Miti e leggende da sfatare sul mercato del lavoro – 1
05/03/2009 - SALARIO MINIMO - il salario minimo viene spacciato per una politica sociale, ma tutto ciò è ridicolo. Gli effetti reali del salario minimo sono infatti ben diversi, e l’unica giustificazione teorica decente del reddito minimo è probabilmente del tutto secondaria
SALARIO MINIMO - il salario minimo viene spacciato per una politica sociale, ma tutto ciò è ridicolo. Gli effetti reali del salario minimo sono infatti ben diversi, e l’unica giustificazione teorica decente del reddito minimo è probabilmente del tutto secondaria sul piano pratico, come vedremo in futuro. Supponiamo che ci siano due lavoratori: il primo produce 15 e il secondo produce 5. Il salario minimo viene fissato a 10: di conseguenza il primo co
ntinuerà a guadagnare 15, e il secondo diventerà disoccupato, perché l’unico modo di impiegarlo è far perdere 5 al datore di lavoro, cosa da masochisti! Il salario minimo danneggia i lavoratori meno produttivi: donne, giovani, abitanti di regioni povere, minoranze etniche, persone senza laurea o senza competenze informatiche. Tutte conseguenze evidenti quando si osserva la realtà dei fatti. Non deve stupire che i disoccupati italiani stiano tutti al Sud, quelli tedeschi tutti all’Est, eccetera: banale teoria economica. Ma non finisce qui. Il lavoratore che non è in grado di trovare lavoro alla situazione attuale, non sarà probabilmente in grado neanche tra un anno: la condizione di disoccupazione da reddito minimo (o da contratto nazionale rigido, come in Italia) è una situazione perenne. Infatti in Italia la disoccupazione di lungo termine è dominante. Basta così? No. Il salario minimo implica un costo del lavoro minimo per l’investitore. Se questo salario riduce il rendimento, si perde in competitività (non è l’unica causa di mancanza di competitività, ma pensate a cosa succederebbe se i cinesi venissero pagati come i lussemburghesi: la Cina sparirebbe dalla carta geografica subito). Se si perde in competitività, i capitali andranno da altre parti, e quindi la produttività non aumenterà mai: di conseguenza, il sottosviluppo diventa permanente e ineliminabile. Stranamente, si fa per dire, decenni – anzi secoli – di politiche per il Mezzogiorno non sono servite a nulla, e la forbice Nord-Sud continua ad aumentare. Q.E.D.
MERCATO NERO - per fortuna c’è il mercato nero, che consente ai lavoratori danneggiati dal salario minimo – i più deboli – di guadagnarsi da vivere. Idem con patate per i lavori flessibili, atipici, parasubordinati, et similia: sono lavori in nero legalizzati ex post da un tardivo e timidissimo intervento legislativo. Le riforme del mercato del lavoro degli ultimi anni hanno dimezzato la disoccupazione, e lo hanno fatto semplicemente rendendo conveniente assumere alla luce del sole. Non avendo in alcun modo affrontato la questione della rigidità dei contratti a tempo indeterminato, viene che chi prima non poteva permettersi un lavoro al di fuori del mercato nero, ora non può permettersi un lavoro al di fuori del mercato atipico. Un passo avanti c’è stato, ma non un granché. Il mercato nero è un mercato ad alto rischio, sia per il lavoratore che per il datore di lavoro, è maggiormente a rischio di sfruttamento, ed è più inefficiente (costi di transazione). In sostanza, anche se è la soluz
ione migliore alla rigidità del mercato del lavoro, non è la soluzione migliore in assoluto: rendere ufficiale l’economia informale è molto meglio.
DISOCCUPAZIONE FRIZIONALE – Esiste un minimo sotto il quale la disoccupazione non può scendere, almeno nel lungo termine. Questo minimo dipende da molti fattori, e più o meno è tra il 2% e il 6%. Questa disoccupazione è legata a tempi tecnici: se una persona entra oggi nel mercato del lavoro, può impiegare due mesi, ad esempio, per trovarne uno. Se ogni anno il 18% dei lavoratori cerca un impiego, si crea solo per questo una disoccupazione, di breve termine, del 3%. Non si può far nulla o quasi contro la disoccupazione frizionale, che tutto sommato non è neanche un grosso problema sociale: stare senza lavoro per 2 mesi non è una tragedia, perlomeno se i redditi normali non sono al livello di sussistenza. In Italia si sta disoccupati per anni, e questo indica che non è un problema di disoccupazione frizionale.
