Caccia allo stupratore su Facebook

13/02/2012 - Ma al contrario: il commento incessante ad un identikit di un violentatore seriale ha fatto impantanare le indagini sull’uomo “False informazioni rilasciate ed amplificate da Facebook e dai blog degli adolescenti” hanno fatto impantanare il lavoro della polizia francese che

     
 

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Ma al contrario: il commento incessante ad un identikit di un violentatore seriale ha fatto impantanare le indagini sull’uomo

“False informazioni rilasciate ed amplificate da Facebook e dai blog degli adolescenti” hanno fatto impantanare il lavoro della polizia francese che da settimane era in piena attività nel cercare incessantemente un sospettato africano accusato di violenza sessuale seriale. Ecco il rischio dell’era dei social network: quando tutti hanno accesso alle informazioni, tutti possono commentarle, rilanciarle e diffonderle, magari con delle modifiche che possono risultare grandemente fuorvianti per gli inquirenti che sul tema indagano.

POLIZIA E SOCIAL NETWORK? – “Di colpo”, scrive Liberation raccontando il pasticcio causato, in parte, da Le Parisien, “hanno iniziato a ricevere addirittura tre chiamate in un ora, da persone sconosciute, che indicavano lo stesso sospettato”. Sono state escluse grandi quantità di “denunce fantasiose”, anche se sono stati raccolti “elementi interessanti”. Fra i segnalati sono stati trattenuti tre sospettati che potevano corrispondere al “positivo”, ma dei tre sospettati, nessuno è stato confermato dal test del Dna”. Che cosa era successo, dunque? “Il 12 gennaio scorso è stata rivelata da Le Parisien” l’esistenza di questo aggressore “pubblicando l’identikit di un nero con un cappello, illegittimamente fuoriuscito dagli uffici del terzo distretto di polizia giudiziaria. La foto, dice il commissario, “è stata gettata al pubblico la figura di un soggetto come se ne incontrano ogni giorno nella metro, ed è stato dato il via alla caccia ai fantasmi. L’identikit diffuso dal giornale, infatti, “era stato elaborato dalla prima vittima ma era stato smentito dalle successive due” che non riconoscevano l’uomo ivi raffigurato, né le fotografie a disposizione fornivano una corrispondenza soddisfacente. Insomma, alle stampe è stato dato in pasto un uomo qualsiasi, e la psicosi è partita. Parliamo di una vicenda, in effetti, composita e misteriosa. “Il primo caso risale allo scorso dicembre. All’1 di notte una donna ritorna a casa sua presso la Porta di Orleans. Viene seguita da uno straniero che le si lancia addosso quando apre la porta. Le chiede dei soldi. Lei le consegna la carta e il codice. Lui minaccia di uccidere la famiglia, e la violenta nella sua stanza, poi le chiede perdono e la convince ad accompagnarla per ritirare del denaro. Si scusa confusamente e se ne va”.

NON FUNZIONA – Poche ore dopo in una differente zona di Parigi si ripete la violenza, se non fosse che l’uomo a quel punto infligge addirittura “19 ferite” alla donna prima di procedere allo stupro, e pochi giorni dopo nell’Essonne, sempre nell’Ile de France, ad essere coinvolta è una giovane 15enne. Il Dna dalle scene del crimine è lo stesso. “Pugnala le sue vittime prima di violentarle, il che è stranissimo. Chiede soldi. Si dimostra estremamente violento se esse resistono. Si scusa dopo aver violentato”, è il profilo d’indagine che le forze dell’ordine stanno seguendo. Grazie alla diffusione dell’identikit (errato) su Internet, come abbiamo visto, riguardo questo caso la polizia ha ricevuto “800 chiamate, 200 emails” e gli investigatori sono stati costretti a correre da una parte all’altra della regione per confrontare rumors che correvano selvaggiamente, visto che il violentatore è stato di colpo beccato “ad Evry, ad Aubervilliers e nel 16mo arrondissement”. “La foto è volata su Internet con le parole “ecco il violentatore”. Un uomo che, peraltro, era già stato catturato dalle forze di polizia e non era quello giusto. Un Wanted sui social network, davvero non va”.

     
 

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