Formigli, la Rai e la Fiat: perché stavolta ha ragione il giudice

23/02/2012 - La condanna del tribunale è eccessiva dal punto di vista economico. Ma il servizio di Annozero era davvero costruito scorrettamente Ha fatto molto scalpore la decisione del Tribunale di Torino di condannare a un risarcimento di sette milioni di euro

     
 

di

La condanna del tribunale è eccessiva dal punto di vista economico. Ma il servizio di Annozero era davvero costruito scorrettamente

Ha fatto molto scalpore la decisione del Tribunale di Torino di condannare a un risarcimento di sette milioni di euro il giornalista ora a La 7 Corrado Formigli e la Rai per un servizio, andato in onda nel dicembre 2010 in una puntata di Annozero nel quale venivano messe a confronto un’Alfa Romeo MiTo, una Mini Cooper e una Citroen DS3.

IL TEST DELLA DISCORDIA – La trasmissione era incentrata sulle scelte del manager Sergio Marchionne ed era dedicata in buona parte alla situazione di casa Fiat. A un certo punto Formigli lancia un servizio comparativo, realizzato in collaborazione con la rivista Top Gear, nel quale venivano messi a confronto i tempi sul giro della pista di Vairano delle tre vetture. Questo test venne fatto qualche mese prima anche da Quattroruote, e i tempi sul giro si riferivano al test del giornale, compiuti su circuito asciutto mentre il filmato si riferiva al bagnato, il quale, prendendo in considerazione anche altre caratteristiche delle vetture, aveva assegnato all’Alfa MiTo il miglior giudizio complessivo. Questo invece è il contributo di quanto andato in onda durante Annozero, commentato dallo stesso Formigli

IL GIUDIZIO DI FORMIGLI – Secondo Formigli, la MiTo “si è beccata” tre secondi; il giornalista prosegue dicendo che le vetture sono di pari potenza. Pochi secondi dopo invece sostiene che una vettura ha 170 cavalli e un’altra 153. Quest’informazione da sola annulla completamente la ricostruzione fatta dallo stesso giornalista, che parlava di pari potenza. Non viene resa pubblica né la cilindrata, né la potenza in cavalli o in kilowatt. Niente informazioni sulle dimensioni delle gomme. Niente riferimenti alla coppia. Nessun accenno all’altezza da terra. Tutti dati a dir poco fondamentali, se si vuole dare una corretta informazione relativa ai tempi sul giro di tre vetture completamente diverse tra loro. Soprattutto, è stato omesso, non si sa se volutamente o no, la MiTo fu la macchina meglio valutata del trio da parte di Quattroruote. Si son presi solo i due secondi e sette di “paga” per dire “si becca tre secondi”. E meno male che ha messo le mani avanti dicendo “e poi ci dite che siamo faziosi”.

LE TIPOLOGIE DI VETTURE – Visto che Formigli non ha voluto comunicare i dati, non tocca altro che cercare sul web qualche dato in più. La Citroen Ds3 è disponibile con tre motorizzazioni a benzina e tre a gasolio. Rimaniamo sulle benzina. I motori della macchina francese sono i classici Prince: 1.4 VTi da 95 cv, 1.6 VTi da 120cv e 1.6 Turbo THP 155cv. Le Mini Cooper invece sono tutte 1.6, sia benzina sia diesel. Anche qui parliamo solo di benzina Il mercato, nel 2010, garantiva o un 1.6 da 122 cavalli o 90 kilowatt di potenza, una coppia massima di 160 e una velocità massima di 203 kilometri orari, oppure un motore dca 184 cavalli o 135 kilowatt, coppia a 240, velocità massima 228 kilometri orari. L’Alfa Romeo MiTo invece ha una motorizzazione tutta benzina 1.4 16 valvole. L’unico modello disponibile nel 2010 era il Multiair turbo 16V da 135 cavalli o 99 kilowatt e una velocità massima di 207 kilometri orari.

NIENTE IN COMUNE - Questo spaccato cosa dimostra? Che stiamo parlando di vetture completamente diverse tra loro. Sono tutte e tre a tre porte, sono accattivanti e si rivolgono a un mercato di giovani. Le cose in comune finiscono qua. Non si puo’ stabilire se una macchina è buona o meno solo da un confronto di prestazioni. Altro dato da sottolineare. Come detto in precedenza e ammesso da Formigli in trasmissione, i tempi si riferivano a un test fatto in condizioni da asciutto, ma il filmato riguarda una prova fatta in inverno, con pista bagnata.

