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Adriano Celentano, il re dei paraculi

Provocazioni, polemiche e clamorosi fallimenti del cantante che si credeva Gesù

Adriano Celentano, il re degli Ignoranti, non si smentisce mai. Alzi la mano chi non pensava che la sua ospitata al festival di Sanremo sarebbe passata tranquilla ed inosservata: pochi, molto pochi, probabilmente nemmeno Gianni Morandi che ha molto insistito per avere il molleggiato come ospite nella prima puntata dell’edizione 2012. Il carattere di Adriano è sempre stata la sua forza, il principale motivo della sua celebrità, del suo consenso fra i suoi affezionati fan. Adriano Celentano, questo non serve dirlo, da tempo non è più un semplice “cantante”: è un tribuno, un predicatore, che da anni batte e ribatte su alcuni temi a lui particolarmente cari. L’ambiente, ad esempio.

A SANREMO – Di diverso tenore, in realtà, il lungo monologo di ieri: un Adriano più arrabbiato, forse più cupo, ha inveito contro alcuni giornali e media cattolici rei di aver questionato il tenore del suo stipendio , contro la Corte Costituzionale che non ha dato il via libera al referendum sulla legge elettorale, contro la Francia e la Germania, responsabili dell’austerità e per rispondere crisi economica. “Avro’ girato mille Chiese, se c’e’ una cosa che non sopporto dei preti e anche dei frati e che non parlano mai della cosa piu importante e cioe’ del motivio per cui siamo nati, del cammino verso il traguardo, insomma non parlano mai del paradiso. Non siamo nati per morire. Devono dirlo. Senno’ la gente pensa che la vita sia quella che stiamo vivendo adesso: la guerra, lo spread. Ma che cazzo di vita e’ questa?”, ha detto il Molleggiato.

Questo è solo il primo video dell’esibizione di Celentano di ieri, trovate gli altri nel nostro articolo, qui. Come abbiamo detto, è solo l’ultima delle provocazioni, delle uscite politiche in senso stretto e lato del cantante, voce di sé stesso e del suo pensiero molto più e prima ancora ancora dell’essere voce della sua generazione e della sua arte.

LA VIA GLUCK – Tutto era iniziato, lo sappiamo, con il ragazzo della via Gluck, una delle canzoni simbolo della discografia di Celentano, summa del suo impegno ambientalista (il Molleggiato è vegetariano praticamente da sempre).

La storia della città che si mangia la campagna provocò l’interesse addirittura di Pier Paolo Pasolini che voleva farne un film, poi mai realizzato; e la risposta, ironica, del protagonista della canzone di Giorgio Gaber che gradirebbe una casa per la sua famiglia ma non può trovarla perché le hanno abbattute tutte per fare spazio agli alberi. Del ragazzo della Via Gluck si continua a parlare ancora oggi come il più lucido esempio di canzone “politica”: pubblicata nel 1966, anticipa tutte le contestazioni studentesche e segnala la trasformazione del cantante di origine pugliese da semplice rocker a predicatore politico.

FIGLI DELLA FOCA – L’ambientalismo è sempre stato un tratto distintivo della produzione di Celentano. Durante Fantastico ’87, da lui condotto, il Molleggiato si andò andare alla sua prima richiesta di voto esplicita. Si votava di lì a poco per il referendum regolativo della caccia: Celentano mostrò un video sugli orrori dei cacciatori, prese una lavagna in cui scrisse “La caccia è contro l’amore” e si proclamò figlio della foca. “Da qui partirà il buon esempio contro la violenza. Cio’ è possibile perchè noi abbiamo l’ inventiva. Oltre a essere i figli della foca siamo anche i figli di Leonardo da Vinci, Dante, Marconi”, disse il cantante. Mentre era in tv con il programma, nei negozi c’era il suo disco, “La pubblica ottusità”, che parlava senza filtro né remore dello scottante tema dell’ Aids. “Figli della foca” si iniziarono a chiamare i suoi fan, che presero a mandare missive – come da richiesta esplicita di Celentano – al presidente Cossiga. Da Repubblica: “4.346 lettere dei figli della foca sono giunte finora a Francesco Cossiga, dopo l’ appello anti-caccia lanciato dal cantante in tv sabato 7 novembre. Non è una valanga anche se c’ è da tener conto della lentezza postale ma sempre una bella cifra: una media di 400 lettere al giorno tra il 9 e il 19 novembre, probabilmente destinate ad aumentare. Sabato 7, la sera dell’ intervento sui referendum che ha causato tante polemiche, Celentano aveva mostrato un filmato sui massacri dei cuccioli di foca (peraltro duramente repressi, e quindi non più ripetuti, negli ultimi anni) e aveva lanciato un appello contro la caccia. Sono un figlio della foca disse e fece ripetere al pubblico e non voglio che mia madre pianga. Scrivete al presidente della Repubblica perché sappia quanti siamo. In tanti hanno ubbidito allo show-man: uomini, donne, bambini, intere scolaresche, gruppi ecologici spontanei. Naturalmente l’ invito di Celentano ha provocato pure la fazione opposta, quella dei cacciatori. Anche loro hanno scritto a Cossiga per difendere le loro tesi, ma il numero delle lettere a favore della caccia è trascurabile, dicono al Quirinale”.

AL CINEMA – La carriera tribunizia di Celentano corre parallela, fra tv e musica. Senza dimenticare il cinema: per molto tempo Celentano recita in vari film anche di grande successo (come Serafino di Pietro Germi) e ad un certo punto si siede in mano la poltrona di regista; la sua prima regia risale agli anni 1960, con l’opera prima Super rapina a Milano. Nel 1974 arriva Yuppi Du, film celebratissimo che già in quegli anni difficili affronta i temi delle morti sul lavoro, della violenza sessuale, della povertà.

