Tutti i soldi che buttiamo nella sanità
22/02/2012 - Gli ospedali arrancano. E le Asl scialano: così la spesa per la salute viene sprecata C’è chi arranca nelle ristrettezze economiche, e c’è chi spende e spande. Michele Bocci su Repubblica ci racconta il paradosso della sanità italiana, dove i
Gli ospedali arrancano. E le Asl scialano: così la spesa per la salute viene sprecata
C’è chi arranca nelle ristrettezze economiche, e c’è chi spende e spande. Michele Bocci su Repubblica ci racconta il paradosso della sanità italiana, dove i vertici delle aziende sanitarie sprecano denaro acquistando macchinari che non vengono usati, moltiplicando i primari e fallendo nell’edilizia sanitaria:
Roma, Napoli, Palermo, Torino, Genova: cinque città dove i dipartimenti di emergenza in queste settimane hanno sofferto, dove le brandine sono state infilate nei corridoi e nei magazzini per l’impossibilità di trovare posto in reparto per i malati, soprattutto anziani. Alcuni hanno aspettato ore, altri addirittura giorni prima di essere ricoverati. Il taglio di 45 mila letti nel giro di 10 anni negli ospedali italiani ha fiaccato i pronto soccorso, soprattutto perché non è stato sostenuto da un aumento dei posti a disposizione dei lungodegenti. Si è intervenuti per razionalizzare e risparmiare. Forse troppo.
Il risparmio però non ha riguardato altri settori dell’attività delle Asl:
Non, ad esempio, le chirurgie universitarie che fanno 10 interventi all’anno, non i privilegi di professori con boiserie nello studio dell’ospedale, non gli uffici amministrativi doppioni e nemmeno i piccoli ospedali, svuotati di tutte le loro attività ma tenuti in vita, a consumare denaro pubblico. Quanti soldi buttano via le aziende ogni anno? Non è facile calcolarlo. Ci ha provato l’Aiop, l’associazione degli ospedali privati, che ha evidentemente una visione di parte. Ha commissionato una ricerca che stima lo spreco in 13 miliardi di euro all’anno. Il dato forse è troppo alto ma le cifre buttate via sono comunque a nove zeri. Basterebbe una parte nemmeno troppo grande di quei soldi per risolvere i problemi di molti pronto soccorso e soprattutto dei tantissimi cittadini che si rivolgono a queste strutture in cerca di aiuto e sono costretti a subire di tutto, a partire dalle lunghe attese.
Ed ecco, ad esempio, quanto succede a Palermo:
MACCHINARI dimenticati negli ospedali. Apparecchiature costose infilate nei magazzini e nei sottoscala, una risonanza magnetica da un milione di euro rimasta inutilizzata per almeno sette mesi. A Palermo gli sprechi legati all’acquisto di attrezzature non si contano, e riguardano tutte le aziende cittadine. Al Civico, che ha un pronto soccorso da 200 pazienti al giorno che mesi fa ha vissuto una crisi gravissima, dopo l’estate è stata chiusa la cardiochirurgia appena ristrutturata. Oltre alla spesa inutile sostenuta per rinnovarla, un milione e trecentomila euro, l’ospedale si è ritrovato a dover smaltire anche gli strumenti dei medici: pompe, pace-maker, defibrillatori, monitor e apparecchi all’avanguardia da un milione. Sono rimasti fermi per almeno quattro mesi, in attesa di essere ceduti ad altre strutture.
E quello che accade a Roma:
L’OSPEDALE dello scandalo del pronto soccorso è anche quello dello scandalo degli sprechi. All’Umberto I un anno fa hanno inaugurato un reparto di clinica medica che doveva essere destinato all’osservazione dei casi in arrivo proprio dalle stanze dell’urgenza. «Non è mai stato aperto», commenta Francesco Fabretti dalla Cgil. Una clinica ostetrica è nella stessa situazione da 4 anni. Nella struttura dove ci sono primari universitari che nei propri studi hanno fatto mettere boiserie e hanno diritto ad una segretaria e a un reparto anche da appena 2 letti, ci sono chirurgie dove si fanno 10 interventi all’anno. Praticamente nessuno. Costano per personale, apparecchiature e strumentazioni ma non svolgono attività sanitaria per i cittadini. Fanno solo buttare via soldi al sistema sanitario pubblico.













Una vergogna. A prescindere che non tutti gli ospedali si trovano in questa realtà, credo che la spesa negli ospedali dev’esser fatta nel rispetto del paziente sofferente. A cosa servono reparti doppioni? Perchè i professori devono esser privilegiati? Il privilegiato all’interno dell’ospedale dev’essere il malato. Ma chiedo chi è che amministra i fondi?? Visto che sono soldi pubblici e cioè soldi miei bisognerebbe far si che quando viene fatta una certa spesa ci sia un rappresentante dei cittadini che dica la spesa che vorrebbe effettuare l’ospedale, altrimenti succede come a Palerrmo mezzi nuovi ma inutilizzati….
Un rappresentante dei cittadini dovrebbe decidere se è meglio un macchinario per la risonanza magnetica o un defribillatore? Cosa ne sa un rappresentante dei cittadini? Per prendere una decisione dovrebbe conoscere i dati dell’attività dell’ospedale e dovrebbe essere in grado di capirli ed elabolarli. Altrimenti è alla mercè dei medici e non serve ad un amato c..zo. Il fatto è che la democrazia non funziona quando si entra nel merito. Le decisioni su cosa acquistare, purtroppo, debbono essere prese dai medici. L’unica conditio sine qua non è che queste decisioni debbono essere assunte sulla base di una seria programmazione. Cosa vuol fare l’ospedare nei prossimi 10 anni? Dove trova le risorse? Se si acquista un macchinario, dove si mette? C’è personale in grado di utilizzarlo? Se si rompe chi lo ripara? Attualmente a tutte queste domande non si dà risposta ed, a mio avviso, è questo il problema, non la presenza meno dei cittadini.