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pubblicato il 3 marzo 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

Prima di poter riprendere regolarmente gli studi e laurearsi dovrà scontare sei mesi di probation, un lungo periodo di prova nel corso del quale sarà osservato e star ben attento a come e cosa scrivere sulla sua bacheca di facebook.

Thomas Harris è uno studente del Calvin College di Grand Rapids nel Michigan e da nemmeno un mese gli è piombata addosso una punizione esemplare. Inutili i suoi tentativi di disCocci1 Sospeso causa Facebook, oppure messo in galera. Può succedere!colparsi dall’accusa di aver postato sul proprio facebook un commento piuttosto spinto, “sessuale“, che i responsabili del Calvin ritengono debba necessariamente riferirsi ad un’altra studentessa del posto, inquilina dello stesso dormitorio presso cui alloggiava il giovane. Alloggiava, tempo passato. Per quella frase scritta con troppa leggerezza sulla parete della propria casina nel web, infatti, Harris è stato trasferito in un altro studentato, invitato caldamente a postare sulla sua bacheca feisbukkiana considerazioni più edificanti per riparare al danno. Il Calvin College, che si interfaccia al web con professionalità, attraverso curati profili, su portali come youtube, vimeo, twitter e facebook, ha così spiegato il provvedimento: “Negli ultimi cinque anni abbiamo attivamente educato i nostri studenti a come postare su Facebook e Internet. Vogliamo che la loro vita virtuale sia la medesima della vita reale. Vogliamo che sempre e comunque conservino la propria integrità e i propri valori”

IL VIZIOSO BUONTEMPONE - E sì, hanno ragione. Ci vorrebbe, come dire, un certo “senso etico” nel vivere dentro, ma anche, fuori la rete. Lo si dica anche a E.Robert DeCampos, un oramai ex tecnico ed ex amministratore della rete informatica della UMass, l’università del Massachussets, nel Dartmouth. Il trentenne ora rischia una pena di 5 anni dietro le sbarre, e una sanzione di ben 25.00 dollari. Ma, occhio, non solo perché ha o avrebbe scaricato dalla rete immagini di ragazze in desabiliè con subdole operazioni di hackeraggio, ma anche perché, per strada – voglio dire – nel mondo cosiddetto “reale”, scattava di soppiatto foto - e questo almeno è certo – a belle signore, ignare modelle della sua collezione di figurine. E poi, giusto per non farsi mancare nulla, una volta si era pure portato a casa una webcam wireless dal dipartimento e non l’aveva più restituita. Così, mentre la rete italiana si interroga (più o meno correttamente nei confronti degli omonimi) sull’identità di un tale Danilo Mastrantoni su facebook (da taluni spacciato come un pericoloso virus, da altri creduto ladro anche solo di idee, da altri uno scherzo di amici burloni, da me medesima – e non solo – una qualche traccia di guerrilla marketing che potrebbe svelarsi a noialtri nella sua vera essenza – si spera –  non troppo tardi) dall’America arriva dunque la notizia di questo bontempone vizioso, hacker per caso e forse per davvero, sgamato subito subito, il 20 ottobre scorso, a soli quattro giorni dalla sua 48ore di tour turistico tra i lussuriosi profili facebookkiani di alcune studentesse della sua università. Almeno 16 quelle di cui avrebbe “rubato” le foto, scoperte dalla polizia archiviate ancora in una chiavetta trovata nel suo appartamento. 13 invece sarebbero stati in totale gli accessi non autorizzati agli account mail delle sue ignare vittime, che, salvo un paio di casi, nemmeno sapevano della sua esistenza.

I BUG DI FACEBOOK – Secondo il risultati cui è giunta una società di consulenza informatica esterna chiamata ad indagare, al De Campos sarebbe bastato profittare dei propri privilegi come amministratore della rete informatica dell’ateneo per avere Cocci2 Sospeso causa Facebook, oppure messo in galera. Può succedere!accesso alle caselle di posta elettronica delle ragazze, e, di conseguenza, per gestire a proprio piacimento – richiesta e reimpostazione della password compreso – i loro account facebook, che aveva da subito e prima di tutto individuato, selezionato e verificato. E dentro ci aveva trovato quello che forse cercava o quello che forse nemmeno sperava di trovare: foto delle ragazze, vestite di ben poco o solo della propria pelle, immagini pubbliche, riservate agli amici o private. Scoperto, era stato poi immediatamente allontanato e licenziato dall’università del Massachussets, la stessa, peraltro, presso la quale si era laureato. Nel corso di questi mesi son poi venute a galla le altre su viziose trascorse attività ed un piccolo dettaglio, a detta di alcuni, più preoccupante: il presunto smanettone avrebbe cercato in internet informazioni più dettagliate su una studentessa pendolare del Massachussetts, per sapere dove abitasse. Chissà. Ad aprile ci sarà il processo. Riuscirà a difendersi? A dimostrare – come sostiene – che non è stato lui? Che qualcuno, a sua volta, deva avergli rubato la password ed essersi seduto ad hakerare al posto suo? Al suo fianco semmai, risponde la polizia, dal momento che è certo che in quei giorni fosse al lavoro, bloccato alla sua postazione, quella dalla quale era partito tutto. Eppure mi chiedo: era proprio indispensabile fare tutto questo per visionare le foto delle studentesse? Insomma, succede solo a me di inciampare, sovente, in dei bug di facebook che, se lo volessi, mi consentirebbero di curiosare nei profili, tra le immagini e sulle bacheche di persone che non solo sono a me del tutto estranee ma che nemmeno compaiono nella mia lista di contatti?

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