Cosa c’è dietro il presunto complotto contro il Papa
11/02/2012 - Dopo la notizia del Fatto, i veleni oltretevere Il Vaticano reagisce come previsto alla notizia del documento che parlava di un complotto contro il Papa. Ovvero, con smentite pubbliche e qualche piccola ammissione sull’esistenza dello scritto, anche se nessuno lo
Dopo la notizia del Fatto, i veleni oltretevere
Il Vaticano reagisce come previsto alla notizia del documento che parlava di un complotto contro il Papa. Ovvero, con smentite pubbliche e qualche piccola ammissione sull’esistenza dello scritto, anche se nessuno lo prende sul serio. Marco Politi sul giornale di Padellaro ci racconta che succede oltretevere:
Non si può leggere l’ultimo rapporto sulla “fine di papa R a t z i n ge r ” senza intrecciarlo alla penosa vicenda della cacciata di Viganò – colpevole di aver denunciato corruzione – e senza tornare con la mente ad un’altra minaccia di morte: quella del “cor vo” contro Bertone. È sempre il Segretario di Stato nell’occhio del ciclone. L’“appunto” segreto sul viaggio del cardinale Romeo in Cina, che come una bomba a grappolo semina astio e cattiverie contro figure chiave del pontificato ratzingeriano, porta brutalmente alla luce la crisi profonda che travaglia il governo di Benedetto XVI.
Una prima notazione:
La missione del cardinal Romeo in Cina, i suoi commenti in una cerchia riservata, le sue possibili valutazioni sul disinteresse del pontefice per il governo quotidiano della macchina vaticana, le sue speculazioni sulla durata del regno di Benedetto XVI – intrecciati a elementi grandguignoleschi come una cospirazione assassina contro il romano pontefice – sono il pretesto per colpire due pezzi da novanta cari al Papa. Romeo non è l’obiettivo: i missili sono diretti contro Bertone e il papabile numero 1, Scola. Dire che papa Ratzinger “odia l e t t e ra l m e n t e ” Bertone è falso. Ma è il mezzo per ricordare che Benedetto XVI a più riprese si è sentito a disagio per la gestione del suo Segretario di Stato anche se a causa dell’età il pontefice si sente “s i c u ro ” soltanto con il fidato Bertone, con cui stabilì un legame ultradecennale di totale sintonia psicologica quando era segretario della Congregazione per la Dottrina della fede.
E c’è l’inquadramento nella crisi politica del Vaticano:
Così la lettera, fatta uscire dal Vaticano, serve per rammentare che già nel 2009 i bene informati della Curia e della diplomazia internazionale erano al corrente (documenti Wikileaks) del mare di critiche rivolte a Bertone per la “debolezza di leadership” in Vaticano. È nell’aprile 2009 che si tiene a Castelgandolfo una riunione tra il Papa e i cardinali Scola, Schoenborn, Bagnasco e Ruini in cui i porporati presenti – assente Bertone – p o n go n o esplicitamente il problema della funzionamento della Segreteria di Stato. Ma il Papa non vuole né sa come sostituirlo – l’“appunto” lo sottolinea bene – e così la macchina vaticana continua la sua marcia tra una panne e l’a l t ra . L’arcivescovo in carriera Scola è il secondo obiettivo da colpire. Una sferzata calcolatissima. Il suo spostamento da una sede patriarcale alla guida della diocesi di Milano è stato talmente contro le tradizioni e l’ansia di Ratzinger di presentarlo come suo delfino dottrinale è così evidente che l’anonimo estensore del documento comincia a chiamare a raccolta tutti i risentimenti contro un futuro papa già “a n nu n – ciato” e contro la riconquista italiana del trono papale. Sarà farneticante lo stile del documento, come dichiara il portavoce papale Lombardi (che peraltro deve riconoscere l’esistenza del testo), ma gli avversari da danneggiare sono scelti con cura. Egualmente i “dodici mesi” attribuiti al regno di Ratzinger sono un accenno obliquo alle difficoltà causate al pontefice dalla sua cardiopatia e da uno stress persistente curato con farmaci. Tale da farlo apparire un giorno in ottima forma e un giorno esausto.
