Molti esponenti del centrodestra predicano spesso le virtù del mercato e della concorrenza, ma razzolano poi nella prateria della difesa degli interessi delle mille corporazioni presenti in Italia. Ma il paese continua ad affondare, in un deficit di competitività che sembra sempre più incolmabile
Il governo Prodi, con le “lenzuolate” di Bersani, aveva fatto troppo poco per ridare slancio al sistema Italia. Ma, con l’arrivo del nuovo governo, pieno di personaggi che spiegano ogni giorno le virtù taumaturgiche del mercato, c’era la ragionevole speranza che le cose migliorassero, magari con qualche arrabbiatura a sinistra, con qualche scivolone in materia di equità sociale, ma con effetti positivi sul tasso di cre
scita di lungo periodo e sulla competitività del sistema Italia.
LE LIBERALIZZAZIONI E LA COMPETITIVITA’ - Antonio Catricalà, responsabile dell’antitrust, ha detto che “L’insufficiente crescita economica dell’economia italiana è da attribuire alla scarsa crescita della produttività. (…) Questa Autorità ha ripetutamente sostenuto il ruolo che un corretto funzionamento del mercato e una conseguente e coerente regolazione della concorrenza possono avere nel determinare un accrescimento della produttività”. La partita liberalizzazioni, secondo stime forse un po’ ottimistiche, varrebbe un aumento di oltre 1,5% di Pil all’anno. Ma fosse anche la metà, questo significherebbe innalzare il tasso di crescita potenziale dell’economia italiana, liberando risorse pubbliche anche in favore dell’equità ed energie positive sul versante della competitività.
LIBERALIZZAZIONI NO, CORPORAZIONI SI’ – Purtroppo, però, le attese sono state deluse. E non si tratta solo di Alitalia. A piccoli passi la maggioranza degli alfieri delle [[liberalizzazioni]] sta dando una mano agli esponenti delle [[corporazioni]]. Il sottile lenzuolo di Bersani sta diventando un insignificante fazzolettino: un emendamento dopo l’altro, governo e parlamentari del centrodestra stanno smontando piano piano quel poco che era stato fatto, con il quale si tentava di immettere un minimo di [[concorrenza]] in alcuni settori di mercato da sempre dominati da posizioni di rendita corporativa. Gli esempi, purtroppo, sono molti, dalle assicurazioni ai taxi, dalle farmacie agli ordini professionali, dalle banche ai servizi pubblici locali.




La cosa brutta è che di queste cose non ve ne è notizia nei media tradizionali (diciamo Telegiornali?), se non qualche sparuto articolo sui giornali…
appunto c’è giornalettismo!
Meno male che Giornalettismo c’è! (O ce fa?)
Caro Copy, mi arrendo all’evidenza: siamo un Paese colonizzato non certo dalle lobbies (fenomeno assolutamente democratico quando attuato alla luce del sole: cos’e’ la democrazia se non la contrapposizione di interessi alla luce del sole?) quanto dalle rendite di posizione.
Pero’, lasciati dire, accusare questo o quel governo di non far nulla al proposito e’ strumentale.
Signori questa e’ l’Italia, non la destra o la sinistra. Basti ricordare le rese del sindaco Veltroni ai suoi tempi coi tassisti, oppure il vezzo di stanare rendite corroborandone altre (salvo poi far marcia indietro), come l’esempio che usi della rottura del monopolio delle farmacie … usando le Coop e le Carrefour!
E poi finiamola di brandire le cosiddette “liberalizzazioni” top down come eventi destinati ad impattare positivamente sulle tariffe: l’antitrust scopre a ogni pie’ sospinto CARTELLI tra gli oligopolisti dei servizi tipo Time e Vodafone o Acea e Amga!
Torniamo a bomba sulle rendite di posizione: il 75% dei politicanti arriva da background sindacal-professional-massmediologi, logico difendano anche culturalmente il milieu antiselettivo anticompetitivo e clientelare in cui sono cresciuti e in cui, non dimentichiamolo, campa e talora prospera una buona meta’ della popolazione, con punte percentuali allucinanti in certe regioni.
Come uscirne, cambiano governo? No. Cambiando classe politica? Forse ma cosa facciamo, ‘a rivoluzzione? Forse l’unica chance che rimane e’ prednere il positivo dal negativo: entro fine anno lo stato e forse prima l’Europa sara’ alla bancarotta (meno entrate piu’ spese), quindi la trippa da redistribuire ai gatti sara’ finita.
ciao, Abr
@abr:
che bello, ci siamo commentati a vicenda!!!!
La tua osservazione è molto pertinente, anche se pecca un po’ di difesa (a prescindere) dell’attuale governo.
Hai ragione, l’Italia è un paese che ha PAURA del mercato, ed è un paese che confonde lo Stato come un signore che deve impicciarsi (male) di tutto.
Ma, dico io, bisognerà pur cominciare. Anche cambiando classe politica (hai quasi ragione sul fatto che non ci sono, sigh, grandi differenze tra destra e sinistra sul tema).
Proprio perchè – forse un po’ più in là della fine dell’anno – il redde rationem arriverà, e farà molto molto male. Soprattutto all’Italia, che è molto più indietro degli altri, checchè ne dica il nostro “amico” Tremonti.
UN sorriso immenso..e grazie per i tuoi sempre stimolanti interventi!
C.
mi piace molto questo pezzo, perché riesce a farsi leggere e subito con interesse anche da chi come me ha qualche problema a rapportarsi a questi temi! grande Mr Sorriso!
@gloria:
Grazie. Ci provo sempre a dire le cose in modo semplice. Non tutti le apprezzano, ma per fortuna ci sono anche gli “ammiratori”