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Vi volevo dire che non è Italo a fare le leggi sulle Unioni Civili

Non può esservi sfuggito di certo l’incredibile shit storm sulla pagina facebook di Italo Treno questo fine settimana, dopo che qualche associazione pro family day aveva fatto sapere di aver chiesto e ottenuto degli sconti per raggiungere Roma il giorno della manifestazione in piazza contro la terribile teoria gender che distruggerà la nostra civiltà, riuscendo là dove hanno fallito tutti gli alieni protagonisti di film catastrofici americani dal 1970 a oggi.

Dunque: detto fra noi – ma questa è ovviamente la mia opinione personale, e d’altra parte cos’altro aspettarsi da un editoriale se non questo – il family day è una manifestazione senza senso. Per cosa manifesta? A favore della contrarietà ai gay? A favore della famiglia tradizionale? E in che senso? E cosa chiedono per la famiglia tradizionale? Perché insomma? Perché?

Detto questo però, e specificato quindi che la mia impressione generale su questo famigerato faimily day è questa, magistralmente interpretata da James Franco

Sconti Italo Family day

devo dire che la reazione scomposta della rete sulla pagina di Italo treno, che quasi probabilmente porterà al licenziamento del solito ragazzino freelance pagato 25 lire per gestire pagine Facebook di aziende milionarie, mi ha lasciata altrettanto basita (F4).

Mi ha lasciata basita perché come al solito ha avuto quel retrogusto isterico che purtroppo l’ha inserita più nelle mode social del momento, che nell’alveo di una civile discussione sui diritti individuali e delle coppie – tutte – in Italia. Anche perché diciamocelo, non c’è nulla di civile nell’insultare un’azienda intera per – nella peggiore delle ipotesi – la posizione di un gruppo di capoccia. Figurarsi un povero social media manager che si è limitato probabilmente a copincollare i messaggi dei capi scuotendo il capo e preparandosi al peggio.

Diciamo che chi è andato istericamente a pretendere da un’azienda privata di sopperire alle mancanze della classe dirigente di un paese non ha più lucidità di quei politici che insultano i gay a tutto spiano paventando la distruzione dell’intero occidente qualora i gay possano unirsi in matrimonio e avere dei figli senza dover ricorrere ad arzigogolati trucchi che spesso passano dall’estero.

Diciamo che se il nostro obiettivo è una società che includa, diversa, aperta, non lo abbiamo dimostrato in maniera coerente riversandoci a insultare alla rinfusa un poveraccio che postava su Facebook.

(E comunque, amico, non si dice “ragazzi”. Si dice “raga” e si finisce con “ciaone”, sei proprio out)