Tradire quale fedeltà?
03/03/2009 - È il caso dell’aborto: peccato gravissimo, raggiunto da una scomunica che, non a caso, è latae sententiae. Ma è il caso anche dell’omosessualità: praticarla è peccato mortale (sesto comandamento), ma l’omosessuale che ne renda pubblica la pratica incorre nell’aggravante dello
È il caso dell’aborto: peccato gravissimo, raggiunto da una scomunica che, non
a caso, è latae sententiae. Ma è il caso anche dell’omosessualità: praticarla è peccato mortale (sesto comandamento), ma l’omosessuale che ne renda pubblica la pratica incorre nell’aggravante dello scandalo, e lo Stato gli si fa complice se non la discrimina rispetto alla pratica sessuale che la Chiesa considera “naturale“, dunque informata dal disegno divino. Insomma, ad una coppia di omosessuali lo Stato non deve riconoscere alcun diritto pari o simile a quello di cui goda una coppia eterosessuale, né a questa deve essere riconosciuto alcun diritto pari o simile a quello di cui goda una coppia sposata – e solo da poco la Chiesa ha smesso di pretendere che la discriminazione fosse attiva tra matrimonio religioso e matrimonio civile.
IL TRADIMENTO DELLO STATO LAICO – “Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall’opinione pubblica“: questo fa sentire la Chiesa nel diritto e nel dovere di fare ingerenza non solo nel meccanismo legislativo di uno Stato laico, ma in ogni processo culturale che possa segnare uno scollamento dal profilo antropologico che accetta la Chiesa come mater et magistra. “Così, si rendono colpevoli di scandalo coloro che promuovono leggi o strutture sociali che portano alla degradazione dei costumi e alla corruzione della vita religiosa, o a condizioni sociali che, volutamente o no, rendono ardua o praticamente impossibile una condotta di vita cristiana, conformata ai precetti del Sommo Legislatore“.
Il Sommo Legislatore, attraverso l’ingerenza della Chiesa, deve dettare legge alla società (è quanto passa come “sovranità sociale di Cristo“): ciò che è peccato, se non può essere dichiarato reato, non deve essere assolutamente dichiarato diritto. Se pubblico, il peccato chiama peccato, e questo è considerato inammissibile, perché mette in serio pericolo secoli e secoli di controllo pieno e assoluto della Chiesa sulle coscienze e sui corpi degli individui, con la minaccia che è la più pericolosa per un sistema antropologico che dichiara come fine “ut unum sint“: l’esempio vivente che per ogni scelta esistono opzioni diverse e ciascun individuo è chiamato a decidere, se vuole, liberamente e responsabilmente. La fedeltà che il cattolico dichiara alla sua Chiesa e al Papa è – in radice – un tradimento dello Stato laico. Il paradosso nel giuramento di fedeltà che il cardinale Cormac Murphy-O’Connor deve prestare alla Regina sta nel paradosso del legislatore cattolico che presta giuramento di fedeltà alla Costituzione italiana nel punto in cui essa recita che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione [...] di religione” (art. 3).













mois, je suis fedele all’infedeltà di pensiero
“Il mio peccato, insomma, non ha il solo effetto di rendermi peccatore, ma di indurre in tentazione il mio prossimo:”
Sacro santa verità, Malvino!
infatti per la Chiesa vale la regola: “sentirsi tutti responsabili di tutti”.
@gloria
si scrive “moi” non mois.
caro dott. Malvino
Lei anche stavolta ha visto giusto
la prossima non sarà una guerra tra nazioni, ma tra religione ed ateismo
e chi vincerà, non vincerà “facile”
sulle aste dei miei tank, sulle picche dei miei eserciti non sventola la bandiera della nazione italica, tanto meno quella dell’ Europa
le mie armi, i miei uomini, la mia asta di combattimento porta avvolta la bandiera della religione mondiale, della tradizione, della coscienza, dell’ umanitarismo in lotta con le aride teorie demoplutoliberistefariseiche
la mia asta sventola beffarda la bandiera del Papa Re
GOTT MIT UNS