LA CONDANNA - Per questo motivo il Tribunale di Torino ha condannato la Rai e l’autore del servizio Corrado Formigli a pagare un risarcimento di cinque milioni di euro, più le spese di pubblicazione della sentenza -60 pagine- su Corriere della Sera, Repubblica, Stampe e e su Quattroruote, per un totale di altri due milioni di euro di spesa. La condanna è stata inflitta per via di un’informazione “non veritiera e denigratoria”, “incompleta e parziale”. Assolto Michele Santoro, che poi non ha commentato, perché ritenuto all’oscuro del servizio”. La Rai è stata condannata “per aver messo a disposizione i suoi mezzi” e per la sua capacità di dettare regole di comportamento”, mentre Formigli è stato giudicato colpevole di aver creato un servizio “denigratorio perché scredita il valore di un’ auto che è il simbolo di una casa automobilistica” e soprattutto “difforme dal vero, in quanto atto a rappresentare una falsa realtà”, visto anche il risultato del test di Quattroruote. Il danno patrimoniale è stato calcolato in un milione e 750 mila euro, quello non patrimoniale in 5 milioni e 250 mila.

COME FANNO GLI INGLESI – 1 – Prima di andare a vedere da chi era composto il collegio di periti che ha redatto la consulenza richiesta dal tribunale, andiamo a vedere insieme come opera generalmente un giornalista del settore automotive. Non dobbiamo dimenticarci che il test comparativo è stato trasmesso in una trasmissione in cui si parlava di operai della Fiat. Top Gear, la trasmissione – bibbia degli amanti del mondo dei motori ha presentato un servizio relativo alla Fiat 500, realizzato da “Capitan Lento”, James May.

IL TEST A BUDAPEST – Il giornalista si spertica in lodi descrivendo la vettura, nata sul pianale della Panda ma che, a differenza della citycar Fiat, non è solo una macchina, ma un oggetto fashion, una tendenza, uno stile. Ricordiamo che ad esempio Jermey Clarkson è semplicemente innamorato di questa vettura. Ma James May fa di più: visto che stiamo parlando di una vettura più piccola di una Mini ma dagli interni più spaziosi, finemente curata in ogni dettaglio ma comunque una citycar, riuscirà la nuova 500 a battere in un percorso cittadino di Budapest, e più precisamente a Buda, due ciclisti professionisti in sella a delle BMX? Pronti via e James May, alla guida, prima parla bene della vettura ma poi definisce il motore diesel che la equipaggia “rubbish”, spazzatura, in quanto lentissimo nelle riprese anche a causa delle sue ridotte dimensioni e quindi non adatto alla vita di città. A un certo punto parte in automatico una voce in italiano, accompagnata dal “What” di Capitan Lento. Vincono le BMX, più agili nel traffico cittadino, con uno dei due che dice al giornalista: “la prossima volta usa una macchina più adeguata”.

COME FANNO GLI INGLESI – 2 – Al di la dello show cosa ha dimostrato questo servizio? Che la 500 diesel, per quanto stilosa, non è il massimo per spostarsi in città a causa soprattutto del motore ritenuto troppo lento. Meglio le versioni 1.2 e 1.4. Si tratta di pubblicità negativa diffusa in tutto il mondo, ma corroborata da fatti. Due BMX sono state più veloci della Cinquecento. In un altro episodio di Top Gear Jeremy Clarkson e Richard Hammond chiedono al pubblico se l’Alfa MiTo debba essere considerata o meno un auto cool, “bella”.

