In uno degli atenei più importanti di Roma tutto si riduce alla vita domestica: le stesse facce, stranamente imparentate, nel più classico dei film all’italiana dove tutto resta inter nos.
«Qui tutti vorrebbero essere come me: belli, biondi e sardi», ripete in continuazione ai suoi studenti il potentissimo Giovanni Simonetti, professore di radiologia al policlinico di Tor Vergata, strusciandosi la folta chioma bianca. Sul bello, biondo e sardo c’è poco da sapere, ma di certo in molti vorrebbero poter
vantare la sua stessa parentela: la moglie, Anna Micaela Ciarrapico (lei professoressa di economia sanitaria presso la stessa facoltà di medicina) è la figlia del più celebre Giuseppe, candidato Pdl con il pallino per il Buce, come lo soprannominava affettuosamente Gadda. E non è certo per il fascino esercitato ancora dalle camicie nere che si vorrebbe possedere la stessa parentela. È che a Tor Vergata se hai un nome importante o sei “figlio d’arte” un posto per te si trova sempre. I professori fanno a gara per piazzare i propri parenti e nessuno, nessuno, si scandalizza. Inutile poi rivolgersi al rettore dell’Università, Alessandro Finazzi Agrò, o tantomeno al preside della facoltà di medicina, Renato Lauro: la famiglia, si sa, è cosa seria e ai figli loro c’hanno pensato per primi. Enrico Finazzi Agrò è professore associato di uorologia, mentre a Davide Lauro è andata meglio ed è ordinario di endrocrinologia. Ma un punto a suo favore Finazzi Agrò lo segna lo stesso visto che a Tor Vergata ci sono due suoi nipoti: Calogero Foti, professore straordinario di medicina fisica e riabilitazione, e Gaetano Gigante, ordinario della stessa materia del primo.
STRANE RIPETIZIONI - Chiaro è che sui meriti non si discute. Indubbiamente avranno sudato tutti sette camice per arrivare dove sono, ma è comunque singolare che sfogliando l’Annuario della facoltà sia un susseguirsi di nomi e cognomi uguali. E basta andare a vedere le scuole di specializzazione, disseminate di figli dei professori, per capire che qualcosa di poco chiaro c’è. Basta
pensare che all’ultimo concorso per la scuola di specializzazione in immunologia e allergologia clinica che si è tenuto a febbraio c’è stato un solo partecipante. A che pro concorrere, infatti, quando anche i muri sapevano che avrebbe vinto Carlo Perricone, figlio di Roberto, professore associato di medicina interna e che per di più insegna proprio nella stessa scuola? Meglio, se si è bravi e tenaci, puntare su altri concorsi dove i posti a concorso sono maggiori. Tanto, quanti figli di professori di medicina decideranno di seguire le orme del padre? Be’, a quanto sembra, un numero non indifferente. A questo proposito, leggere il finale del post o questa lettera di smentita
GUARDA CHI SI VEDE – C’è ad esempio Davide Mineo che è ricercatore di medicina interna, mentre il padre Tommaso Claudio è ordinario di chirurgia. Come c’è Alberta Barlattani, che oltre ad aver ereditato dal padre Alberto il nome e il cognome, ha ereditato anche la stessa passione per la medicina e in particolare per i denti: lei è ricercatrice nel dipartimento di scienze odontostomatologiche, lo stesso in cui il padre è ordinario di protesi dentarie. Passione che i geni hanno trasmesso anche nel caso dei Federici: il padre, Giorgio, è ordinario di biochimica chimica, mentre il figlio è professore straordinario di metodi e didattiche delle attività motorie. Ci sono anche i Garaci comunque: Francesco Giuseppe è ricercatore di biopatologia, mentre il padre Enrico è ordinario di microbiologia e presidente dell’Istituto superiore di sanità. I Pistolese Giuseppe Raimondo e Chiara Adriana, lui professore ordinario di chirurgia v
ascolare e la figlia ricercatrice di biopatologia. Per non dimenticare i Di Girolamo che hanno letteralmente invaso la facoltà di medicina: Alberto è professore ordinario di otorinolaringoiatria, Stefano ha seguito le orme del padre ed è associato sempre a otorinolaringoiatria, mentre l’altro figlio Michele è ricercatore ad odontoiatria. E se vogliamo parlare di invasione allora non possiamo non nominare i due fratelli Cervelli, Valerio e Giulio, il primo associato di chirurgia generale e il secondo ricercatore di neuroscienze: entrambi nipoti di Carlo Alberto Casciani, professore ordinario di chirurgia.




