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Primarie Roma 2016, a due settimane dal voto la paura del flop

«Guarda, lasciamo perdere, non ne parliamo proprio»: chiude il discorso, taglia corto un ex consigliere comunale del Partito Democratico in corsa per le Elezioni 2016 a Roma: «Io l’ho detto, l’ho detto: ci autotassiamo e stampiamo qualche manifesto, pagando la regolare tassa comunale. Così non si può». Borbottano i militanti ascoltati nella hall dell’Auditorium della Conciliazione, accorsi ad ascoltare Francesco Rutelli e la sua Prossima Roma: le Primarie Roma 2016, per ora non decollano. E ci si inizia a chiedere se lo faranno mai, a due settimane dal voto, e con l’intenzione netta di ottenere un buon successo di affluenza, di partecipazione e, dunque, anche di ritorno finanziario.

PRIMARIE ROMA 2016, A DUE SETTIMANE DAL VOTO LA PAURA DEL FLOP

Milano, 6 febbraio 2016: le Primarie Milano, con tanto di manifesti 6×3 attaccati in tutte le metropolitane della città, vedono un’affluenza di oltre 60mila persone: in una città che ha meno della metà degli abitanti della Capitale. Quale la previsione dell’affluenza per le primarie romane? Fra gli addetti ai lavori, fra chi sta organizzando le consultazioni, il balletto dei numeri è già partito: centomila, dice qualcuno, come quelle del 2013 che certificarono la corsa di Ignazio Marino; fra i 60 e i 70mila, i più realisti; «vuoi la verità? Non arriviamo ai cinquantamila», dicono, i più pessimisti: un’ipotesi, quest’ultima, che sarebbe un vero e proprio disastro. «La città non è mobilitata, queste primarie non si sentono. E non si va nemmeno a votare per i municipi, una corsa che era in grado di scaldare un po’ i cuori». Sono le primarie del dopo Mafia Capitale, in cui la sobrietà è la parola d’ordine del Partito Democratico romano: «Saranno primarie precise, pulite, tutto certificato al millimetro», dicono dal comitato organizzatore, la macchina che da via degli Scialoja sta approntando i gazebo mentre Roberto Giachetti e Roberto Morassut continuano a girare la città: «Anche perché, qui di soldi non ce ne sono».

Certo, i numeri per ora sono impietosi. E’ da qualche giorno online il sito web delle primarie romane, con in prima pagina un contatore gigantesco: mancano meno di due settimane al voto. Nella pagina «Trova il tuo seggio» campeggia un fermo «Pagina in costruzione»: ma, assicurano gli organizzatori, la geolocalizzazione puntuale e precisa di tutti i gazebo arriverà a giorni, a brevissimo. Saranno le primarie con la più alta quantità di seggi che in città si siano mai realizzate: 190 punti voto di cui oltre 100 gazebo all’aperto, così che proprio tutti possano votare. Prima, in effetti, bisognerebbe assicurarsi che i romani sappiano della data delle primarie e della modalità di voto; il che, stando ai nemmeno 1000 fan della pagina Facebook delle primarie romane, sembra un obiettivo lontano. Eppure dal Partito Democratico ostentano sicurezza, ricordando che sistematicamente, ad ogni elezione primaria, si fanno i conti anticipati sull’affluenza spargendo timori della prima ora: «E alla fine le persone a votare sono sempre venute». Certo, aggiungono un momento dopo, la situazione è veramente difficile: le consultazioni si tengono dopo la tragedia di un’amministrazione che si è auto-conclusa dal notaio e in cui un partito affaticato torna a chiedere la fiducia dei cittadini. Davvero non un quadro ottimale.

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Sia come sia, il partito romano ha le casse vuote: il commissario cittadino Matteo Orfini lo va dicendo da quasi un anno, i debiti sono tanti, i circoli si sono accorpati. È l’ora dell’essenzialità, anche perché l’alternativa è il preferenzificio, i pullman di pensionati scaricati al voto in cambio del pranzo pagato e le cordate del consenso militare; certo, un minimo d’aiuto dal partito nazionale, ragiona chi sta organizzando, non guasterebbe. Però, finora, dal secondo piano del Nazareno rispondono picche: fonti riservatissime comunicano a Giornalettismo che nel weekend il comitato organizzatore delle primarie romane ha avuto un primo contatto con la dirigenza nazionale. Tema: un eventuale finanziamento per le consultazioni nella capitale; risposta, per ora non se ne parla: «Noi, qui al comitato, ci stiamo occupando di organizzare i gazebo e i seggi; faremo la nostra comunicazione. Dopodiché, non possiamo mica sostituirci ai candidati», dicono da via degli Scialoja: «Sono loro a dover portare le persone a votare». A meno che la bassa affluenza non possa essere d’aiuto a qualcuno: «Io la vedo così», dice un dirigente di lungo corso del Pd Roma intercettato fuori dall’Assemblea nazionale del Partito Democratico che si è tenuta all’Hotel Parco dei Principi: «Affluenza bassa, Morassut è competitivo; affluenza alta, Giachetti intercetta il voto di opinione». Certo, gli facciamo notare, qualsiasi candidato sindaco esca da primarie con scarsa affluenza parte azzoppato: «Certo, è così». E il  sei marzo si avvicina.