COME FANNO GLI INGLESI – 3 – Anche qui, al netto dello show, viene chiesto al pubblico cosa pensi di questa vettura. Alla gente piace, ai due conduttori piace e si merita un posto tra le macchine “cool”, con tanto di spiegazione del nome: MiTo perché disegnata a Milano e costruita a Torino. Tutto questo a cosa serve? Semplicemente a far capire come dovrebbe lavorare un giornalista di automotive. Si confrontano i dati, si mettono alla prova, si dà un giudizio, sia positivo, sia negativo. Se alla MiTo è andata bene, non si può dire altrettanto dell’Alfa Romeo Arna

IL FALLIMENTO ARNA – Arna stava per “Alfa Romeo Nissan Auto” ed era il prodotto di una joint venture fra le due case. Non ebbe molto successo, e il perché lo spiega lo stesso Clarkson: “c’era la possibilità di unire la tecnologia giapponese con il design italiano, si scelse di mettere nell’orribile carrozzeria di una Nissan Cherry l’elettronica dell’Alfasud”. Per dire, l’Arna del servizio venne poi fatta saltare in aria con una granata. Forse parliamo di un giornalismo troppo spettacolare e violento, ma sicuramente corroborato dai fatti. L’Arna rimase in produzione per soli tre anni, vendette poco nulla e anziché essere l’occasione del rilancio di Alfa Romeo sotto la gestione IRI l’ha quasi portata al fallimento.

LA LETTERA DELLA GABANELLI – Torniamo, per chiudere, a parlare delle consulenze. Milena Gabanelli, in una lettera pubblicata oggi sul Corriere della Sera, ha voluto prendere le difese di Formigli attaccando una sentenza ritenuta troppo pesante, che non tiene in considerazione il diritto di critica, senza entrare nel merito del servizio:

Caro direttore, bene, adesso sappiamo che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare: 5 milioni di euro oltre rivalutazione monetaria dal dicembre 2010 ed interessi. L’oggetto del contendere è la valutazione di velocità di tre modelli di automobili, uno dei quali Fiat, che viene dalla stessa pubblicizzato con la frase «born to race». Ci siamo occupati anche noi dell’industria automobilistica torinese, le testimonianze più importanti non sono state raccolte a Torino, perché Torino «è» la Fiat. Non entro nel merito della sentenza, se il giudice ha condannato, avrà le sue ragioni. Se la Rai e Formigli faranno appello, in quella sede potranno senz’altro chiedere la rivisitazione integrale della questione. Mi limito a considerare due aspetti. Il primo: la perizia affidata dal tribunale ad un collegio di esperti composto dal professor Francesco Profumo, dal professor Federico Cheli e dal professor Salvatore Vicari. Profumo, oggi ministro, al momento del conferimento dell’incarico era rettore del Politecnico di Torino. La difesa di Formigli ha obiettato che il Politecnico di Torino viene finanziato dalla Fiat (nel 2011 Fiat e Politecnico hanno rinnovato fino al 2014 l’accordo di collaborazione che ha permesso, alla fine degli anni Novanta, di istituire il corso di laurea in ingegneria dell’autoveicolo). Dal curriculum del professor Cheli emerge che: «Da anni è responsabile di una serie di contratti di ricerca tra il Politecnico di Milano e, tra le altre, le società Pirelli Pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto». Salvatore Vicari, docente alla Bocconi, è stato nel consiglio d’amministrazione della Valdani-Vicari & Associati. Dentro la Valdani- Vicari troviamo l’ex direttore generale di Teksid France (gruppo siderurgico fondato da Fiat). Dalla Valdani Vicari invece proviene l’attuale tax senior specialist di Fiat Services. È possibile domandarsi se nella loro valutazione ci sia imparzialità? Secondo aspetto: la quantificazione del danno. Per il tribunale il servizio di Formigli ha compromesso la reputazione progettuale e commerciale dell’automobile in questione. Tradotto in euro: 1.750.000 danni patrimoniali, 3.250.000 per l’offesa arrecata a una società composta da un assai rilevante numero di persone. Pochi giorni fa, sempre a Torino, nella sentenza Eternit il tribunale condanna due dirigenti a 16 anni di reclusione per disastro doloso e omissioni di misure infortunistiche, e ai responsabili civili impone il risarcimento di 30 mila euro ad ogni famiglia che ha avuto un morto in casa per amianto. Il tribunale civile di Milano, nel 2011, ha aggiornato le tabelle che fissano i danni per perdita parentale. La morte di un figlio, di un genitore, della moglie o di un marito viene liquidata con tetto massimo di 308.700 euro. Per la perdita di un fratello o di un nipote il tetto massimo è di 134.040. Ben altra cifra dovranno pagare la Rai e Formigli per aver accusato una vettura di essere meno veloce di un’altra. Un’informazione considerata incompleta. Va ricordato inoltre che Formigli aveva invitato, invano, i vertici al confronto. La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre. Non risulta invece che sia mai stata emessa condanna esemplare nei confronti di coloro che ti portano in tribunale senza motivo. Per loro il rischio massimo, oltre la doverosa condanna alle spese, è solo una piccola multa, mille euro.

