Uio. Uuu, aaa, eee, iii, ooo, uuu. Insomma. Un po’ per uno io e i miei amici, reduci dalla settimana alla moda a Milano dove eravamo stati cacciati per aver dato della prezzo-mollina a Belen, facevamo Carla Bruni in concerto. C’eravamo spartiti i ruoli. Chi s’era seduto, chi suonava la chitarra, chi si vergognava e basta, chi si vergognava di essere (nessuno s’è offerto per l’avere), chi si vergognava di essere italiana e chi figlia illegittima, chi rimaneva incinta di Enthoven e non (anche) di Henry Levì, chi chiamava Lula e chi chiavava Sarkozì. Chi s’era preso le u, chi le o, chi le o oppure le u aveva voluto l’assicurazione. Assicurarsi la bocca. Che non gli rimanesse così, a culo di gallina. Formaggio francese e piedi scalzi, ci pensava l’Incontrada. La quale guardando le gambotte cellulitiche di Simplicio lo rassicurava. “T’ho dato la tua gonna”.
The final Ricchiuti
The Final Ricchiuti #217
2 marzo 2009




Ma che cretinata di articolo è ?
Gian, è il genio di Vincenzo. Non si discute. Punto.