Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Archivio | Chi siamo | Contatti | Pubblicità
di Paolo Bertrando
pubblicato il 30 luglio 2008 alle 11:33 dallo stesso autore - torna alla home

Il Popolo della Libertà è attraversato da numerose correnti, guidate da personaggi che non trovano spazio per affermarsi. Per Formigoni e Galan è il momento di passare all’azione.

Venti dal Nord è una rubrica che ogni settimana raccoglierà rumors e indiscrezioni su come si sta muovendo la politica del Nord. Protagonisti, progetti, novità. Gli estensori fanno parte, a vario titolo, del Popolo delle Libertà

“Un grande fiume, con tanti, importantissimi, affluenti”. Così Silvio Berlusconi aveva immaginato il Popolo della Libertà: il grande fiume avrebbe dovuto essere la risultante dell’unione tra An e Forza Italia; a fare header Lo strano asse del Nordda affluenti i tanti movimenti (Circoli della Libertà, del Buongoverno, ecc), la cosiddetta società civile, un novero rilevante di fondazioni e la solita spolverata di associazioni e centri studi. Alla prova dei fatti, come spesso accade, la politica ha sovrastimato sé stessa: associazioni, centri studi e fondazioni non hanno (e difficilmente avranno) la rilevanza che assumono nei sistemi anglosassoni, mentre i cosiddetti circoli che avrebbero dovuto esaltare la partecipazione e ampliare la base elettorale del Pdl, si sono rivelati più un artificio mediatico che un’esperienza collettiva di partecipazione e sono evaporati al primo caldo estivo post-elezioni.

COME LA DC – Resta, comunque, il grande fiume. O almeno dovrebbe. Per essere grande, in termini elettorali e di rappresentanti in Parlamento, il Popolo della Libertà è quanto di più consistente si sia mai visto dai tempi della Democrazia Cristiana modello “Balena Bianca”. Il problema, però, è che le correnti interne lo rendono un fiume poco navigabile. Accadeva anche nella Dc di cui si diceva sopra e accadeva soprattutto con l’avvicinarsi dei congressi, delle competizioni elettorali e di tutti quei momenti dc Lo strano asse del Nordin cui morotei e dorotei, andreottiani e componente Donat Cattin erano pronti a darsele e a dirsele pur di spuntare una sedia in più in quel gigantesco “sistema Cancelli” che era la Prima Repubblica. L’avvento del Paese a immagine e somiglianza del decisionismo berlusconiano, l’approdo ad un sistema bipolare con partiti leggeri e una generalizzata apatia politica avevano lasciato intendere che non saremmo mai più ritornati lì: mai più lotte di corrente, mai più capipopolo autogestiti, mai più partiti in cui si discute e non si decide, mai più spartizioni.

GALAN E FORMIGONI - Quel che il gotha del nascente Pdl non ha ben considerato è che quei congressi, quelle competizioni, quel darsele e dirsele, erano una straordinaria palestra dove i più esagitati sfogavano le furie oratorie e i più bravi emergevano verso possibili ruoli di prestigio. Senza tutto questo, vien da chiedersi, dove li fai giocare i piccoli bambini che si avvicinano alla politica? Lo hanno capito, prima di tutto, gli autoconvocati di Galan. Si sono dati appuntamento a Padova, si sono contati (ed erano tanti) e si sono detti che vogliono un partito dove litigare, non come i Comunisti a Chianciano, ma vogliono poter discutere e dire di non essere d’accordo. A far da sponda, casualmente, ci si trovano i ciellini di Roberto Formigoni. Anche loro componente storica di Forza Italia e, nei fatti, tagliati fuori da una ristrutturazione del partito che rade al suolo ogni speranza di contare qualcosa per chi punta tutto sull’organizzazione capillare e sul radicamento territoriale.

formigoni Lo strano asse del NordIL CONNUBIO - Fatto fuori da Tremonti per i ruoli di governo ed emarginato da Berlusconi che iniziava a percepirne con fastidio l’ascesa, il presidente della Regione Lombardia avrebbe riunito un gruppo ristrettissimo dei suoi per dire con chiarezza che così proprio non si può andare avanti. Chiede, come il collega Galan, più democrazia interna e classi dirigenti che si formino su basi locale. Da Galan lo dividono moltissime cose: ipercattolico uno, laico l’altro; tanto mediatore il lombardo quanto irruento il veneto; ex dc il governatore lombardo e allergico alla vecchia partitocrazia l’omologo veneto. Quel che divide, poco importa, perché sembra che ad unirli, al di là di ogni questione ideologica sia il metodo da seguire per la formazione del nuovo partito. Entrambi, infatti, hanno capito una cosa: sono troppo bravi perché qualcuno li scelga e troppo scomodi perché qualcuno li aiuti. O vincono con una prova di forza o rischiano di perdere per sempre. L’azzardo poteva essere una presenza di Galan al meeting ciellino di Rimini, molto più realisticamente i due si rivedranno per discutere di federalismo fiscale e devoluzione e si troveranno, già a settembre, a pianificare l’assalto al centralismo politico voluto da Berlusconi.