Il caso dell’Enrica Lexie minuto per minuto

di - La ricostruzione dei fatti che hanno portato all’arresto di due militari italiani in India Oggi Repubblica pubblica un’infografica che spiega come sono andate le cose nel caso dell’Enrica Lexie, con una ricostruzione minuto per minuto: Ed ecco la ricostruzione nell’articolo

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La ricostruzione dei fatti che hanno portato all’arresto di due militari italiani in India

Oggi Repubblica pubblica un’infografica che spiega come sono andate le cose nel caso dell’Enrica Lexie, con una ricostruzione minuto per minuto:

(click per ingrandire l'immagine)

Ed ecco la ricostruzione nell’articolo di Paolo G. Brera:

È il primo pomeriggio di sabato 18. Minuto per minuto, ora per ora, è dalle 15,45 di mercoledì che il dramma umano e diplomatico prende forma. Inizia, quando i radar della Enrica Lexie tracciano un bersaglio in avvicinamento, e danno l’allarme a bordo. Il comandante Umberto Vitelli manda i suoi 23 uomini di equipaggio — 5 italiani e 19 indiani — nella “cittadella” protetta, e si chiude dentro con loro. L’attacco, qualunque cosa sia successo, finisce in un’ora e 15 minuti tra avvicinamento, respingimento e messa in sicurezza. Alle 17 è tutto finito, ma la cittadella della petroliera ha già avvisato l’armatore. Alle 16.30 il comandante telefona al responsabile dell’unità di crisi della Fratelli d’Amato: «Ci hanno attaccato i pirati». E l’armatore gira immediatamente l’allarme al Comando generale della Capitaneria di porto di Roma, facendo partire la procedura di avvertimento alle autorità militari, al governo e alla magistratura. La procura di Roma viene informata alle 19,30.

Episodio chiuso, sperano gli italiani:

Invece alle 19 arriva una telefonata a bordo dal Mrcc di Mumbai, il servizio ufficiale di Controllo e sicurezza in mare: comunicano alla nave che hanno preso due barche di pirati — proprio il numero di barche che lo stesso giorno ha attaccato la nave greca Olympic Flair — chiedendo di rientrare a Kochi per aiutarli a riconoscere i pirati. È un tranello, teso dopo che la Enrica Lexie ha risposto affermativamente alla domanda se abbiano subito un attacco. Ci sono altre tre navi identiche in quelle miglia di mare, ma la petroliera italiana è l’unica ad aver detto sì. È a quel punto che parte una nuova telefonata tra il comandante e l’ufficiale di turno nell’unità di crisi dell’armatore. E arriva l’ordine decisivo: «Ok, fate come vi dicono, tornate a Kochi». Alle 19,15 la nave ha già virato. Alle 22, quando Kochi è ormai in vista, l’armatore richiama la nave: «Ho guardato su Internet, in India dicono sono morti due pescatori uccisi per errore». La nave, scortata da due barche della guardia costiera, arriva a Kochi alle 23 e getta l’ancora alla fonda, in rada. Gli indiani si fanno vedere il giorno dopo: alle 10,30 sale a bordo una delegazione di dieci persone tra guardia costiera e polizia. Fanno domande, pretendono deposizioni. Mostrano le foto del peschereccio e dalla Enrica Lexie restano a bocca aperta: sicuri che sia quello? Loro ricordano una barca blu, quello che gli mostrano è bianco. La foto che hanno inviato a Roma via internet è a bassa risoluzione, non si vede nulla. Per quello la procura italiana mette sotto sequestro la macchina fotografica, sperando che foto più dettagliate chiariscano l’equivoco.

Gli agenti indiani mostrano una lettera del loro governo che contesta i fatti, accusano i marò di omicidio:

Chiedono alla nave di spostarsi, portandosi in banchina. La situazione ormai è tesissima. Gli italiani aspettano l’arrivo del console: sono le 18 quando sale a bordo. «Ormai è tardi», dice agli indiani proponendo di aggiornare tutto alla mattina successiva. Prende tempo. Da Roma, intanto, la macchina diplomatica è in moto. Ma gli indiani non ci stanno. Alle 21 la guardia costiera minaccia: «Andate in banchina o metteremo in atto azioni coercitive». Dalla nave consultano l’ambasciata e arriva l’ok: si va in banchina. Siamo già a sabato mattina. Alle 9.30 il nostro addetto alla Difesa e il console comunicano alla nave che le autorità indiane vogliono che scendano a terra per accertamenti in base alla legge indiana. È una giornata convulsa di trattative tra Roma, New Delhi, la nave e le autorità locali. Il braccio di ferro dura tutto il giorno. Nel primo pomeriggio i poliziotti decidono che è ora di dire basta. E mettono la mano sulla fondina. Ora l’Italia punta tutto sul sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura.

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4 Commenti

  1. GiuX scrive:

    … ma non capisco, visto che ci sono delle navi militari italiane in quella zona perchè non sono andate immediatamente in soccorso di questa nave italiana aggredita dai militari indiani

  2. gigi scrive:

    comunque per il futuro suggerirei di dotare gli elmetti di queste scorte di videocamere per filmare le loro azioni, in modo che non ci possano essere contestazioni successive; se tutto era stato filmato non ci sarebbero stati questi problemi in un senso o nell’altro

  3. mimmo scrive:

    mi sembra ke ci stiamo xdendo in kiakkere, il governo italiano xke’ ancora non e’ intervenuto, cosa aspetta ke i nostri soldati muoiano nelle galere indiane? troppo sangue i nostri hanno versato all’estero e nn e’ successo niente, una cerimonia e all’indomani tutto gettato nel dimenticatoio, vergogna abbiamo un governo di deboli forte solo nell’appioppare tasse agli italiani,scusate buon giorno a tutti

  4. carlo scrive:

    in altre parole… la nostra nave ha chiesto aiuto alla marina indiana dopo essere stata attaccata in acque internazionali, e quando si è presentata in porto sono stati minacciati con armi di scendere dalla nave (territorio italiano) in violazione ad ogni norma legale internazionale.
    se c’è stato un errore, è il modo PEGGIORE per far valere i loro diritti
    e gli slogan anti semiti che propinano, anzichè riportare i fatti come si sono svolti sulle loro tv, non aiutano molto la “diplomazia”
    hanno rotto il cazzo

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