoro perché i salari sono troppo alti, e quindi si avrà disoccupazione di equilibrio. L’argomento si basa sull’ipotesi che non è possibile, o è molto costoso, incentivare il lavoratore a impegnarsi usando altri mezzi: in genere si parla di costi di monitoraggio. Il punto è che questi costi devono essere alti in tutti i settori dell’economia per avere disoccupazione di equilibrio: basta un mercato dove non c’è questo problema, che i disoccupati andranno a riempirlo. Il risultato di equilibrio non sarebbe quindi disoccupazione, ma una differenziazione salariale tra i settori ad alto costo di monitoraggio e gli altri.
MONOPSONIO – Un’eccezione al mercato concorrenziale standard è il monopsonio, che si ha quando i datori di lavoro sono pochi. Si ha monopsonio dinamico quando ci sono dei costi nel cambiare lavoro che di fatto rendono difficile per il lavoratore cambiare mestiere. Questi costi potrebbero essere dati da problemi informativi (il mercato non sa se il lavoratore è bravo o meno), o dalla specificità del lavoratore (non esistono tanti datori di lavoro a cui serve una certa figura professionale), eccetera. Il monopsonio si può avere in un’isola deserta con un solo datore di lavoro, ma è difficile che esista in un’economia normale, magari in una città di medie dimensioni. Se ci sono monopsoni al Sud, è più probabile che siano i datori di lavoro spaventati dalla rigidità del mercato del lavoro che non un risultato del libero mercato.



Che il precario guadagni meno, poi, è tutto da vedere, perché in massima parte è una polemica infondata e montata ad arte fate voi da chi.
Se io guadagno 1400 un lavoratore a progetto incamera 1900… la differenza è tutta in ritenute previdenziali che lui non ha e quindi incassa direttamente decidendo cosa farne.
Almeno per quel che riguarda l’Italia, il lavoratore temporaneo è retributivamente parificato a quello indeterminato. Certo, finché si parla di lavori a progetto, o a tempo determinato, e non si parla di tirocini stage e altre fregature simili che però per natura dovrebbero essere solo il PRIMO accesso al mercato.
Ma è vero, il “precario” dovrebbe venir pagato di più perché si accolla un rischio, che è quello di non trovare lavoro successivamente. Che in Italia questo non avvenga, per me Pietro lo ha detto bene.
Ci sono ovviamente i casi di precari molto pagati, di consulenze d’oro e di secondi lavori in nero. Però non mi sembrano interessanti sul piano sociale: insomma, tanto meglio per loro.
Il post è dedicato alla comprensione delle cause della disoccupazione, della sottoccupazione e dell’esclusione sociale, tutte cose che i liberali potrebbero migliorare considerevolmente, visto che le cause risiedono in politiche del lavoro contrarie alle logiche di mercato.
Non hai capito forse il mio appunto marginalissimo al tuo articolo: in Italia il precario NON PRENDE MENO, è un altro dei miti da sfatare insieme alla rilevanza sociale del precariato (0,9% della massa lavorativa italiana). Ma sia chiaro che non intendo gli stagisti e affini, che nemmeno sarebbero “lavoratori dipendenti” per la natura di quel contratto.
Hai dati?
Che io sappia il precariato prende il 15% della forza lavoro, sotto forma di vari tipi di contratti non standard, per durata, orario o rigidità.
La maggior parte sono giovani alle prime armi, e di fatto tutti i miei amici (però tutti laureati in ingegneria) dopo un annetto di stage hanno avuto contratti standard.
Però ritengo che tutti quelli che non hanno una laurea, il lavoro non lo trovano, o lo trovano precario, guadagnando poco. Tutto sommato, come dicevo, queste persone in passato avrebbero lavorato in nero, quindi un passo avanti c’è stato.
Che questi siano lo 0.9% non mi torna tanto, anche se ovviamente gli stage temporanei di un anno circa saranno la norma anche per i giovani non laureati all’ingresso del mercato.
Non ho dati qui, ma lo 0,9% lo ho letto il mese scorso sul sole24ore, e ci metteva dietro anche alla spagna (1%). Posso solo aver confuso l’interinale con il totale dei precari; però ripeto che mettere anche uno stagista nei precari è un po’ forte concettualmente, e può essere giustificato solo per il costume italiano di fare 4 o 5 stage prima di avere un vero lavoro (oppure come è successo a me fare un contratto di apprendistato da cassiere in banca dopo averci già lavorato un anno).