depressione da inbreeding
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mi risulta che ci sia anche un Prof. Gaspari appartenente a tutt’altra “famiglia” abruzzese….
invece alla Federico II o al II Ateneo di Napoli , siamo ancora più avanti, solo figli e fratelli???NOOOOO, tutti i parenti fino al 7° grado di parentela…ci sono alberi con radici immense…e democraticamente però, ognuno secondo le proprie capacità intellettive quindi per ogni categoria dal bidello al direttore amm.vo al docente, indagare per credere!!!
Pensavo qualcosa fosse cambiato:(
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alla Federico II di Napoli, ci sono i parenti delle famiglie di
Tor Vergata …la figlia di Garaci etc
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Ci tengo a commentare quest’ articolo, in favore del Dott. Carlo Perricone.
Se tutti i figli di docenti e non che entrano al concorso di specializzazione fossero delle menti eccezionali come lui, la nostra sanità non avrebbe che di guadagnato!
Quindi invece di dire “è figlio di” “è parente di” si guardi bene prima anche di CHI si sta parlando!
free, ci siamo scusati con il prof. Perricone, scusandoci per l’errore e pubblicando la sua smentita. Abbiamo sbagliato, nei suoi confronti e ce ne dogliamo profondamente.
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Sempre di più mi chiedo come possano venir dette cose di tale rilevanza su persone senza che ci si trovi DENTRO le situazioni. Qui si parla di raccomandazioni e si infangano i nomi e la professionalità di professionisti. Credo sia doveroso pensare sulle cose che si scrivono non una, bensì cento volte. Certo, è vero che le persone possono avere legami di parentela, ma ciò è secondo voi sufficiente affinchè si possa additare una persona come raccomandata? Con ciò vogliamo quindi lanciare il messaggio che i figli non debbano seguire le orme dei padri? Vogliamo suggerire di prendere il nome dell’altro genitore che non ha legami professionali con ciò che ci accingiamo a intraprendere? Sono un laureato in Giurisprudenza e di natura accademica sono abituato a seguire un concetto fondamentale: per accusare servono prove, elementi cioè fondati su una realtà oggettivamente inconfutabile, e di certo qui nessuno ne ha portate. Cancellare una frase scritta non è come non averla scritta. Scusate lo sfogo, ma trovo alquanto ingiusto un potere di questa portata dato nelle mani di persone sbagliate.
Buon lavoro
Scusa, ma sei sicuramente un figlio di “professore” per parlare così … sai qualcosa del “conflitto di interesse”? se un padre si ritrova il figlio “tra i piedi” nel proprio dipartimento, pensi che possa riuscire a non aiutarlo? mi sembra ovvio che lo aiuterà “facendo carte false” … la presenza di figli che “girano” nelle stanze dei padri dovrebbe essere impedita “per legge” proprio in base alle regole sul conflitto di interesse
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Non mi risulta che alla Cattolica, Sapienza, Campus Biomedico e da tutte le altre parti sia diverso…non che sia una giustificazione, ma non mi sembra giusto neanche parlare sempre e solo di qs aspetto di tor vergata. O fate un articolo comparativo con le altre università, magari parlando anche delle cose positve,oppure tacete….ricordate anche voi che fa più rumore un albero che cade che 100 che crescono no?
…io ci lavoro a tor vergata, e dico che sono stati tralasciati alcuni nipoti di I grado con cognomi diversi, e poi i parenti acquisiti (mogli e mariti) … e non sono pochi!
Grosso errore smentire, il caro Carlo Perricone è entrato a la Sapienza dove il padre lo aveva già piazzato tramite contatti. L’inciucio non era intra-università bensì extra-università.
Del resto la scuola di specializzazione de “La Sapienza” è più prestigiosa.
Altro concorso farlocco quello dell’Umberto I sai che novità…