Esteri

Obama lancia subito la sfida in difesa del suo budget: arriva il change democratico?

SANITA’, ENERGIA, SCUOLA - Il documento economico di Obama si concentra su tre grandi aree d’azione. Il primo ambito è quello sanitario, dove l’Amministrazione propone di stanziare un fondo di oltre 600 miliardi di dollari al fine di assicurare la maggior parte dei cittadini americani. La somma prevista si autofinanzia in parte grazie ad alcuni risparmi individuati in Medicare e Medicaid, i due fondi che tutelano la salute degli over 65 e dei cittadini dal minor reddito. I tagli ai pagamenti per le compagnie assicurative troveranno sicuramente una risposta furiosa da parte dell’industria farmaceutica e sanitaria statunitense, come già visto ai tempi dell’Hillarycare. I maggiori investimenti nell’istruzione seguono invece uno schema che si ripete quando i democratici arrivano al potere, ad ogni livello e in ogni fase storica. I sindacati degli insegnanti delle scuole pubbliche stanno al partito di Obama come i petrolieri e l’industria delle materie prime ai repubblicani. Saranno proprio i custodi dell’oro nero i più danneggiati dalla nuova normativa energetica prevista da Obama, che introduce tra le altre cose un sistema di scambio delle quote di emissioni carboniche permesse. Ai tempi dell’ultima Amministrazione democratica, il Vice presidente Al Gore promosse senza successo l’introduzione di una Carbon Tax. L’obiettivo più ambizioso rimane sicuramente l’introduzione di una tutela sanitaria universale: il partito democratico propone questa riforma dai tempi di Truman, e mai il risultato è sembrato tanto vicino quanto ora.

DEMOCRAT REDUX -Il budget di Obama ripropone sostanzialmente la svolta progressista che Bill Clinton tentò all’inizio del suo mandato con molto incertezze, e alla quale rinunciò per salvare la pellaccia. L’unica, sostanziale, differenza è la gravità della recessione, affrontata probabilmente con meno coraggio di quanto sia necessario. La valutazione che soggiace, da parte democratica quantomeno, alla concausa principale della crisi economica è l’esplosione della disuguaglianza verificatasi negli Stati Uniti. Se negli anni ’70, l’1% più ricco della popolazione guadagnava circa l’8% della ricchezza nazionale, ora questa quota è schizzata al 22%, mentre le tasse che gravano sui più ricchi sono passate da un valore medio del 37% al 31%.  Gli investimenti nell’educazione pubblica, nell’ambiente e nella riforma sanitaria previsti nel budget segnano un tentativo di riequilibrio di questa disuguaglianza, che ha creato tra gli americani una forte spinta verso la ricetta economica democratica. Il fondo sanitario sarà finanziato con minori pagamenti di Medicare ai fornitori privati e con i tagli alle deduzioni ai più ricchi per le spese assicurative. I proventi del sistema di scambio delle quote di emissioni finanzieranno i crediti di imposta per i più poveri, introdotti nel Recovery Act recentemente approvato. Il budget di Obama riparte con più ambizioni dalla prima manovra di Clinton, solo che ora può contare su un’opinione pubblica e una maggioranza congressuale più favorevole. Durante i Roaring Twenties l’America si arricchì in modo profondamente diseguale, ma verso la fine del decennio crollò in una profonda depressione economica superata grazie al New Deal di Franklin Delano Roosevelt, che annichilì il conservatorismo per  50 anni. Il budget presentato da Obama indica che la storia potrebbe ripetersi, o quantomeno evidenzia questo desiderio.

2 commenti a Obama lancia subito la sfida in difesa del suo budget: arriva il change democratico?

  1. abr

    Non e’ vero che Clinton contrariamente agli altri presidenti Dems. non abbia lasciato nulla di “socialista” ai posteri: il fatot e’ che si preferisce parlarne poco.
    Fallita la riforma Medicare, il Kid lancio’ il programma “una casa a tutti gli americani”, potenziando le agenzie parastatali Freddie Mac e Fannie Mae che erogavano mutui e garanzie per i meno abbienti.
    Questa scelta, sposata dal “compassionevole” Bush interessato ad accattivarsi il voto degli immigrati ispanici, accoppiata con le deregulation clintoniane del mercato dei derivati, e’ il genitore naturale di quello che e’ successo l’anno scorso: lo scoppio della bolla degli strumenti finanziari costruiti sopra i mutui inesigibili erogati; ne paghiamo e ne pagheremo a lungo le conseguenze.
    Altro che “derive per la mancanza di controlli sul libersimo selvagigo dei mercati”!!!!!!

    Cosi’ come i figli dei nostri figli (non solo americani) pagheranno a lungo prima che venga chiuso il buco del 12% del Pil (!) aperto solo per il 2009 da Obama.
    ciao, Abr

  2. Ciao Abr
    quando parlavo di riforme delle Amm.dem, intendevo quella legislazione che gli americani definiscono major. Durante la presidenza Clinton, il Nafta, e forse la riforma del Welfare, potrebbero rientrare in questa categoria, e non mi pare siano un lascito socialista. Già su Schip e AmeriCorps, due delle cose più di sinistra, non metterei un aggettivo come major.
    Sulla deregulation finanziaria del 1999 se non ricordo male i voti favorevoli del Gop erano superiori a quelli dei democratici, e vista la quasi unanimità un eventuale veto di Clinton sarebbe stato inutile.
    Lo stesso Bill ti risponde meglio di me sulle pressioni che l’Amministrazione esercitò ai tempi su Fannie Mae e Freddie Mac e pure sulla stessa deregulation
    http://thehill.com/leading-the-news/clinton-rejects-blame-for-financial-crisis-2008-09-25.html

    La critica che fai, mi sembra, si rivolge in realtà al Community Reinvestemnt Act del 1977
    Ti giro un articolo che mi sembra metta meglio in prospettiva il reale peso della crisi subprime sull’attuale caos economico/finanziario
    http://www.slate.com/id/2204583/?from=rss

    Infine, anch’io temo per un eccesso di deficit, ma mi sembra in questo momento quasi come il minore dei mali.
    a presto
    a

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>