Il primo che fa ironia sul fatto che Claudio Lotito si è beccato 2 anni di carcere per aggiotaggio, lo mandiamo subito a quel paese. In primo luogo, perché non è bello ridere delle disgrazie altrui. E’ vero: la pena, e la multa di 65mila euro – un anno e otto mesi per Roberto Mezzaroma, con 55mila euro da sborsare –
sono di fatto più alte della richiesta del pubblico ministero, quasi come se il giudice volesse dire che bisognava aggiungerci un ammazzacaffé, al pranzo servito dall’accusa. Ma non è questo il punto. Andiamo alla vicenda. La Lazio aveva trovato un acquirente dopo la “reggenza” di Capitalia e l’epoca di Cragnotti. Ma il compratore aveva un problema: la società era (ed è) quotata in Borsa, e tante azioni erano sul mercato. Così tante che potevano costituire un problema: un altro investitore poteva entrare nel capitale della società con (relativamente) poca spesa, e portarla via al proprietario. E allora Lotito, che ti fa, il Moralizzatore che intanto andava in giro a dire che il calcio, con tutti i soldi che ci giravano attorno e i loschi personaggi che lo popolavano, aveva bisogno di alti valori morali che lui – guardacaso – incarnava? Rastrella il 29,8% del club e acquista attraverso l’ interposizione di Mezzaroma un altro 14,6%. La divisione della partecipazione permette a Lotito di non superare il 30% del capitale, in modo da non incorrere nell’ obbligo di Opa totalitaria sul gruppo. Perché la regola è questa: se superi il 30% del capitale di una società quotata in Borsa, devi lanciare un’offerta pubblica di acquisto – a prezzi già prefissati e piuttosto alti – sul resto delle azioni, per dare ai piccoli azionisti la possibilità di guadagnare anche loro su quello che è appena accaduto, come è giusto che sia. Scriveva all’epoca Repubblica: “Quanto alle notizie false, Lotito avrebbe taciuto i rapporti con Mezzaroma e le opzioni di acquisto per il pacchetto del 14,6%. I due sono accusati anche di ostacolo alle autorità di Vigilanza, per aver nascosto l’ esistenza di un patto occulto“.
Comunque, diciamo che potrebbe ancora andare peggio: potrebbe piovere, sul Moralizzatore. Se venisse infatti provata l’esistenza di un patto occulto, oltre a una pesante sanzione amministrativa, la pena per i “congiurati” può arrivare all’ obbligo di cedere l’ eccedenza del 30%, nonché alla “sterilizzazione” del pacchetto di azioni e alla perdita del diritto di voto oltre il 30%. “Queste non avrebbero alcun peso in assemblea, e così Lotito potrebbe perdere il controllo della società e altri azionisti di minoranza arrivare alla conduzione del club”, scriveva sempre Repubblica. Ma vi pare che il Moralizzatore ci stava? “L’ ipotesi del patto - sosteneva Lotito appena un mese fa – non avrebbe determinato alcun vantaggio: in quei mesi non ci sono state votazioni o altro, non è stata cambiata in alcun modo la gestione della società. E questo lo dicono le delibere, non io. Insomma stiamo facendo un film su questa storia e alla fine avrò ragione io“. Spiace contraddire, presidente, ma qui il problema non era mica soltanto l’assemblea, ma anche e soprattutto che le azioni in Borsa venivano comprate e vendute in base al fatto che si sapeva che l’azionista di maggioranza deteneva meno del 30%, e quindi la società era facilmente (più facilmente) scalabile.
Insomma, diciamolo chiaro: il primo che fa ironia sui due anni che Lotito si è beccato, a questo giro fa i conti con me. Non tanto per il fatto che quel genio del presidente della Lazio, quando doveva cercare un prestanome per parcheggiare alcune quote della società che non poteva acquistare (altrimenti sarebbe stato costretto all’Opa obbligatoria), ha trovato uno molto lontano da lui, con il quale nessuno avrebbe potuto pensare che si fosse messo d’accordo: il cognato. Ma soprattutto, per il fatto che quando lui si è presentato come il moralizzatore, quello che parlava di etica, e di veri valori, diceva che li avrebbe portati nel calcio. Mica in Borsa.
***
Su La Voce stanno proprio alla frutta: giunge voce da fonti segretissime che si sono ridotti a pubblicare un commento di Carlo Cipiciani a un articolo di Paolo Manasse , che trattava tematiche affrontate anche qui .
Vignetta di Artefatti


Carissimi amici de La Voce, perdonate (se potete) il qui presente Gregorjo Vankulinciuk
E per quanto riguarda la pubblicazione del commento, provvederò al pagamento pattuito (ovviamente in biglietti di piccolo taglio) entro 90 gg, data fattura.
E meno male che nel ’94 c’era Sensi a ricomprarsi l’altra Mezza Roma. Ieri i laziali hanno festeggiato il loro presidente. Un anno a goal.