Si dice che tutti i blogger abbiano un romanzo chiuso nel cassetto. Io di mio ci avrei solo 28 pagine uòrd a interlinea 1,5 in una cartella sul desko. Quando le scrissi molti mesi or sono lì per lì non capii il senso ma in una sera come questa, diocristo, esso mi si è palesato in tutta la sua flagranza. Posticipare il licenziamento in tronco da Giornalettismo per non avere ancora volta preparato il pezzo.
È necessario comunque capire bene cosa accadde, cosa fece sì che da promesso ambasciatore qual ero io finissi non dico iscritto a Psicologia, giammai, ma bensì a quella facoltà che indica disoccupazione per antonomasia, la putrebonda facoltà di Filosofia. Nella mia mente ignara di come stanno le cose al mondo io mi volevo iscrivere a
Psicologia, perché credevo fosse giunto il tempo che qualche nevrotico benestante mi rendesse con gli interessi quanto andavo elargendo a piene mani a tutta la casta romana di psicologi e psichiatri. Prendevo accuratamente cura in un diario di tutte le mie uscite, 10 euro per l’alprazolam, 50 euro per l’impegnativa per la terapia elettroconvulsiva, niente sfuggiva alle mie strette maglie. Un giorno qualche Zeno de noantri mi avrebbe reso tutto fino all’ultima lira (per chi legge centesimo di euro).
COME ANDO’ - Prima di quel tempo tuttavia un paio di ostacoli quantificabili in dieci anni di vita vissuta si opponevano strenuamente al conseguimento della mia prima parcella di parolaio a pagamento. Laurea specializzazione e test d’ammissione mi guardavano come solo uno scoglio ti sa guardare, e ridevano di me, e io ridevo di loro. Perché come se non bastasse, se non ve l’ho accennato, avevo anche un’insana propensione per le sostanze psicotrope passate dalla mutua. I miei coatenei cantavano cori raggamuffi per la marjuana ma era gente banale che si univa al gregge. Io atomisticamente propendevo per fluoxetina, fluovoxamina, setralina, tutte queste belle sostanze che a nominarle ti si riempe la bocca, lunghe o corte catene di molecole che sia, che si incagliano nel recettore, facendoti sperimentare non già stati alterati di coscienza, ma personalità nuove di zecca, appena uscite dalla farmacia. Si inizia così, quasi per gioco, il primo triciclico a 18 anni, e poi si passa al ricaptatore selettivo della serotonina in un crescendo di neuroormoni e neuropeptidi che se li sai dosare ti renderanno la persona che hai sempre sognato di essere: un grosso e grasso asessuato bradipschico, ma felice, diobuono, felice.
VOCI DALL’OLTRETOMBA – Ed era quella l’era della fluoxetina, di Luisa detta la secchia, del piacere di non dormire la notte, dell’ipomania indotta, del test d’ammissione, della rinuncia a farmi rendere proletariamente ciò che il capitale mi aveva tolto. Avrei demorso, ma il Prozac mi diceva iscriviti a Filosofia, iscriviti Filosofia che fai un esame e poi ritenti il test, sperando che la capoccia il prossimo anno ti assista. E io, lo sventurato, risposi. E mi iscrissi. Mi iscrissi a filosofia, e sapete come vanno queste cose, fai un esame di storia della filosofia morale e non ne esci più, gente che si inietta in vena se stessa, interrogandosi per seicento pagine sulla distinzione tra giusto e buono, tra buono e giusto, dio buono, avevo finalmente una famiglia, qualcuno che stava dalla mia parte. Perché se a psicologia avevo conosciuto la popolazione nevrotica interna alle mura della mia città, qui stavamo decisamente di fuori, oltre il border-line, la prima a destra, si chiama psicosi. A psicologia ci trovi gente un poco disturbata, ma tutte brave persone, tante sciampiste passate e future, qualche accrocco ambulante e nulla di più. Qui stiamo dalle parti di nani, contorsioniste e focomelici, se hai i cazzi seri vai a filosofia, diventi metafisico, ti interessi di gnosi. Se sei uno spurgo della società, un reietto anche per il circolo di bocce, se anche come paraplegico non te le cavi bene, diventi epistemologo, eticista, fenonomenologo, esistenzialista. Trovai una famiglia di freaks che mi accolse a braccia aperte, chi senza un braccio chi senza un occhio, ma tutti accomunati dal piacere di scoprire cosa stracazzo volesse dire Husserl. Come se in quel tomo di millecinquecento pagine in un italiano stentatamente tradotto dal tedesco ci fosse il segreto della nostra felicità, e questo segreto fosse tipo molto ben nascosto, cosicché niuno sciampista psicologo digiuno di erm
eneutica potesse avervi accesso. Ma non c’era scritto niente dentro. Lo scopri 19 esami dopo, il giorno della laurea.
IO SO’ IO, E VOI… - Ero in calzoncini corti e avevo ventisei anni e avevo ceduto diottrie al Saggio dell’Intelletto Umano, essendo io diventato un intellettuale sopraffino. Luisa la Secchia non me l’aveva ancora data, e se la sarebbe tenuta per sempre, perché l’avevo fatta uccidere da un sicario, o almeno così mi piaceva pensare. Tutti erano in giacca e cravatta e sudavano freddo, chi tremava, chi vomitava in aula Hegel, chi sveniva sui parenti della Barbagia, tutti si tenevano impegnati laddove io, inappuntabile nei miei calzoni corti, riflettevo sulla mia intrinseca e ontologica sovranità. Prendevo all’epoca clomipramina, 75 mg. per die. Avevo fatto una tesi su tale Riccardo Raidiero, filosofo misconosciuto anche alla nuora, e potevo pertanto, come si dice in gergo filosofico, cantarmela e suonarmela, da cui la scelta, oculata, del calzoncino. Dall’alto della mia media del 29,5 guardavo questi piccoli esseri putrebondi, striscianti e miserrimi schiavi del libercolo universitario, che muovevano ritmicamente le loro giudaiche ginocchia in un movimento di va e vieni che denotavano prima ancora che paura, terrore, angoscia, naufragio, financo scacco.




” Non ho mai smesso di festeggiare, zia Adriana non hai mai smesso di applaudire, cazzo ti applaudi, sono disoccupato.”
E vabbè, rimane pur sempre un grande onore laurearsi!
te pensa che mi son andata a cercare Riccardo Raidiero su google:D
Vertigoz, viva internet che se ti avessi incontrato per strada ti avrei schifato e invece qui ti ammiro.
speeettacolare come sempre! sta volta mi ci ritrovo pure: ho fatto un anno di Filosofia ma sono scappato in tempo! viva i gggiovani d’oggi!
riccardo raidiero è la versione italianizzata del vero nome del filosofo (si fa per dire) su cui mi sono laureato. ricchi premi e cotillion a chi indovina il nome
Posso partecipare al concorso?
non so thomas bernhard, secondo me parti un filino avvantaggiato U_U
Vertigoz, sarà forse il filosofo britannico Richard D. Ryder?
***you won***
Un romanzo a puntate sulle pagine di un giornale? Sei proprio un uomo d’altri tempi, Vertì!
e per chi indovina il quesito della suzi c’è in palio una radiosveglia.