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Euro per euro, tutti i super stipendi dei manager pubblici

Gli uomini dello Stato più pagati d’Italia. E quei governi che non volevano toccarli

Finalmente ce l’abbiamo fatta. L’Italia ha troncato di netto i guadagni dei manager di Stato dallo stipendio super. 294mila euro è la soglia che il governo Monti ha individuato come tetto al reddito lordo anuo destinato a tutti i lavoratori che lo Stato tiene a busta paga. Nessuno incasserà dal settore pubblico una retribuzione lorda annua superiore a quella cifra, che è esattamente equivalente al gruzzolo destinato ai giudici di Cassazione. Il traguardo raggiunto oggi è storico. Se non altro perché tutti coloro che in passato avevano annunciato l’intenzione di imporre lo stesso limite erano finiti per lasciare a bocca asciutta chi si auspicava un sacrificio consistente da parte dei dirigenti pubblici. Al tetto dei circa 300mila euro venivano puntualmente allegate una serie di eccezioni che, di fatto, svuotavano del tutto il provvedimento rigoroso.

QUANDO PRODI MISE IL TETTO, MA A META’… – Imporre un reddito al compenso dei più ricchi dipendenti della pubblica amministrazione, dal capo della Polizia ai funzionari dei ministeri, era, ad esempio, un piano del governo Prodi, in carica nel biennio 2006-2008. Si mirava allora a colpire al ribasso le più alte retribuzioni del Quirinale, dei responsabili di numerosi dipartimenti e di altri burocrati di Stato. Gli stipendi dei vertici delle Forze Armate e della Ragioneria Generale, dei più ricchi funzianari dell’Inps e del Tesoro, dei più ricchi dipendenti di enti di ricerca e di società partecipate come Cassa Depositi, Anas, Rai, Ferrovie, Poste. Proprio come oggi. Ma quella volta la batosta fu semplicemente rinviata al futuro. Le norme approvate nella Finanziaria 2007, infatti, stabilirono che il tetto ai super stipendi non sarebbe valso affatto per i contratti in essere, ma per calare la scure si sarebbe dovuto aspettare il rinnovo degli ingaggi. Dopo intense trattative, insomma, il partito dei manager riuscì a farsi valere. Mentre il Parlamento provvedeva ad annacquare le norme stabilendo che la soglia limite per le retribuzioni più alte della macchina statale potesse essere ignorata in 25 casi. Il governo, in altre parole, fu armato di 25 deroghe per ‘situazioni eccezionali’. Eccezione fu fatta anche conduttori e artisti, per i contratti d’opera che riguardano le star della tv pubblica.

…BERLUSCONI FECE FINTA… – Poi arrivò Berlusconi. E venne fatta calare una nuova finta scure sui compensi più elevati dei dipendenti statali. Fatta la legge, trovato l’inganno. Le nuove norme del governo del Cavaliere ancora una volta sancirono che il taglio ai super stipendi sarebbe avvenuto solo per i nuovi contratti, quelli firmati dopo l’arrivo delle regole in Gazzetta Ufficiale. E, stabilirono, poi, che nel conteggio degli stipendi non dovevano essere considerati i proventi da professione come pure i trattamenti pensionistici o le cnsulenze. Tutto mentre restava l’escamotage delle 25 deroghe del governo e venivano escluse intere categorie, come i componenti delle Authority. In poche parole il consiglio dei ministri non fece altro, nel 2010, che ratificare quanto stabilito dal centrosinistra tre anni prima.

…E MONTI FECE SUL SERIO – La novità di queste settimane è che circa 300mila euro lordi annui rappresentano il “limite massimo del trattamento economico annuo comprensivo”, una soglia che non potrà essere sforata nemmeno sommando uno stipendio e una o più consulenze. Magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, ed anche gli avvocati e i procuratori di Stato, oltretutto, non potranno ricevere, a titolo di retribuzione o di indennità per l’ulteriore incarico ricoperto nella pubblica amministrazione più del 25% dell’ammontare complessivo del trattamento dell’amministrazione di appartenenza: i dipendenti pubblici che ricoprono altri incarichi non potranno superare di un quarto la loro retribuzione.

CHI PAGA, I TOP 14 – Ieri sono stati resi pubblici i nomi dei manager più colpiti dal provvedimento. In testa a tutti c’è il capo della Polizia Antonio Manganelli, che può vantare una retribuzione di 621mila euro lordi annui. Alle sue spalle c’è il Ragioniere Generale dello Stato Mario Canzio, che guadagna circa 562mila euro. La terza piazza la ottiene il Capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta, con uno stipendio da 544mila euro. Poco più del Capo Gabinetto del ministero dell’Economia, Vincenzo Fortunato, che porta a casa 537mila euro. Sono 10 i dirigenti di Stato che incassano tra i 400mila e i 500mila euro. Nell’ordine il generale Biagio Ambrate Abrate (482mila euro), il direttore dei Monopoli di Stato Raffaele Ferrara (481mila euro), il generale Giuseppe Valotto, Capo Stato Maggiore dell’Esercito (481mila euro), Bruno Branciforte, Capo Stato Maggiore della Marina (481mila euro), il rpesidente dell’Antitrust Giovanni Petruzzella (475mila euro), il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò (475mila euro), il presidente dell’Authority Energia e Gas Pier Paolo Borboni (47mial euro), il Comandante Genrale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli (462mila euro), Giuseppe Bernardis, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica (460mila euro), Claudio de Bertolis, Segretario Generale della Difesa (451mila euro).

SICUREZZA – Nel comparto sicurezza nessuno dei vertici guadagna meno di 300mila euro lordi annui.

AUTORITA’ – Ricche le ricompense dei manager dell’Authority per la Concorrenza, dell’Authority per l’Energia e il Gas, della Consob, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, e dell’Authority per le Comunicazioni.

MINISTERI – Tra i funzionari dei ministeri sono in 13 a superare il tetto dei 294mila euro lordi annui.

ENTI PUBBLICI – Sono 6 i dirigenti Inps che guadagnano più di un giudice di Cassazione.