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Ignazio Marino verso il processo per cene e scontrini: più difficili le Elezioni Roma 2016

È tutto ancora da chiarire quale potrà essere il ruolo di Ignazio Marino per le Elezioni 2016 che si avvicinano a Roma: è in costruzione il cantiere dell’asse con la sinistra di Stefano Fassina candidato sindaco, e però molto dipende dai guai giudiziari dell’ex sindaco chirurgo del Partito Democratico che, si apprende dai giornali di oggi, sarebbe davvero vicino al processo per peculato, falso e truffa. Pesa l’indagine della procura di Roma sulle cene e sugli scontrini rendicontati dal primo cittadino, pagate con la carta di credito del Comune di Roma e poi scarsamente o falsamente – è quello che sta cercando di appurare la Procura – rendicontate.

ELEZIONI ROMA 2016, IGNAZIO MARINO VERSO IL PROCESSO

Il Messaggero nella Cronaca di Roma ci spiega di come il processo, per Ignazio Marino, sia ormai un’ipotesi concreta.

Cene offerte ad amici e parenti, giustificativi fasulli, contratti di consulenza inesistenti. Un terremoto giudiziario travolge Ignazio Marino, inficiando così quelle che erano le sue aspirazioni nella corsa per le elezioni comunali. Resta in campo Fassina, mentre la Procura di Roma cala un tris d’assi: peculato, falso e truffa, contestati al chirurgo dem. Le tre accuse rischiano di trascinarlo a processo, visto che il medico di centrosinistra è stato appena raggiunto da un duplice avviso di conclusione delle indagini, atto che solitamente precede una richiesta di rinvio a giudizio. Le inchieste sul caso “scontrino-gate” e sulla Onlus Imagine, sono chiuse. Il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il pm Roberto Felici tirano le somme e chiedono il conto.

 

 

Di cosa stiamo parlando? Tredicimila euro di cene consumate «a piacimento» del sindaco con commensali da lui scelti e fuori dalle specifiche funzioni di rappresentanza che avrebbero consentito l’utilizzo del denaro pubblico; per poi affidare l’intera rendicontazione dei rimborsi al suo staff, che però avrebbe negato ogni coinvolgimento.

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Di qui, le due accuse.

Marino è sospettato di aver saldato con la carta di credito di rappresentanza una sfilza di banchetti privati, fatti passare come incontri istituzionali. Le cene anomale contestate sono in tutto 56. Sono state effettuate tra il luglio 2013 e il giugno 2015. La spesa ammonta a circa 13mila euro e costa all’ex numero uno del Campidoglio l’accusa di peculato. Per il pm Felici, Marino avrebbe pagato i pasti «nell’interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate, tramite l’indebito utilizzo del suddetto strumento di pagamento». Come scrive il Nucleo di polizia tributaria della Finanza in un’informativa, molte cene sarebbero state consumate in alcuni ristoranti situati nei pressi dell’abitazione dell’ex sindaco, a Roma. Altri banchetti sarebbero stati offerti in altre città, come Genova, Firenze, Milano e Torino, «ove si era recato generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, al di fuori della funzione di rappresentanza», cagionando «un ammanco finale stimato in euro 12.716». Per la stessa vicenda, Marino deve rispondere anche di falso. Come si legge nel capo d’imputazione, avrebbe tentato di «occultare» le spese indebite coinvolgendo alcuni membri dello staff. Nello specifico, avrebbe «impartito disposizioni al personale della sua segreteria affinché formasse le dichiarazioni giustificative delle spese inserendovi indicazioni non veritiere, tese ad accreditare la natura istituzionale dell’evento e apponendo in calce alle stesse la di lui firma». In questo modo, avrebbe «indotto ripetutamente soggetti non individuati addetti alla segreteria a redigere atti pubblici attestanti fatti non veri e recanti la sua sottoscrizione apocrifa». Pochi giorni dopo l’esplosione dello scandalo, Marino si era presentato in Procura. «Le firme sugli scontrini non sono mie, le avranno messe i miei collaboratori», aveva detto. Gli stessi collaboratori, però, avevano smentito la circostanza. E l’ex sindaco si era guadagnato la seconda contestazione.

 

Terza accusa, quella di truffa, per il famoso caso della Onlus “Imagine”: il sindaco di Roma prima di vivere la sua esperienza amministrativa era rappresentante legale di una organizzazione non lucrativa; nell’ambito di quella attività Marino avrebbe siglato prestazioni per seimila euro a favore di soggetti inesistenti, guadagnando in contributi.  «A detta dell’accusa, gli indagati, tra il 2013 e il 2014, avrebbero tratto in errore l’Amministrazione finanziaria e l’Inps, procurando alla Imagine «un ingiusto profitto, consistito nell’omesso versamento degli oneri contributivi dovuti per prestazioni lavorative» che, in realtà, non sarebbero mai state svolte», continua il Messaggero: per Marino qualsiasi ipotetica corsa elettorale appare ormai molto difficile.