René Laennec, lo stetoscopio e il ruolo di Google nella cultura 2.0

René Laennec, come per molti di voi, era uno sconosciuto per me sino a oggi. Poi ho aperto Google, ho visto il doodle su René Laennec, l’uomo che ha inventato lo stetoscopio, e ho letto la sua storia perché incuriosito. D’altra parte alzi la mano chi da piccolo non ha mai giocato con lo stetoscopio di René Laennec, senza sapere chi lo avesse inventato. E allora nel fare questo piccolo gesto, mi sono fermato a pensare. E mio malgrado ho ragionato sull’importanza che sta assumendo il Doodle di Google per la memoria condivisa, su quello che ci insegna, su cosa “spinge”

RENÉ LAENNEC E LA MEMORIA CONDIVISA DEI DOODLE DI GOOGLE

Perché ovviamente a ogni doodle di Google, compreso quello su René Laennec di oggi, abbiamo imparato qualcosa dalla mega-produzione di articoli storici sul tema. Così se oggi sappiamo chi inventò lo stetoscopio lo dobbiamo a Google, così come ieri abbiamo scoperto come si misura la piccantezza del peperoncino con la scala di Wilbur Scoville, e l’altro giorno ancora ci siamo ricordati della scala perioda degli elementi di Mendeleev, che pure da piccoli ci aveva perseguitato nell’ora di chimica, e a studiarla attraverso la vita dell’uomo che l’ha inventata, ci è parsa persino più simpatica e facile da digerire. Forse perché dopo nessuno ci avrebbe interrogato al riguardo. Così come nessuno ci interrogherà su René Laennec, che però rimarrà là, una cosa scoperta. Un regalo inaspettato.

Perché è questo che in sostanza fanno i Doodle di Google: ci “spingono” a sapere qualcosa. Nel caso di René Laennec e degli altri la vita di uomini che ogni giorno ci accompagnano senza che noi lo sappiamo. Oppure di eventi che non ricordavamo, o di piccole curiosità – come nel caso di Nessie, il mostro di Loch Ness. Sembrerebbe una piccolezza ma non lo è: in questo modo Google “costruisce” assieme a noi una cultura, ovvero uno strato di conoscenze a cui possiamo attingere per esperienziare il mondo. In questo senso è carino ragionare sull’importanza che queste piccolezze, che spesso passano in secondo piano, hanno nella nostra esperienza collettiva del web, e di quello di buono che possiamo imparare vivendolo al meglio. Che sia la vita di René Laennec o l’anniversario della scoperta della montagna delle farfalle, è un pezzettino di cultura che aggiungiamo al nostro bagaglio. Magari evitando per 5 minuti di condividere bufale o insultare il prossimo su Facebook. Un buon risultato, che dite?

 

 

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