Il rugby non fa inganni
03/03/2009 - A SEGUIRE - Nel secondo tempo se un campione come O’Gara continua a latitare, s’alza il capitano Brian O’Driscoll a portare avanti la bandiera: prima centra un drop (il calcio di rimbalzo) e poi cala in meta infilando la testa
A SEGUIRE - Nel secondo tempo se un campione come O’Gara continua a latitare, s’alza il capitano Brian O’Driscoll a portare avanti la bandiera: prima centra un drop (il calcio di rimbalzo) e poi cala in meta infilando la testa dove altri non avrebbero osato mettere il piede. Nell’occasione gli inglesi in affanno s’erano beccati il primo giallo (espulsione temporanea per dieci minuti: e’ il cartellino “arancione” che si sta pensando di copiare anche nel calcio). Meta subita e uomo in meno: partita finita? Mai sottovalutare il bulldog inglese: accorciano le distanze con un calcio a dieci minuti dalla fine. Potenziale rimonta stroncata dal neo entrato albionico Danny Care che decide di farsi giustizia da solo e viene cacciato dall’arbitro; l’atto del giocatore (e/o l’eccessiva severita’ dell’arbitro) irritano coach
Martin Johnson che esplode in diretta BBC (vedere il filmato qui ). Nonostante tutto gli inglesi non si arrendono, vanno in meta con Armitage nel finale e la trasformazione di Goode li porta sul 14-13 ma non ce’ il tempo per ulteriori rimonte. Il risultato lascia l’amaro in bocca agli inglesi che con un po’ piu’ di autocontrollo avrebbero potuto giocarsela per davvero ma anche agli irlandesi, che vincono in modo risicato rispetto al volume di gioco e alla fatica fatta. Coach Johnson se la prende con la mancanza di disciplina dei suoi, l’allenatore irlandese Declan Kidney invece alza i suoi peana contro le nuove regole (le cosiddette ELV): dovevano esaltare il gioco d’attacco e invece danno piu’ armi alla difesa, consentendo di rifugiarsi in prolungati ping pong al piede, trasformando certe fasi del rugby in una sorta di noioso calcio-tennis o tamburello.
DULCIS IN FUNDO… – Le dolenti note in fondo: arriviamo all’Italia sconfitta 26-6 in Scozia. Togliamoci subito un paio di dubbi: la formazione italiana era la migliore schierabile oggi e i nostri oramai tradizionali avversari per il cucchiaio di legno, il sarcastico trofeo riservato all’ultima classificata, si erano dimostrati piu’ forti e compatti di noi gia’ nelle partite precedenti. Inutile far la cronaca, i nostri attacchi non sono organizzati, vanno a folate di quattro massimo cinque fasi consecutive poi si perde palla. Anche la mischia, con la quale negli anni passati abbiamo spianato gli avversari, tradisce. Colpa delle ELV, osservano alcuni: certo sarebbe il caso che lo staff tecnico partorisse qualche idea per rimediare. Continuiamo a perdere palloni e gli azzurri in questa edizione non vanno mai in meta a
parte quella di Mirko Bergamasco a Twickenham, bisogna tornare al 2004 per risultati peggiori. Ironia della sorte, la prima meta la segna Danielli che di italiano ha solo il cognome essendo nato a Edimbrah e diplomato in filosofia e teologia al Trinity College di Oxford.
CRONACA DEL CADERE – Perche’ siamo caduti cosi’ in basso dopo il buon finale di torneo del 2008 e quello ancora migliore del 2007? Il nostro coaching team guidato dal sudafricano Nick Mallett sostiene la tesi della mancanza di esperienze significative dei giocatori, puntando il dito sul basso livello del cosiddetto campionato d’eccellenza italiano, il Super10. Peccato che ben 10 giocatori Azzurri sui 22 impiegati sabato al Murrayfield siano titolari in squadroni stranieri come Stade Francais, Leicester Tigers, Tolosa, Gloucester, Clermont, Ulster. Lasciamo perdere l’inesperienza o il peso fisico: la verita’ e’ che tutti i nostri hanno il morale a pezzi e sono tesi come corde di violino. Alcuni tritati in mondovisione da esperimenti assurdi, altri richiamati all’ultimo momento e mandati allo sbaraglio senza fiducia da un coach che alla fine serafico se ne lava le mani dichiarando: “in campo scendono i giocatori mica l’allenatore”. Come a dire che fino a quando non si rifonda il rugby italico su basi nuove (l’agognata Celtic League) lo staff tecnico non puo’ farci granche’. Ovvio che cosi’ non si vada da nessuna parte.