L’INTIMIDAZIONE DELLA CAUSA CIVILE - Spesso, come ammesso da Milena Gabanelli, le cause civili in Italia vengono utilizzate per intimidire i giornalisti nel fare il loro lavoro. Report è la dimostrazione che, seguendo le regole base del giornalismo, ovvero chiarezza nell’esposizione, certezza nell’uso delle fonti e custodia delle prove, è possibile sbaragliare qualsiasi accusa. Considerato inoltre che la Rai deve mettere da parte il 25 per cento della richiesta danni per ogni soggetto al quale garantisce copertura legale, spesso l’azienda pubblica si ritrova in tasca molti più soldi di quanto non pensava di averne, motivo per cui la Gabanelli venne definita, per sua stessa ammissione, un “salvadanaio”.

I DOVERI DI UN GIORNALISTA – La Carta dei doveri del Giornalista, dell’8 luglio 1993, recita:

E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e della buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori

Affermare che una macchina vale meno delle altre perché più lenta di due secondi e sette omettendo che l’autore del test originario aveva invece dato un punteggio più alto dopo aver preso in considerazione dei parametri non citati dall’autore del servizio non sembra rispettare a pieno quanto scritto sopra.

REVISIONE EQUA – Infine, per quanto riguarda il collegio giudicante. Non è bello sentirsi giudicati da persone che collaborano con il tuo accusatore. Dà un senso d’impotenza, di sconfitta, d’incapacità di far valere i propri diritti, sia nel giusto sia nell’errore. L’unica speranza è che in appello il Tribunale si affidi a soggetti terzi non direttamente coinvolti nella Fiat, e che soprattutto venga concessa una pena, se verrà confermata la colpevolezza, più mite sia per la Rai sia per Formigli il quale, per quanto giornalista, non potrà mai venire incontro alle richieste del tribunale. “E’ una cifra devastante”, ha detto, ma certo se avesse fatto un lavoro anche leggermente più accurato non avrebbe prestato il fianco a qualcuno che, come dimostrano i casi di report, non aspetta altro che fare “tana” a qualche giornalista pur di dare una ‘lezione’. E una notizia incompleta è il modo peggiore, per un professionista, di farsi beccare.

     
 

36 Commenti

  1. vladimiro scrive:

    mi spiace ma non sono affatto d’accordo. il servizio in questione era uno stralcio di una trasmissione molto più articolata che parlava di fiat a 360° ed il servizio era stato esplicitamente lanciato per dare un giudizio sulla politica aziendale della fiat con riferimento nello specifico alla valorizzazione del brand alfa romeo che in tutto il mondo è sinonimo di sportività. un gradino sotto la ferrari. le concorrenti messe in pista sono quelle dello stesso segmento: le top sportive del segmento B. che importa poi se la coppia fosse maggiore in una o in un’altra e la cilindrata ecc. il quesito era: come si posiziona l’alfa nel segmento B delle sportive???? la mito più sportiva che c’è è in grado di competere con le altre dello stesso segmento quanto a velocità. e penso che questo sia un dato interessante peraltro quando ci sono i titoloni che la giulietta rifila 3 secondi alla golf GTI sull’anello del nurburging nessuno si scandalizza che non si è specificata la potenza delle due, il prezzo e quant’altro. anzi è stato un bel vedere. è la dimostrazione che in quel segmento l’alfa (fiat) ha realizzato un mezzo che quanto a sportività eccelle. che importo del portabagli per questo tipo di valutazione??? assolutamente niente. il pezzo in questione analizzava proprio questo. la competitività dell’alfa in relazione a quello che dovrebbe essere il suo DNA e per il quale è conosciuta in tutto il mondo. il test in questo senso, non solo è espressione della libertà di critica e di giudizio, ma anche corretto. la mito non eccelle per sportività, almeno non al pari delle pari segmento. poi sarà una macchina bellissima ma non è forse quello che ci si aspetta da alfa.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie