Aridatece Pertini
22/02/2012 - Quando un intero paese è depresso e deprimente Guardare il Tg1 è sempre più uno strazio: non solo per le notizie tragiche che ci accompagnano, in questi giorni né per l’evidente scarsità della Chimenti nel gusto del vestire. TRAGEDIE -
Quando un intero paese è depresso e deprimente
Guardare il Tg1 è sempre più uno strazio: non solo per le notizie tragiche che ci accompagnano, in questi giorni né per l’evidente
scarsità della Chimenti nel gusto del vestire.
TRAGEDIE - In molti, negli ultimi giorni, si sono soffermati sull’aria triste e pesante che attanaglia il paese negli ultimi mesi. Un’atmosfera dovuta sì alla crisi, esplosa solo a fine 2011, ma anche sulle tragedie che hanno accompagnato il 2012, dalla Costa Concordia sino all’incidente di Buenos Aires delle ultime ore. Non aiuta il confronto teso sulla riforma del lavoro: un teatrino dell’assurdo che vede la Marcegaglia sbroccare senza motivo, insultando tutti i lavoratori per il solo motivo di mettere l’opinione pubblica contro i sindacati, sfruttando la solita demagogia spicciola da 4 soldi che non ti aspetteresti dalla dominus di Confindustria. O forse sì. Sempre più sembra di assistere a una fiction, a un parlare inutile che non ha fine né senso, soprattutto quando le immagini dei servizi si spostano all’interno di Montecitorio ed eccoli lì, sempre loro, sempre i prodi politici che sin qui ci hanno affossati, pronti a riprendere le redini di un paese che sembra non avere speranza. Forti del fatto che la nostra depressione ci impedirà di negargli l’ultima beffa.
TRISTEZZA A PALATE - Saranno anche la tanto sbandierata sobrietà del nuovo esecutivo, l’assenza del nostro comico preferito e il perdurare della crisi, ma vien da chiedersi se tutta questa depressione non sia, in fondo, conveniente. Convieniente per chi ci vuole oggi poco lucidi, proprio nel momento in cui dovremmo esserlo di più. Ci faremo prendere in giro? Riusciremo anche questa volta a rendere inutili tutti gli sforzi di quei (pochi) che davvero ci vorrebbero fuori da questa crisi economica e psicosociale? Un popolo depresso non serve a nessuno: forse è arrivato il momento da staccarci dai flussi informativi sempre più deprimenti e minacciosi che ci investono ogni giorno per fermarci a riflettere. La crisi c’era anche quando tutti ci mentivano, raccontandoci un paese ricco. Quei delinquenti che ci hanno mentito per poter continuare a perpetrare esclusivamente i loro interessi non possono averla vinta così: dobbiamo smetterla di comportarci come adolescenti problematici alla prima cotta e assumerci finalmente le nostre responsabilità.
COME? – Questo paese ha bisogno di una “primavera” di serietà. Abbiamo sin troppo demandato ad altri le nostre responsabilità, con il risultato di trovarci in una situazione disperata. Serietà, però, significa attenzione: essere seri è l’opposto che sbraitare per ogni sensazionalismo vomitato da qualche irresponsabile sul primo social network disponibile, e portato alla ribaltà in virtù di 4 o 5 paroline magiche che vanno da tette a tassa sui gattini. Non rendiamo il gioco facile a chi vuole continuare a truffarci. Solo con la nostra serietà ‘dal basso’ riusciremo davvero a cambiare anche chi ci governa. Se rivogliamo gente come Pertini, se rivogliamo essere fieri del presente e non solo del passato, dobbiamo essere noi a volerlo. La vita là fuori continua, dannazione: siamo in crisi, va bene, ma non la risolveremo seduti sulle poltrone tracannando alcolici nella speranza che passi da sola. C’è sempre una possibilità fuori. C’è sempre finché non si perde la speranza. Ve lo chiedo per me: io a vedere ‘sto Tg1 così non ce la faccio più.












