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Guido Bertolaso, il centrodestra alle Elezioni Roma 2016 fra mille dubbi

La settimana scorsa si è chiusa con un piccolo passo avanti per il centrodestra che cammina per le Elezioni 2016: a Roma si è chiuso l’accordo per la candidatura di Guido Bertolaso, l’ex direttore della Protezione Civile a cui tutti i leader hanno chiesto la disponibilità di essere l’uomo per la corsa unitaria del centrodestra nella Capitale. Una candidatura con molti distinguo e molti dubbi, a dire la verità, visto che è ancora in campo la candidatura di Alfio Marchini, il civico moderato che riscuote molti successi fra i luogotenenti di Forza Italia; visto che dalle parti di Fratelli d’Italia l’idea di rinunciare ad un candidato di bandiera è piuttosto malvista; e visto che certo Matteo Salvini non esulta all’idea di sostenere un candidato con dei processi sulle spalle.

ELEZIONI ROMA 2016, IL CENTRODESTRA VIRA SU BERTOLASO CON TANTI DUBBI

Il Nuovo Centrodestra, che a Roma ha qualche peso, conferma il suo appoggio ad Alfio Marchini. Il Messaggero fa il punto della situazione nel centrodestra romano.

Di fronte al disastro di Roma, sono convinto che Marchini sia una strada nuova». Angelino Alfano rinnova l’endorsment. Già ad ottobre Beatrice Lorenzin assicurò il sostegno all’ingegnere romano. L’importante – era la premessa del ministro della Sanità – è che non vada «a spiaggiarsi verso destra». Ora, il giorno dopo la discesa in campo di Bertolaso, arriva la conferma che Ncd non intende in ogni caso cambiare candidato. «Ci riuniremo nei prossimi giorni ma siamo assolutamente orientati», annuncia il responsabile del Viminale, a muoverci in questa direzione «in una logica non di partiti ma civica».

 

 

Il centrodestra berlusconiano, come dicevamo, fra mille dubbi continua la costruzione della carta Bertolaso.

 

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Sull’ex capo della Protezione civile Berlusconi ha deciso di puntare tutto. Ha annunciato che sarà al suo fianco in campagna elettorale. «Io sarò il regista, un ruolo che non avrei certo potuto ricoprire se avessimo schierato Meloni o Marchini», ha spiegato l’ex presidente del Consiglio ai suoi. Riuscendo per il momento a calmare i dubbi dei dirigenti azzurri che volevano a tutti i costi un accordo con Marchini per dare una spallata a Renzi. Tajani ha già lanciato una manifestazione che si terrà il 4 marzo con Bertolaso e Berlusconi. E anche Gasparri e Matteoli rivolgono appelli all’unità e hanno abbandonato ogni idea di consultazione popolare. In ogni caso resta il timore che si possano disperdere i voti. E resta il malessere in FI di chi pensa che Bertolaso non sia il candidato giusto per vincere. Un assist ai dubbiosi lo ha fornito lo stesso Bertolaso, spiegando in un’intervista di aver votato nel 2008 Rutelli alla corsa per il sindaco di Roma. «E allora che differenza c’è con Marchini?», si chiede per esempio Storace. La destra romana ha già preso le distanze dall’uomo del Cavaliere. Pesano soprattutto le grane giudiziarie, anche se Bertolaso ha annunciato di voler rinunciare alla prescrizione e di mettere già sul tavolo eventualmente le dimissioni qualora dovesse essere condannato. Ma Salvini e Meloni hanno preferito togliere veti e paletti. Anche su Parisi, nonostante il fatto che al fianco dell’ex direttore generale di Confindustria si sia schierato pure Alfano, perché «le alleanze le decidono i territori e Parisi è una personalità brillante, non un tecnico algido».

Per Matteo Salvini la corsa di Bertolaso è prima di tutto un’opportunità: quella di mandare definitivamente a schiantare il vecchio centrodestra berlusconiano prima di raccoglierne i cocci.

Il leader del Carroccio mira alle amministrative per consacrarsi come futuro candidato premier nel centrodestra. Per il giovane Matteo il marchio di FI non tira piu’, ben vengano quindi due city manager a nascondere gli affanni azzurri. Ma qualora Roma e Milano dovessero andare perdute il cambio della guardia sarebbe – questo il piano – ancora più celere.