Codice comportamento M5S Roma
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Elezioni 2016: ecco cosa dice il Codice comportamento M5S Roma (e quanto vale)

Il Codice di comportamento che sottoscrivono i candidati M5S per le Elezioni Roma 2016 è ora pubblico sul blog di Grillo. Oggi “La Stampa”, in un pezzo a firma di Jacopo Iacoboni, riportava la notizia di una sanzione dell’importo di 150 mila euro in caso di violazione del codice ed espulsione dell’eletto dal Movimento.

Siamo già in campagna elettorale. E ce ne siamo accorti. Solo che mentre il M5S lavora sul territorio e si prepara al governo di Roma, c’è chi, come i partiti, prova a rivendersi qualche faccia riciclata e chi, come alcuni giornali, fa il gioco dei partiti e prova a screditarci con ogni mezzo. Ma tant’è, noi non abbiamo nulla da nascondere, al contrario.

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COME IL CODICE ETICO M5S VINCOLA GLI ELETTI DI ROMA

Non sono ammesse cordate di voto e le proposte per gli incarichi di designazione politica verranno decise a maggioranza assoluta dei consiglieri del M5S eletti ed in carica. Un vincolo sugli eletti c’è ed emerge su questioni ritenute giuridicamente complesse. «Verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle», recita il comma. Il Sindaco, gli Assessori e i consiglieri 5 stelle «dovranno operare in sintonia con i principi del M5S, con gli obbiettivi sintetizzati nel programma del M5S per Roma Capitale, con le indicazioni date dallo staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle». Aspetti che stridono con lo statuto di Roma Capitale e la libertà sul vincolo di mandato presente sia nel Parlamento Europeo che per i nostri parlamentari.

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COME IL CODICE ETICO M5S VINCOLA GLI ELETTI DI ROMA

Gli assistenti (a differenza di quanto inizialmente avvenne a Strasburgo) saranno scelti con consultazione dello staff (7b), la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini convergerà sul blog (http://www.beppegrillo.it/list) e sopratutto sia Grillo che Casaleggio, in quanto garanti, sono posti sullo stesso piano degli attivisti in caso di votazione. Poniamo per esempio un caso “Marino” nei 5 stelle. Ecco cosa potrebbe accadere:

a) Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume l’impegno etico di dimettersi se, durante il mandato, sarà condannato in sede penale, anche solo in primo grado. Assume altresì l’impegno etico di dimettersi laddove in seguito a fatti penalmente rilevanti venga iscritto nel registro degli indagati e la maggioranza degli iscritti al M5S mediante consultazione in rete ovvero i
garanti del Movimento decidano
per tale soluzione nel superiore interesse della preservazione dell’integrità del MoVimento 5 Stelle.
b) Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume altresì l’impegno etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice di comportamento, al rispetto delle sue regole e dei suoi principi e all’impegno assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S, con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online.
c) Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere sarà ritenuto gravemente inadempiente laddove, secondo il principio della democrazia diretta, detto “recall”, già applicato negli Stati Uniti: i) almeno 500 iscritti al MoVimento 5 Stelle alla data del 31/12/2014, residenti in Roma e nelle zone sotto la competenza territoriale di Roma Capitale, abbiano motivatamente proposto di dichiararlo gravemente inadempiente; ii) la proposta sia stata approvata mediante votazione in rete a maggioranza dagli iscritti al
MoVimento 5 Stelle al 30/6/2015 residenti in Roma e nelle zone sotto la competenza territoriale di Roma Capitale

Tralasciando che il recall, tanto sbandierato sui codici M5S, non si applica quasi mai, con i commi all’articolo 9 Grillo e Casaleggio scavalcano di fatto “le votazioni” della rete e l’ “uno vale uno”.

IL CODICE ETICO M5S E I 150 MILA EURO PER DANNI DI IMMAGINE

A dispetto degli altri accordi, siglati in passato per altre elezioni in cui ha corso M5S, stavolta la cifra dei 150 mila euro di multa è stabilita in base al danno di immagine che può subire il Movimento:

Ciascun candidato si dichiara consapevole che la violazione di detti principi comporta l’impegno etico alle dimissioni dell’eletto dalla carica ricoperta e/o il ritiro dell’uso del simbolo e l’espulsione dal M5S e che pertanto a seguito di una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice, il M5S subirà un grave danno alla propria immagine,che in relazione all’importanza della competizione elettorale, si quantifica in almeno Euro 150.000

Si tratta in pratica di una clausola simile a quella utilizzata per gli eletti a Strasburgo dove l’allora importo verteva sui euro 250 mila da devolvere al Comitato Promotore Elezioni Europee Movimento 5 Stelle. Ma questi codici hanno una valenza giuridica?

IL CODICE ETICO M5S VALE O NO?

Ed è qui che veniamo al punto. Finora nessun espulso dal Movimento ha sborsato una lira nelle casse M5S. Può esser incappato in lotte in tribunale ma, come ricorda uno dei più antichi casi, Favia, si tratta di questioni trascinate a colpi di denunce per diffamazione. Non certo per violazione del codice etico. Tutt’altro. Quando fu pubblicato il codice per gli eletti M5S a Strasburgo chiedemmo un parere a Giovanni Piccirilli, del Dipartimento di Scienze politiche LUISS Guido Carli, nonché Academic coordinator alla LUISS Guido Carli School of Government. Il codice degli eletti sembra più un documento politico. Anche stavolta la sua vincolabilità pare nulla. Non solo: non è la prima volta che un movimento vuole vincolare i suoi eletti: caso Martinez docet. Ma quelli erano altri “movimenti”