(1- seguirà domani: Altri miti e leggende sul mercato del lavoro)













I tuoi ragionamenti Pietro sono sempre sballati in partenza dal fatto che tu non consideri la domanda.
Le tue elucubrazioni economiche sembrano elaborate in tempi in cui la domanda, a parte i beni di extra lusso, era legata ai bisogni basilari (quindi mangiare, vestire, dormire = alimenti, tessile base e edilizia).
Nella attuale situazione mondiale abbiamo una offerta di lavoro sovrabbondante, considerata la popolazione mondiale, capitali ce ne sarebbero pure (anche se creati indebitando gli Stati), il problema è che abbiamo raggiunmto in tantissimi settori, specialmente appunto quelli basilari di cui sopra, la soglia oltre la quale ogni ulteriore investimento di capitale non migliora la produttività se non in termini insignificanti.
Può essere solo una soglia tecnologica superabile (speriamo) oppure assoluta ma questo lo sapremo solo vivendo.
Per far crescere l’economia si sono dovuto fare nel corso del XX secolo le seguenti operazioni:
1) non si è potuto più separare il lavoratore dal consumatore. Cioè si è dovuto ampliare la domanda di beni tramite una redistribuzione di reddito a ceti che ne erano sempre stati esclusi.
A questo punto, e siamo già alla fine dell’800, parlare di lavoro come merce e basta è perfettamente IDIOTA a meno di non voler tornare ad una economia di sussistenza per il 90% della popolazione anche nei paesi del cosidetto “primo mondo” con meravigliose ricadute immaginiamo sulla “crescita”.
2) quando anche la domanda di beni basilari dei ceti “popolari fu soddisfatta si dovette procedere ad una ulteriore redistribuzione di reddito per permettergli di poter acquistare i beni superflui, fino a quel momento riservati alle classi superiori: auto, TV, elettrodomestici, case di discreto livello, eccetera. Questo periodo storico coincide col boom degli anni ’60 tanto per capirsi.
Ecco dalla fine di quel ciclo economico, terminato circa verso la fine degli anni ’70 – primi anni 80, non abbiamo fatto altro che progressivamente ridurre la capacità di reddito delle classi lavoratrici supportandone la capacità di consumo tramite indebitamento pubblico (Italia) o privato (USA-UK).
Io sarò anche un fottuto keynesiano ma rimane il fatto che se in Cina non fanno una redistribuzione di reddito simile a quella che fu fatta nel mondo occidentale negli anni ’60 da questa crisi, che è essenzialmente una crisi di domanda, non se ne esce.
Certo tu puoi continuare a vaneggiare dicendo che se tu paghi i lavoratori 1 euro al giorno le imprese diventano ricche e domani i lavoratori potranno guadagnare 1 euro e 10 centesimi.
RImane il fatto che… CHI CAZZO COMPRA I PRODOTTI DI IMPRESE CHE PAGANO UNA SEGA I LAVORATORI?
I MARZIANI?
Diciamo che le teorie economiche si dividono in tre categorie: quelli che considerano solo la domanda (Keynes) quelli che considerano solo l’offerta (Supply-side: keynesiani rovesciati) e quelli che sanno considerare entrambi (austriaci, neoclassici…). Non ci sono dubbi a quale categoria appartengo.
1) Offerta di lavoro sovrabbondante
Ipotesi campata per aria. Infatti se fosse così i salari sarebbero esattamente nulli. In realtà sono maggiori di zero e, nel resto del mondo, in crescita, segno che la produttività marginale, e quindi l’utilità marginale, del lavoro è in crescita.
2) Capitali creati indebitando gli stati
Probabilmente qui hai un problema concettuale. Se indebiti uno stato, chiedi capitali ai mercati creditizi: ergo, non puoi creare capitale col debito, perché il debito è domanda di credito, non offerta di credito.
