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Ignazio Marino: «Elezioni Roma 2016, la mia lista contro Renzi»

L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino è quasi pronto a giocare la sua parte nelle Elezioni 2016: dopo l’incontro con il candidato della sinistra Stefano Fassina, con il quale è sempre più probabile un’asse, un’alleanza, un vero e proprio ticket, che vada in contrasto al candidato che uscirà dalle primarie del Partito Democratico che vedono in corsa Roberto Giachetti e Roberto Morassut; rompe progressivamente il silenzio il sindaco-chirurgo e prepara la “sua” lista: una lista civica con un forte profilo di sinistra che, si legge in un’intervista oggi, avrà un bersaglio estremamente identificato. Matteo Renzi, il suo governo e la sua linea politica.

ELEZIONI ROMA 2016, LA RABBIA DI IGNAZIO MARINO: «ORA UNA LISTA CONTRO RENZI»

Il Partito Democratico del presidente del consiglio dei Ministri, dice il chirurgo, ha tradito i suoi elettori e dovrebbe restituire i soldi delle primarie del 2013, quelle che l’hanno eletto frontrunner per la corsa a sindaco di Roma; la proposta è sempre quella promossa da Walter Tocci, una grande lista civica di centrosinistra senza il simbolo del Pd.

Ha trionfato nel 2013 alle primarie, ora sceglie di boicottarle, perché?

Non solo non parteciperò a queste primarie romane né da candidato né da elettore, ma ho anche chiesto al Pd di fare un atto di umiltà e non presentarsi. L’attuale gruppo dirigente del Pd che propone le primarie a Roma è lo stesso che le ha violentate e tradite, mandando via con un atto dal notaio, il 30 ottobre 2015, chi come me le aveva stravinte. E non hanno neanche l’o n està di restituire agli oltre centomila votanti le centinaia di migliaia di euro che chi ha fatto la coda ai gazebo aveva versato per votare: l’inganno a danno dei romani è stato doppio. È stato tradito il voto e il Pd si è intascato i soldi degli elettori. Dovrebbero chiedere scusa ai romani, fare un passo indietro e favorire la formazione di liste civiche a sostegno di candidati con un reale appoggio popolare. Qualcosa di simile era stato proposto dal senatore Walter Tocci e persino dall’onorevole Roberto Morassut, che poi deve averci ripensato e si è candidato.

Alle primarie correranno Giachetti per i renziani e Morassut, appunto, che forse pescherà da un mondo che le è stato vicino…

Sono due parlamentari che non ci pensano proprio a lasciare la poltrona che frutta a ciascuno circa 20 mila euro lordi al mese. Io ho concorso alla carica di sindaco di Roma dopo essermi dimesso dal Senato per correre senza un paracadute dorato. I due onorevoli sanno bene che il Pd a queste elezioni non è sostenibile, ma hanno obbedito agli ordini di Renzi, che ha ordinato loro di candidarsi e di fare i finti ingenui su quanto accaduto. E i due onorevoli hanno accettato: non tutti sanno dire di no al capo. Mi ha fatto sorridere l’onorevole Giachetti, ha detto di aver seguito “distrattamente” la fase del mio allontanamento dal Campidoglio. Ma come, vuoi fare il sindaco di Roma e segui una vicenda del genere “distrattamente”? Anche Morassut mi ha fatto sorridere, mi ha invitato alle primarie come se nulla fosse. Ma sì, facciamo finta di nulla!

 

 

Durissimi i toni dell’ex sindaco che conferma la collaborazione con le forze che si aggregano a sinistra del Partito Democratico, visto che, dice Marino, certo la sinistra non inizia o finisce con Matteo Renzi: a Roma, a Milano, a Napoli, si preparano fronti alternativi al partito di governo che puntano a prendere posizioni anche molto nette.

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Ha detto che a Roma serve una nuova forza civica, riprenderà il lavoro interrotto da candidato a sindaco ma fuori dal Pd quindi?
Sono un democratico, ma oggi non mi riconosco nel partito di Renzi. Il Pd romano ha grandi tradizioni, ha una storia di tutto rispetto. Ma ha perso la sua identità, si è contaminato negli ultimi anni, consociandosi con il sottogoverno dell’epoca Alemanno, fino ad arrivare al mio allontanamento, ricercando un’alleanza con i poteri forti che sostengono Renzi. Spero che gli elettori del Pd a Roma, non partecipando alle primarie, determinino una riflessione molto profonda per permettere così al Pd di ritrovare il contatto con la città. Il Pd deve far prevalere gli interessi di Roma a quelli dei capibastone e accettare la formazione di unica lista civica di centrosinistra, rinunciando al proprio simbolo.

È possibile un’alternativa a Milano, lei a Roma, De Magistris a Napoli. C’è spazio per un’altra sinistra fuori dal Pd?
La sinistra non si esaurisce nel Pd, soprattutto in quello di Renzi. Ci sono enormi spazi lasciati scoperti dall’ossessione renziana di allargarsi a destra. A Roma dobbiamo far prevalere il partito dei cittadini a quello della Nazione di Renzi e Alfano. A Roma, però, c’è anche Fassina con la sua Sinistra italiana… Fassina sta facendo molto. Abbiamo parlato a lungo. È importante che le forze che si stanno muovendo per continuare l’azione di cambiamento che abbiamo avviato lavorino insieme. Ha ancora la tessera del Pd, in Sicilia ce l’hanno anche molti ex cuffariani, prova imbarazzo? Io il Pd ho contribuito a fondarlo, credo ancora e crederò sempre in quei valori, che sono i valori della giustizia sociale, dell’uguaglianza, dei diritti e della trasparenza. Quei valori restano, anche se adesso c’è Renzi. Ma Renzi non ha comprato il Pd, ne è solo il temporaneamente il segretario