Dalla metà a un terzo degli interinali, ad esempio, vengono assunti. Comunque pensandoci un qulache ministero, se non l’istat, deve avere i numeri.
in effetti da qui http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/md/StudiStatistiche/ dovrei aver preso un bel granchio… se mi ripassa davanti quella statistica la guardo meglio.
http://www.lavoce.info/articoli/pagina2633.html
Questo articolo segnalatomi da retoricaelogica@blogspot.com ripete dati simili ai miei.
domanda
lavoratore A salario 1000 produttività 2500
lavoratore B salario 800 produttività 2300
l’imprenditore X chi dovrebbe assumere?
@LibertyFirst
con estrema considerazione per LibertyFirst e IHC… ci sono delle consiederazioni nell’artcolo che a me non sembrano chiare…
- Insider/outsider
Quello descritto sembra, più che un sindacato un ordine professionale… eccerto che di sindacati politicizzati che ne sono ma mica li possiamo mettere sullo stesso piano!
Mica possiamo mettere sullo stesso piano tassisti e metalmeccanici, avvocati e paramedici etc..
- Efficienza e Disoccupazione
Mai sento parlare di Nairu?
- La rigidità come assicurazione
questa invece è proprio fantascienza… ma tu pensi che un imprenditore decida di assumere o no un lavoratore in base al costo salariale???
In relatà il datore di lavoro su considerazioni oggettive o soggettive decide che per completare un certo numero di task occorrono 5 persone e ne assume 4 per essere sicuro che la quinta sia proprio necessaria.
Nella ricerca del personale ovviamente il datore di lavoro cercherà il personale al più basso costo possibile e questo significa che se qualcuno vuole lavorare gratis ben venga.
I lavoratori non assicurati quindi prendono di meno perché essendo in una posizione di svantaggio contrattuale devono accettare le condizioni proposte (carenza di offerta). Si può quindi dire che forse in Italia il problema è semmai di salari sotto il livello di equilibrio e non sopra… a meno che non volgiamo considerare lavoratori corporativi che però, questa è una mia percezione opinabilissima, non sono la maggioranza dei lavoratori.
- IL LAVORO COME CAPITALE
Anche questa è interessante.. il riadattamento da chi dovrebbe essere finanziato?
E soprattutto le difficoltà strutturali che si incontrano nel cmabiare lavoro sono anche di tipo esterno al lavoro stesso.
Per finire vorrei far notare che il capitale umano è per lo meno composito. Prendi infatti un lavoratore con la macchina ed uno senza. A partità di condizioni il datore di lavoro potrebbe privileggiare l’asunzione di quello con più “strumenti”. Volgiamo anche includere questi fattori nell’equilibrio dei salari? e allora il capitale umano non è forse anche esso un prodotto vero e proprio?
Condivido quello che dici sulla Cina, ovviamente i cinesi non possono produrre tutto pena l’azzeramento o quasi della domanda.
Però non hai considerato il caso intermedio, se i cinesi producono un intero comparto. Se i cinesi producessero per esempio tutte le automobili e i prodotti tessili, il resto del mondo avrebbe un eccesso di lavoratori non specializzati, che dovrebbe riconvertire(riconvertirsi).
Non m’ero accorto dei commenti, vediamo.
Sbronzo: Ovviamente scegli il miglior rapporto qualità prezzo. Ma considera che in genere produttività e salario sono allo stesso livello. Questo perché se ci fossero differenze tra i due dell’ordine di 1000 euro al mese si farebbero extraprofitti da 12,000 euro l’anno a lavoratore…
Ghisabrain:
Insider/Outsider: non capisco cosa intendi. La distinzione I/O è abbastanza pacifica: chi ha poter contrattuale (I) lo sfrutta a danno dei lavoratori meno fortunati (O). Ad esempio, se i sindacati fissano un salario troppo elevato per il Sud, avvantaggiano il Nord a danno del Sud.
NAIRU: Sì, ma il NAIRU è un concetto macroeconomico, non microeconomico. Io mi occupavo delle cause della disoccupazione: il NAIRU è probabilmente il risultato della disoccupazione frizionale, e di tutte le altre cause di disoccupazione…
Assicurazione: in un mercato normale chi non è assicurato viene pagato di meno; se non accade è per altri fattori. E ne parlavo: il costo del lavoro (che è il doppio del salario netto) è troppo elevato per il lavoratore marginale.
Capitale umano: in Italia le fonti di finanziamento del capitale umano sono l’istruzione pubblica e i fondi del lavoratore (tempo impiegato a studiare, eccetera). Negli USA c’è (c’era) anche il finanziamento privato per il capitle umano, ad esempio i prestiti allo studio. In linea di massima il capitale umano è capitale e può essere finanziato attraverso qualsiasi canale creditizio.