3) Produttività marginale nulla del capitale
Ipotesi campata per aria. Se fosse così, i tassi di rendimento sarebbero nulli ovunque, invece ci sono paesi dove conviene investire e altri non competitivi. Se ora non conviene investire da nessuna parte è per lo squilibrio indotto dalle politiche monetarie descritto dagli austriaci, non per una (inesistente) produttività marginale che improvvisamente si è annullata. Semplicemente, quando consumi più di quanto serve per perpetuare il capitale, prima o poi avrai un collasso degli investimenti per mancanza di fattori di produzione, e quindi dovrai anche diminuire il consumo. Non c’è nulla di tecnologico in tutto ciò: infatti volendo potremmo riempire di trattori e di centrali di ultima generazione tutta l’Africa, tutti i campi agricoli dell’Asia, eccetera. Avoja prima che la tecnologia sia uniformemente e massimamente impiegata in tutte le regioni… e soprattutto, se così fosse di per sé non si avrebbe alcun problema economico: annullamento dei rendimenti, annullamento degli investimenti netti, e annullamento della crescita, e basta. Si avrebbe un’economia stazionaria, non un’economia instabile.
4) Lavoro merce
Come dicevo, la domanda se il lavoro è o no una merce è un’idiozia ideologica. La vera domanda importante è se la teoria economica serve o non serve a spiegare il mercato del lavoro. Ed evidentemente serve. Il resto è ideologia, non scienza.
5) Salari e consumi
I redditi complessivi dell’economia sono sempre esattamente identici alla produzione dell’economia stessa. Cioè, la domanda di merci di capitalisti e lavoratori è sempre pari all’offerta di merci prodotta dall’economia (Legge di Say). Quanto dici sulla domanda non ha semplicemente senso. Quello che potresti dire, se volessi adottare un argomento sofisticato, è che la legge di Say non vale quando si producono cose che i consumatori non vogliono oppure si iniziano piani di investimento senza che i risparmiatori siano disposti a fornire i fattori di produzione necessari. Questo è esattamente quello che succede nel ciclo economico: non è un problema di domanda aggregata, ma di compatibilità tra piani di consumo e di produzione.
6) Che succede se in Cina riducono i risparmi
Se i cinesi riducono i risparmi verrebbero a mancare le risorse per finanziare sia la crescita cinese che la crescita americana. Le industrie cinesi si troverebbero a non avere sufficiente credito e le industrie americane non riuscirebbero ad importare sufficienti capitali per continuare la produzione. Il risultato sarebbe un livello di equilibrio del capitale mondiale inferiore a quello che si ha oggi, nonostante tutti gli squilibri causati dalle banche centrali. Questa cosa si può capire da un banale modello di Solow.
CONCLUSIONI
Ti serve un argomento teorico credibile per uscire dal ragionamento di base della Legge di Say, che fondamentalmente è embedded in tutti i modelli neoclassici. Non puoi dire che la domanda e l’offerta aggregata sono in squilibrio, perché sono due facce della stessa medaglia: sono la stessa cosa! Quello che puoi dire è che ci sono degli squilibri interni, relativi, strutturali, e non aggregati; oppure semplicemente dei prezzi che non sono “market clearing” e quindi impediscono una piena allocazione delle risorse (come argomentava – senza però capir nulla di teoria dei prezzi – Keynes). Sicuramente i modelli neoclassici non ti aiutano a capire la crisi, ma ti aiuterebbero a capire le condizioni “normali” di un’economia. Se su questi modelli aggiungi un po’ di insight austriaci poi si capiscono anche le crisi.
Mi sembra che AG parta da un assioma stravagante e tutt’altro che realistico.
Se pensa che esistono settori in cui non ci sono margini di aumento della produttività molto larghi dovrebbe dimostrarlo, tutti i campi produttivi di cui io ho esperienza concreta hanno margini di miglioramento quantitativo e qualitativo notevoli.
Perchè produttività non è solo produrre di più, ma anche produrre meglio a meno costi.
Seconda assurdità è definire ” superflui” alcuni beni.
Gran parte degli elettrodomestici più diffusi sono oggetti utilissimi, che considera la lavatrice superflua dovrebbe lavare i panni a mano tutti i giorni e poi cambia idea, il frigorifero è stata una delle principali cause di riduzione delle intossicazioni alimentari, come tutti i contenitori in plastica tanto disprezzati.
L’idea dei sedicenti keynesiani che è poco comprensibile per un ignorante come me è che importi sopra ogni cosa il salario nominale, e se poi le loro politiche causano un inflazione che distrugge il potere d’acquisto di questo salario poco importa.