Un’altra annotazione:
Il tedesco del documento è eccellente, difficile che sia di Castrillón Hoyos, mentre l’italiano delle istruzioni sulle indagini da fare è zoppicante. Castrillón però sa il tedesco e ha buoni legami con ambienti cattolici ultra-conservatori in Germania. Grazie a questi contatti ha già avvertito una volta Benedetto XVI di materiale calunnioso antiratzingeriano, che circolava in Germania. La rivincita di Castrillón L’“appunto” – che può avere trovato una sua prima ispirazione in ambienti lefebvriani – permette a Castrillón di rendersi di nuovo utile al Papa. Al Fatto risulta che il documento è stato “consegnato” ( fi s i c a – mente) dal cardinale colombiano. “Castr illón-pasticcion”, come l’ha chiamato il cardinale Re per il disastro combinato con la revoca della scomunica al vescovo negazionista lefebvriano Williamson, ha perso dopo la vicenda la guida della commissione Ecclesia Dei incaricata di negoziare con i seguaci di Lefebvre ed è uscito dal giro degli intimi ratzingeriani. Così ha sperato di rientrare nel gioco. Corsa per la successione La cosa che colpisce di più in questa situazione è la frenetica attività di comunicazione all’esterno di varie gole profonde monsignorili. Sintomo di una voglia di mandare all’aria – in una guerra di tutti contro tutti – la gestione bertonesca considerata al tempo stesso poco efficiente e avventurista (vedi l’utopia del Polo sanitario incentrato sul San Raffaele). Ma c’è anche chi teme che, allontanato lui, si faccia avanti un uomo forte, molto conservatore, per ora quieto nell’ombra: il cardinale Mauro Piacenza, 67 anni. Capo molto potente della Congregazione per il Clero.













pare che da quando le mignotte vanno a lourdes, anche i santi non abitino più in vaticano!!!
Dopo quelle nere della democrazia di berlusclown, anche il vaticano si appresta a scrivere le sue pagine più nere dopo l’assassinio del papa Luciani………
Risposta alla domanda : il papa!
Dopo la “scomparsa dietro le quinte” di berlusconi, ho il sospetto che a Padellaro, Travaglio e soci, sia venuto meno il motivo per cui hanno fondato il “Fatto quotidiano” e per cui hanno tanto lavorato per infornarci, giustamente, di tutte le porcate che la stampa e le tv di regime tenevano occultate.
Conseguentemente ho sempre avuto gran stima per la schiettezza e la precisione assoluta di Marco Travaglio e C.. Tuttavia, ora comincio a pensare che “il fatto” sia diventato null’altro che la metafora delle canne che, almeno apparentemente, hanno iniziato a farsi in redazione da quando manca loro la “materia prima”.
Preferisco un travaglio disoccupato che il ritorno de ‘ste merde……
Mi sa che tu, in realtà, preferiresti essere nuovamente “governato” (leggasi sottomesso o complice) da una banda di farabutti! Quindi ne deduco che anche tu non sia un esempio di rettitudine, oppure, sebbene con beneficio del dubbio, che tu sia un diversamente intelligente.
Secondo te allora, dopo che il nano è finito “dietro le quinte” avrebbero dovuto chiudere il Fatto Quotidiano? Appannato l’interesse per il nano e il suo troiame, non esisterebbe più niente altro di cui parlare? Non ti pare che le trame occulte di un ambiente putrido come quello del Vatikano siano degne di attenzione, per quel poco che ogni tanto viene a galla? Perchè privilegiare l’attenzione su un troiame e continuare a tenere il silenzio stampa millenario su un troiame infinitamente più potente e pericoloso? Un vero giornalista deve dare le notizie di qualunque tipo e origine, se reputa che possano essere di interesse pubblico. Ti pare?
A parte riterene che il Fatto Quotidiano, o qualsiasi altra testata se fosse arrivata prima, abbia tutto il diritto di pubblicare notizie di questo tipo, personalmente ho il forte sospetto che la faccenda sia stata orchestrata ad hoc dagli stessi gonnelloni. Cosa c’è di meglio di un finto o reale complotto per distogliere l’opinione pubblica dai vari scandali e grane finanziarie che negli ultimi tempi hanno li hanno investiti? Questo comunque non toglie che esista davvero il documento (farneticante o meno che sia) di cui Il Fatto, facendo semplicemente il suo dovere, ha dato notizia.
Se invece il complotto è reale, personalmente non ci trovo nulla di nuovo. Sono 2000 anni che si fanno le scarpe in modo più o meno cruento da quelle parti.
Chi vivrà, vedrà.
Il mio “ritornino”, appunto perchè messo tra virgolette, è inteso come un ritorno ad una certa lucidità e soprattutto alla prudenza che ha caratterizzato, in particolare, Marco. Ora, però, mi pare che facciano un po’ come Beppe Grillo, che è finito a sparlate di tutto e di tutti e persino tra i suoi serpeggia spesso un certo malumore. Tutto questo, secondo me, lascia trasparire una certa tendenza alla “malignità” più che alla sana curiosità del giornalista investigatore. Tutto qui!
Guai se non ci fossero giornali liberi, davvero, come Il Fatto. Hi
In coda al mio commento delle 15:22 ne ho postato un altro in cui comunico comunque un mio sospetto sull’origine del “complotto”. Vediamo se compare.
… eccolo, comparso magicamente alle 15:37.