Dopo gli anni a cavallo fra i 70 e gli 80, in cui Celentano è prolifico e acclamato attore e regista, arriva il brusco stop con “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”, film “scritto, diretto, sceneggiato, montato, musicato ed interpretato da Adriano Celentano” che si rivelerà il suo più grande flop, complicato, delirante e costosissimo, che rimase piantato al botteghino. La storia, para-messianica, narra secondo Wikipedia di “un mondo devastato dalla violenza, e da altri gravi problemi sociali” in cui “in Italia giunge col treno Joan Lui, personaggio che allude a Cristo (del quale rappresenta il ritorno sulla Terra), e che predica per la salvezza dell’umanità, stigmatizzando l’ipocrisia e l’edonismo. Con un gruppo di seguaci fedeli raccattati lungo la strada Joan Lui comincia il suo rapido passaggio tra la gente, suscitando interesse in Judy, una manager dello spettacolo, una giornalista di sinistra ed altri ancora, ma facendo in primo luogo centro sui sentimenti e le attese del popolo attraverso la sua musica misteriosa. Il Signore del Mondo Jarak, chiaro riferimento a Satana, prima tenta di corromperlo nelle vesti di un potentissimo mercante orientale, poi di ucciderlo ingaggiando un mercenario con un sofisticato laser e due pistole, senza però raggiungere il suo obiettivo in nessuno dei due casi. Dopo aver smascherato la corruzione dei governatori del mondo, Joan Lui se ne va, mentre una spaventosa Apocalisse fa crollare case e città sotto i piedi della folla impazzita dal terrore”. Un film che in Italia (diversamente che in Francia e in Russia) non vide praticamente nessuno e che portò alla fine del sodalizio commerciale fra Celentano e Cecchi Gori, che, dopo averlo costretto ad adempiere ai suoi obblighi contrattuali con una successiva pellicola, non gli permisero più di toccare la macchina da presa.

IL RE DEGLI IGNORANTI – Ma Celentano è, più che altro, musica. In ogni suo disco c’è una canzone che affronta temi di rilevante importanza sociale. L’unica chance degli anni ’70 parla dei cibi transgenici molti anni prima che il punto diventi di attualità, e come dimenticare la notissima “Chi non lavora non fa l’amore” del 1970, che in pena età della contestazione fa guadagnare all’Adriano nazionale appellativi come crumiro, reazionario, conservatore e nemico delle contestazioni; per non parlare, in tempi di terrorismo e austerità, di Svalutation. Ma Celentano è così, va controcorrente o per meglio dire va sempre per conto suo: lui è, per sua ammissione, il re degli ignoranti.

Dopo Fantastico “Celentano rimette piede in Rai il 5 novembre 1991, ancora su Rai1, a Notte Rock”, ricorda l’Unione Sarda. “I monologhi, moderati da Enzo Biagi, non fanno sfracelli, mentre gli ascolti sfiorano i 7 milioni. Un nuovo ritorno a dicembre 1992 su Rai3 con Svalutation. Celentano se la prende con i ricchi, chiede che vengano restituite all’Italia la bellezza di un tempo e le botteghe degli artigiani. Risultato, 5 milioni di media”. A Francamente me ne infischio, nel 2001, quattro puntate da 2 miliardi di lire l’una “, il Molleggiato parla di pena di morte, fame, guerra, pedofilia, stupro, vivisezione, mine e mancanza d’acqua”, senza tralasciare una bella dose di non-sense con Manu Chao, ospitato in puntata.

L’auditel è sempre stato amico di Adriano Celentano: ovunque sia andato in Tv, c’è sempre qualcuno che l’ha guardato. Fantastico, 1987, 15 milioni di italiani guardano la finale; 7 milioni come abbiamo visto a Notte Rock, a Francamente nel 2001 siamo a 9,5 milioni (42.29% di share). Nel 2001 Celentano torna in Tv con un unico appuntamento televisivo: “Ad aprile 2001 è la volta di 125 milioni di caz…te: i temi sono i cibi transgenici, la legge sulla donazione degli organi, la frenesia del vivere moderno, l’amore. Set da oltre tremila metri quadri, costi da capogiro: circa 23 miliardi per quattro puntate, si dice. Eccezionali gli ospiti (da Dario Fo a Giorgio Gaber) e gli ascolti: all’esordio oltre 12 milioni nella prima parte e quasi 8 nella seconda”.

ROCKPOLITIK – Nessuno può dimenticarsi, però, di Rockpolitik, uno dei più noti e celebrati show recenti di Adriano Celentano. Nel 2005, in piena era berlusconiana, Celentano pretende ed ottiene carta bianca sulla Rai; riesce a far “auto-sospendere” dalla sua qualifica di Direttore Generale Rai Fabrizio del Noce, poiché l’esponente della dirigenza non poteva accettare di non avere alcuna voce in capitolo sui contenuti del programma e infila uno dopo l’altro l’ospitata di Roberto Benigni con cui canta “lettera a Berlusconi”, e il ritorno di Michele Santoro in video – la memorabile sceneggiata del microfono dato e restituito – e il tormentone Rock/Lento.

Nel 2007 Celentano ci racconta di come “La situazione di mia sorella non è buona”, verso della sua canzone quasi omonima sulle tristi sorti dell’Italia. E recentissimamente, l’anno scorso cioè, in telefonata ad Annozero, il molleggiato invita il popolo ad andare a votare per il referendum contro il Nucleare “anche se il governo lo dovesse spostare a Natale”.

Foto di copertina FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images