Apprendo con colpevole ritardo degli ulteriori sviluppi della vicenda del video del ragazzo disabile vittima di un episodio di “ordinario” bullismo da parte dei suoi compagni di scuola, che si erano divertiti a riprendere con una telecamera le offese subite da un giovane portatore di handicap. Dopo il rinvio a giudizio per Google, “colpevole”, secondo il Gip, di concorso in diffamazione per non aver rimosso abbastanza rapidamente il filmato in cui i ragazzi lo molestavano, si apprende che mentre la famiglia del ragazzo offeso dal video diffuso su GVideo ha ritirato la querela contro Google, il Comune di Milano e l’Associazione Vividown si sono costituiti invece parte civile. La ragione? ““La legittimazione del Difensore civico a costituirsi parte civile nei processi penali per i reati sopra
indicati, è finalizzata alla tutela dei diritti delle persone più svantaggiate ed è uno strumento ad hoc, stabilito dal legislatore in modo autonomo e indipendente rispetto alla eventuale costituzione in giudizio per la tutela degli interessi dell’Amministrazione comunale”, ha affermato il Difensore civico. Lo scopo della costituzione del difensore civico è di rafforzare la richiesta di condanna che sarà formulata dal pm e di ottenere un congruo risarcimento economico, da utilizzare in attività a favore dei portatori di handicap trattandosi di reati (anche omissivi) consumati in Milano, che hanno frustrato e vanificato lo sforzo istituzionalmente profuso a tutela dei diritti delle persone diversamente abili.”L’obiettivo è di realizzare attività correttive (campagne informative e di sensibilizzazione) rivolte in particolare ai giovani e al mondo della scuola“.
Ora, qualcuno ricorderà che qualche ragione per discutere il merito della vicenda Giornalettismo ce l’ha, visto che il caso è nato proprio, in un altra epoca, su queste pagine (qui la scoperta, qui l’annuncio della rimozione, qui l’individuazione degli autori, qui la richiesta di non essere fraintesi, qui il commento sulla conseguente caccia alle streghe). Ma forse, in tutta questo libero fluire di turgida et clarissima indignazione morale che anima il Comune di Milano come l’associazione Vividown, non è il caso: ci si sente davvero troppo moralmente inferiori e non abbastanza buoni per dire la propria. Mentre, dal punto di vista strettamente giuridico, molti hanno già fatto notare le moltissime incongruenze di un’accusa perlomeno fantasiosa, che probabilmente finirà in fumo al momento della sentenza (o perlomeno c’è da augurarselo). Ci limitiamo quindi soltanto a far notare due dati di fatto che i costituiti parte civile sembrano avere dimenticato. Il primo: gli atti di bullismo come quello del video succedevano ben prima dell’avvento delle videocamere e di Google; di sicuro, per uno che è finito on line ne saranno passati centomila sotto silenzio. E quindi se tutta questa indignazione si è scatenata, e i colpevoli di quel gesto sono stati puniti, è – paradossalmente – anche “merito” di Google Video. La presenza della videocamera può aver avuto forse soltanto un effetto di esaltazione di qualcosa che sarebbe comunque accaduto, e che è venuto alla luce solo e soltanto grazie alla loro debbanaggine. Il secondo: come abbiamo scritto e ricordato in ogni occasione, nella classe torinese dove è accaduto il fattaccio che ha fatto parlare ministri, papi e presidenti della Repubblica, spesso si omette di ricordare che non erano presenti soltanto i ragazzi protagonisti del gesto con le loro telecamerine, ma anche – e soprattutto – un’insegnante. La quale, in uno dei video, osserva quello che accade nei confronti della vittima. Senza intervenire. Purtroppo, nessuna parte civile è stata talmente civile da sollevare nel processo questo problema. Ed è un vero peccato, perché a questo punto viene proprio da chiederselo: se Google è colpevole di concorso in diffamazione per non aver vigilato su uno delle centinaia di migliaia di contenuti che i suoi utenti caricano ogni giorno sui server di sua proprietà, gli adulti che erano lì mentre le cose accadevano e non hanno fatto nulla per impedirle perché non sono imputati di nulla?
***
Sempre a proposito di Torquemada, ieri è arrivata la notizia dell’archiviazione del procedimento per Elvo Zornitta nel caso Unabomber: “Mancano elementi per sostenere l’accusa“, ha dichiarato il Gip accogliendo la richiesta del sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste. Per “l’ingegnere cattolico dagli occhi di ghiaccio” – che avevamo intervistato su Giornalettismo - è la migliore delle notizie possibili. E ne siamo felici per lui, visto l’incredibile paradosso su cui la vicenda era stata costruita.
(vignetta di Mauro Biani)


In effetti non si sa il perchè venga preso di mari Google e non un docente. Ancora più sconcertante che nessuno dica nulla in merito.
Concordo riga per riga sulla storia di Google. E che cerchino di mangiarci è francamente vergognoso
“di sicuro, per uno che è finito on line ne saranno passati centomila sotto silenzio. E quindi se tutta questa indignazione si è scatenata, e i colpevoli di quel gesto sono stati puniti, è – paradossalmente – anche “merito” di Google Video.”
ottimo
“Il Comune di Milano e l’Associazione Vividown si sono costituiti invece parte civile”
Eccerto, classico modus operandi all’italiana (soprattutto di una certa parte): prendersela col mezzo (e quindi fare censura) richiede meno fatica che provare a responsabilizzare i propri pargoli…