La redistribuzione della ricchezza può essere fatta se c’è una ricchezza da redistribuire, ma in un momento in cui le industrie tagliano gli investimenti e le manutenzioni ( anche in Cina ) siamo certi che stimolare i consumi a scapito del sistema produttivo in base a fantomatiche ricchezze da spremere sia un idea geniale?
Forse AG ignora che prima di distribuire il reddito in cina hanno 2 obbiettivi un poco più seri da raggiungere, uno è che in realtà 3/4 della popolazione cinese vive ancora di stenti nelle campagne ai limiti della sopravvivenza e secondo una disoccupazione reale del 15%, perchè dovrebbero preoccuparsi della redistribuzione se questo va a scapito della crescita reale?
In questo momento tifo perché AG rincari la dose, perché la discussione che ne viene fuori è interessante.
Interessantissima… e inutile, perché tanto si parte da assunti di base quasi opposti, quindi raccordo non ci sarà mai. Fottutissimo Keyesiano che ha rinnegato il suo amore adamitico…
Io però avrei atteso il secondo pezzo di LF prima di fare tutto ‘sto casino.
1) un eccesso di offerta non comporta un prezzo pari allo zero ma per la vischiosità delle condizioni reali in cui si opera semplicemente una riduzione del prezzo. E questo a cui si assiste, tranne che nei paesi dove il prezzo era davvero quasi pari a zero dove infatti aumenta. Ma è come la teoria dei vasi comunicanti, i recipienti di liquido (cioè i salari) si stanno pian piano allineando, ma il problema è il totale del liquido che c’è dentro a tutti assieme (cioè quanto del reddito va al lavoro) che sta diminuendo, sennò noi non saremmo in crisi perchè alla diminuzione di domanda da parte dell’Europa e degli USA ci sarebbe un pari incremento della domanda da parte della Cina e dell’India, cosa che non sta avvenendo mi pare.
E qui arriviamo anche al punto 6) che è una follia logica. Tu dici che non bisogna redistribuire reddito perchè serve risparmiarlo per creare del capitale necessario a finanziare la crescita. Ma la crescita c’è se c’è reddito disponibile per comprare i beni prodotti. Continui a non rispondere a questa semplice domanda: CHI CAZZO COMPRA QUELLO CHE PRODUCI.
Noi no perchè abbiamo un reddito minore per via della concorrenza sul mercato del lavoro globalizzato, i Cinesi neppure perchè devono risparmiare e “finanziare la crescita”, gli USA nemmeno perchè devono ripianare i debiti pregressi!
2) Se indebiti lo Stato per distribuire ricchezza che non esiste questa ricchezza si è visto che non ritorno allo Stato sotto forma di tasse, ma viene anche in parte appunto risparmiata creando capitali. Infatti questo sistema è ottimo per indebitare tutti i cittadini favorendo solo i produttori.
3) “Semplicemente, quando consumi più di quanto serve per perpetuare il capitale, prima o poi avrai un collasso degli investimenti per mancanza di fattori di produzione, e quindi dovrai anche diminuire il consumo.”
Semplicemente quando la domanda non può più essere sostenuta dall’indebitamento una maggiore capacità produttiva è inutile, servirebbero invece investimenti che riuscissero ad alzare il valore aggiunto del prodotto (che è calcolato al lordo dei costi del personale) consentendo quindi il mantenimento (e se si fosse anche più intelligenti, l’aumento) del costo del lavoro che si tradurrebbe in domanda e quindi maggiore crescita SANA per l’economia.
4) La tua teoria economica non contempla il fatto che chi offre il lavoro per produrre dei beni e chi domanda gran parte di quegli stessi beni siano le stesse persone. Non è una idiozia ideologica, è una idiozia logica. Mi spiace ma la tua scuola austriaca fa acqua da tutte le parti, le cose sono molto più semplici e spiegate già ottimamente da Marx, che poi il rimedio che da lui ideato non abbia funzionato non vuol dire che la sua analisi fosse sbagliata.
5) La legge di Say prevede anche che l’intero reddito prodotto sia sempre speso, cosa empiricamente non vera, basta guardare appunto la situazione odierna. In pratica è una cazzata.
6) vedi punto 1
a titolo informativo.sono un operaio edile , eccezionalmente.si potrebbe lavorare con i pantaloncini a dorso di ginocchio mentre si esegue una carpenteria di una platea in ferro e cosa si rischia. Malgrado il caldo che fa
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