luca varani
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“L’effetto che fa uccidere un uomo e dormire con il cadavere”: se l’orrore non ha più limiti

Dell’omicidio di Luca Varani è una frase quella che passerà alla storia, regalando a questo caso di cronaca nera un posto di tutto rispetto nell’alveo di quelli che saranno ricordati per anni. La frase è quella attribuita a uno dei suoi due aguzzini, che durante la confessione avrebbe detto: “Lo abbiamo ucciso per vedere che effetto fa dominare qualcuno”. Togliere la vita. Uccidere un uomo. Che effetto fa?

Francamente è l’unica cosa che ci manca sapere di questa faccenda, le cui mille sfaccettature non solo sono finite su tutti i giornali, ma persino in tv, dove ieri Bruno Vespa a Porta a Porta esibiva il padre di uno dei due presunti assassini, e non il plastico, quello vero.

In una società dove la banalità della banalità del male è talmente banale da dover sempre alzare l’asticella del truculento per poter “stupire”, per poter essere stupiti, il fatto che in tv arrivi praticamente ogni cosa in tempo zero non dovrebbe stupire, ma far riflettere. Quante persone avranno visto Bruno Vespa e il padre del killer? Perché?

Entro quanto qualcuno farà la fatidica domanda ai killer, che effetto fa uccidere, dormire con un cadavere, accanirsi contro un poveraccio la cui unica colpa è essere “passato di là”? Non molto. E poi che altro? Quando anche questa asticella l’avremo sorpassata, cosa mancherà?

Non ci sono videogiochi o film violenti che tengano, quando si passano certi limiti. Quando si passano certi confini, il problema diventa di tutti. Ed è sociale. Perché non riguarda più il singolo che non sta bene: riguarda dei limiti etici che non esistono più. E non esistono dalle minacce di morte su Facebook agli insulti violenti contro chi la pensa diversamente, passando per la caccia ai diversi. Quando poi si incontra una mente labile, ecco che si apre l’orrore quello vero. Anzi, quello che siccome va “oltre” ci sciocca. Oltre l’orrore che ormai siamo abituati a vivere. E che, quindi, non vediamo nemmeno più.