ICY: Sì, se un paese non è competitivo nel mercato X ma lo è per il mercato Y, i fattori impiegati in X andranno riconvertiti per il mercato Y. Y esiste necessariamente altrimenti non si potrebbe importare X dall’estero. Ciò non toglie che ogni cambiamento economico implica distruzione di capitale specifico (non riconvertibile).
volevo dire
il differenziale tra produttività e salario è identica nei due A – B
2500-1000
2300-800
sempre 1500
ma l’imprenditore preferirà quello che paga di meno e gli rende lo stesso differenziale
Il problema Pietro è che tu non accetti il fatto che ci sia un eccesso di offerta di lavoro.
Se non ci fosse un eccesso di offerta non esisterebbero tutte quelle che tu chiami “distorsioni” ma che sono in realtà tentativi per cercare di limitare i danni almeno in una parte del mondo.
Infatti se ci fosse una scarsità di offerta di manodopera non ci sarebbero i lavoratori “insider”, nessuno avrebbe bisogno della “raccomandazione” per ottenere un posto di lavoro e delle leggi o dei sindacati per farsi pagare lo stipendio ad un discreto livello.
Stante appunto che esiste un eccesso di manodopoera c’è un altro elemento che tu ignori, e cioè il livello di sussistenza minimo. A meno che non torniamo come due secoli fa con famiglie da 15 persone per superare con una “economia di scala famigliare” il problema dell’insufficienza di reddito e di problemi come le morti precoci, ecc.
Infatti se seguiamo la tua logica dovremmo ridistribuire il lavoro globalmente sull’intero pianeta senza barriere all’ingresso di alcun tipo, quindi in pratica i salari troverebbero il loro equilibrio fra quelli attualmente più bassi del terzo mondo e quelli più alti della Scandinavia. Perchè l’outsider non è mica quello di Palermo, è quello di Timbuktu caro il mio Pietrino.
Tu mi tireresti fuori la faccenda della produttività, ma tutti e due sappiamo che la produttività è dovuta in gran parte agli investimenti (anche in formazione e specializzazione del lavoro), non tanto alle brunettate del cazzo sugli sfaticati. Quindi l’ingegnere di Timbuktu funzionerebbe benissimo (se non meglio) di quello di Velletri.
Il problema a questo punto sarebbe comunque una stasi della mobilità economica, cioè l’impossibilità da parte di chiunque, tranne appunto chi ha già capitale, di accumulare abbastanza capitale per nuovi investimenti produttivi.
In pratica il problema che c’è stato per secoli e secoli in cui le differenze economiche fra i vari strati sociali erano amplissime, e questo problema è stato risolto solo attraverso lo Stato moderno e la sua opera redistributiva slegata dal capitale “ereditario” del sistema feudale.
Inoltre il tuo sistema, che crea un divario così impressionante fra classi, deve portare per forza ad un sistema politico antidemocratico. Un esercito di sottoproletari votanti può abboccare al Berlusconi di turno per 15-20 mettiamo anche 30 anni. Ma prima o poi si sveglia e allora mi pare un pochino più probabile a logica che segua la strada della pubblicizzazione del capitale (detta anche comunismo) che quella del liberismo.
Vedi’n po’ tu.
…quindi in conclusione, missà che aveva ragione Oscar Wilde ;-(
Caro Pietro che figo il tuo post l'ho letto solo oggi e mi sono fatto una bella ripassata di economia del lavoro (grazie).
Sono ossessionato dall'idea che all'economia italiana non si possano applicare tout court i modelli che provengono dal mondo anglosassone, popolati di agenti razionali, imprenditori ossessionati dalla funzione di produzione, investitori risk-neutral e quant'altro (mercati efficienti – va bene, lasciamo perdere). L'economia italiana è basata su ben altro. Il “modello superfisso” ipotizzato genialmente su NoisefromAmerika da Sandro Brusco (mi pare sia lui l'autore) è un'ipotesi affascinante. Ad esempio, prendi il salario minimo: certo che sembra una cavolata, ma ipotizza che le imprese siano obbligate dal potere politico ad assumere un tot di lavoratori all'anno al salario minimo, indipendentemente da domanda e offerta (superfisso, appunto). Immagina che i sindacati facciano di tutto per impedire all'imprenditore di discriminare tra lavoratori più o meno produttivi e spingano per assumere solo quei lavoratori che promettono di iscriversi. Assumi che le imprese che non ottemperano subiscano una sanzione politica tipo negazione di incentivi fiscali, accanimento fiscale e non so cos'altro. Se vedi la cosa sotto questa luce, ecco che il salario minimo – che rimane una boiata pazzesca fuori dal modello superfisso – può far guadagnare voti al politico, rinforzando il suo potere. Certo che visto dall'America, un paese così cresce poco o nulla e progressivamente si impoverisce: lavoratori sempre più poveri si accontentano di sempre minori promesse per attribuire al politico sempre maggior potere. Negare importanza a ragionamenti quantitativi e ai modelli economici completa il quadretto…