Economia

Come al solito, tutto inizia e finisce a Mediobanca

29 luglio 2008

Inizia la parabola discendente di Alessandro Profumo e finisce il sogno di Pagliaro e Nagel di una Piazzetta Cuccia “nuova” nella quale i manager vengono giudicati dai risultati di bilancio e dal valore che creano per gli azionisti. Non solo, finisce l’esperienza del sistema di governance duale (comitato di sorveglianza e gestione) per le banche italiane e inizia l’era in cui Cesare Geronzi realizza il sogno di una vita, prendere il posto di Enrico Cuccia.

Come spesso accade nella storia di Mediobanca, tutto succede in agosto. Nella più importante banca d’affari italiana si sta per tornare al classico meccanismo del cda unico perchè il presidente del comitato di sorveglianza, Cesare Geronzi vuole ridurre l’autonomia dell’ad e del direttore generale. Il comitato di sorveglianza non viene mai interpellato “durante” la gestione delle crisi, al massimo è chiamato a ratificare decisioni già prese e a giudicare i risultati. Geronzi non si è trasferito a per fare il notaio e vuole rinsaldare la presa sulla gestione operativa. Il tutto viene ingigantito da una totale disistima tra le parti. Ad e dg Alberto Nagel e Pagliaro pensano che l’ex presidente di Capitalia rappresenti un tipo di banchiere troppo “vecchio e italiano”. Vale dire incline alle manovre politiche, ai compromessi anche in violazione dei precetti del “capitalismo anglosassone”. Geronzi risponde che semplicemente o “Mediobanca ritorna ad essere una banca di sistema, strumento dello sviluppo del Paese e delle sue aziende o non serve a nulla”. Si prospetta un ritorno al passato per la banca: un unico cda in cui i manager si scontrano su tutto e cercano di rafforzare le proprie posizioni stipulando alleanze più o meno durature con gli azionisti presenti nel patto di sindacato.

GLI AFFARI SONO AFFARI - Le ultime divergenze sono esplose anche in occasione della vicenda Alitalia: a piazzetta Cuccia si sono subito lavati le mani di un dossier in cui i rischi erano enormi e la visibilità sull’andamento futuro prossima allo zero. Invece Giovanni Bazoli, che la pensa come Geronzi sull’obbligo delle banche di essere “sistemiche”, ha lanciato Intesa Sanpaolo in quella discutibile avventura di salvataggio. Ha persino accettato di farlo aiutando il nemico Berlusconi e fa finta di non vedere che il suo ad Corrado Passera ne sta facendo un trampolino di lancio personale verso un nuovo incarico. Proprio Geronzi e Bazoli (hanno scritto parecchi agiografi ufficiali in questi giorni) hanno smesso di essere nemici per ritrovarsi su alcune considerazioni di fondo. “Di essere troppo vecchi per le lotte personali e di voler sfruttare il loro potere per far qualcosa per il paese”. Si sono trovati d’accordo anche sul fatto che il sistema “alla tedesca” del doppio cda non risolve i problemi: Bazoli lo ha utilizzato per moltiplicare le poltrone e soddisfare i moltissimi azionisti nella nascente Intesa San Paolo ma ora è pentito. Geronzi vincerà la sua battaglia in Mediobanca e il professore di Brescia seguirà la stessa strada anche a casa sua, segnando probabilmente la fine dell’avventura di Passera a Ca’ de Sass.

THAT’S ALL FOLKS – La causa del fallimento del duale, accolto con entusiasmo solo due anni fa, è il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. È stato lui a imporre un’applicazione del duale molto rigida vietando ogni norma che desse ai consiglieri di sorveglianza poteri d’intervento. Forse proprio questa intransigenza è stato il modo più scaltro per segnare la fine di quel modello in Italia, visto che il governatore non ne è mai stato entusiasta. E veniamo ad Alessandro Profumo: quale sarà il risultato del braccio di ferro per il cambio della governance a Piazzetta Cuccia segnerà la fine del mito del banchiere “buono, bravo e soprattutto diverso” rispetto ai suoi colleghi di massimo rango. Da sempre contrario al duale, posizione già espressa ufficialmente anche in Mediobanca, Profumo si è contraddetto appoggiando le lamentele di Nagel e Pagliaro. Un debole sussulto che non cambia gli equilibri e probabilmente avrà l’unico esito di portare il primo azionista singolo, Unicredit, ad astenersi. Un modo per lasciar intendere che nei prossimi scontri in cda il rappresentante di piazza Cordusio appoggerà Nagel e Pagliaro. La politica dei “distinguo” poco più che simbolici non è nuova per Profumo, l’ha già utilizzata in Rcs e nell’Abi, ma ormai ha poco senso. All’inizio serviva a segnalare la presenza di un attore che non si muoveva secondo le logiche dei “salotti buoni”, ma ora che è diventato il primo banchiere d’Italia ci si aspetta una condotta più incisiva. È davanti a un bivio: o si sporca le mani per opporre la sua visione a quella della nascente diarchia Bazoli-Geronzi, o si ritira ai margini dei grandi business in Italia beandosi della sua immacolata reputazione internazionale.

(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)

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