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Elezioni Roma 2016, la Lega piccona Bertolaso: «Non ci sono condizioni per gazebarie»

Gazebarie centrodestra su Bertolaso, lo strappo leghista: «Non ci sono condizioni» | Elezioni Roma 2016

Doveva essere un “referendum” sul nome di Guido Bertolaso, senza altre alternative sulla scheda delle finte primarie. Sì o no, prendere o lasciare. Ma l’equilibrio precario che teneva unito il centrodestra capitolino sembra già saltato, almeno per ora, a pochi giorni dalle “consultazioni” in calendario nel weekend: «Non ci sono le condizioni per le “gazebarie”». Poche parole, pesantissime. Targate “Noi con Salvini“. Tradotto, arriva con una nota ufficiale l’ultimo “schiaffo” del Carroccio al candidato “congelato” del centrodestra. Voluto dal Cav, accettato seppur senza entusiasmo da Giorgia Meloni, ma osteggiato dal segretario federale del Carroccio. Tradotto, la tregua interna è già un ricordo per la (presunta) coalizione Fi-Lega-Fdi, in vista delle Elezioni Roma 2016. Un fronte soltanto sulla carta, con il nodo della leadership sempre aperto. E che ora rischia di implodere, non soltanto al Campidoglio.

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Certo, non è la prima volta che Salvini sconfessa il candidato voluto da Arcore. Lo aveva già fatto con altri nomi proposti: prima l’accordo nel segreto dei caminetti di Palazzo Grazioli, poi la retromarcia salviniana e l’accelerazione in solitaria. Un copione già visto, dalla carta Rita dalla Chiesa, impallinata da via Bellerio, fino allo stesso Bertolaso. Prima invocato candidato con una lettera congiunta dai tre leader e poi scaricato subito dopo dallo stesso Carroccio.

Eppure Berlusconi resta irremovibile, irritato a dir poco, blindando il suo candidato per le Elezioni 2016 della Capitale: «Le gazebarie? Non sono le primarie che si sono rivelate una farsa e hanno prodotto i peggiori sindaci della storia delle grandi città. Saranno semplicemente l’inizio della nostra campagna elettorale con un candidato come Bertolaso», aveva spiegato il leader azzurro, provando a minimizzare il “peso” di un passaggio delicato. Quelle “confermative” – o “solitarie”, come le aveva “bollate” con sarcasmo Raffaele Fitto – dal verdetto a rischio di fronte alle possibili truppe cammellate dei “lumbard” riciclati in salsa romana: «Spero nella lealtà dei leghisti», aveva avvertito il Cav. Invano. Perché la nota di “Noi con Salvini” ora rimette tutto in discussione. Ancora una volta:

 «Non ci sono le condizioni di serietà e lealtà per sondare i cittadini sulla candidatura di Guido Bertolaso a sindaco di Roma», hanno attaccato con una nota congiunta il capogruppo al Senato Gianmarco Centinaio, coordinatore di NoiconSalvini Roma e Lazio e Giancarlo Giorgetti, vice segretario della Lega Nord. «Allo stato dell’arte – aggiungono – non c’è alcuna chiarezza sulle regole di questo referendum su Bertolaso che non è, né è mai stato il nostro candidato».

 

GAZEBARIE, L’ULTIMO AFFONDO LEGHISTA SU BERTOLASO

Per la Lega mancano le regole basilari per portare avanti una consultazione comune: «Dopo giorni di attesa – spiegano – ancora non abbiamo ricevuto il testo del quesito in via ufficiale e quello che leggiamo sui giornali non ci convince». Con tanto di ennesimo affondo sull’ex capo della Protezione Civile:

«Il messaggio è poco chiaro e ingannevole. Non il centrodestra, ma Forza Italia e Fdi vogliono Bertolaso. Inoltre le nostre primarie le abbiamo già fatte il 27 e 28 febbraio a Roma e i cittadini ci hanno dato una risposta chiara e inequivocabile. No Bertolaso. Che senso ha insistere? Le risposte già ci sono, noi abbiamo condotto il nostro sondaggio nella massima trasparenza e senza alcuna contestazione, al contrario della pagliacciata del Pd. Siamo soddisfatti. A questo punto – concludono – invitiamo Fi e Fdi a un’ulteriore riflessione se non vogliamo consegnare la città di Roma nelle mani del Pd»

Una nota che “gela” le ambizioni dell’ex sottosegretario. Lo stesso che, nonostante gli attacchi continui del Carroccio, tentava di guardare già oltre la data delle “gazebarie”: “Se mi sento delegittimato da Salvini? No, l’importante è che abbia accettato il percorso. Smusseremo gli angoli”, aveva replicato a Giornalettismo Tv.

«Chiederemo ai cittadini romani se vogliono Bertolaso come candidato sindaco: se intendono mantenere la città in queste condizioni possono votare “no”, non c’è problema. Io sono sereno; in quel caso lunedì parto e vado in Grecia ad aiutare quei disgraziati che nessuno aiuta», si era poi difeso. Fino a definire le «frontiere chiuse» – in merito alla situazione dei migranti – come «orripilanti». Parole tutt’altro che gradite all’elettorato salviniano, legato alla retorica della “ruspa”. In realtà, però, le dichiarazioni di Bertolaso servono soltanto a fornire un alibi al Carroccio. Proprio come quelle contestate nelle scorse settimane sui rom. Perché dietro le picconate leghiste a Bertolaso si nasconde tutt’altor: la volontà di Salvini di racimolare consenso sui (presunti) alleati, Berlusconi e Meloni (Fi e Fdi-An). E l’interesse nel continuare la sua Opa su tutto il centrodestra.

GAZEBARIE E CENTRODESTRA A RISCHIO IMPLOSIONE

Tutto mentre all’orizzonte delle elezioni capitoline è l’imprenditore Alfio Marchini, già appoggiato da Ncd e fittiani di CoR, a restare alla finestra.«Bertolaso? Ha paura del confronto», l’ha più volte sbeffeggiato, il rampollo figlio di costruttori. Non l’unico: «Le Gazebarie? Ho ricevuto pure io una mail che mi ha inviato Gasparri per farmi andare in un ufficio – credo suo – per votare Bertolaso. Peccato che non mi abbia risposto alla domanda se potevo andarci assieme a una cinquantina di elettori. Stando ai mille considerati validi dal loro fantastico candidato avrei potuto alzare il quorum dell’affluenza», ha ironizzato pure Francesco Storace, il leader de “La Destra” che da tempo si è candidato al Campidoglio. E che non intende farsi da parte. Ma è Salvini ormai il vero incubo del Cav. Il picconatore leghista che ora rischia di aver dato il colpo decisivo a quell’unità del centrodestra sbandierata a parole, ma ancora una chimera. Se salta il tavolo a Roma, ha già avvertito Meloni, tutto il risiko delle candidature per le Comunali e le alleanze può crollare. Con Fi, Lega e Fratelli d’Italia che rischiano, a dir poco, di presentarsi in ordine sparso.