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La rubricadi Ludovica Lagomarsino
pubblicato il 26 febbraio 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

La prima volta che ho visto il pisello di un uomo avevo più o meno dodici anni, giuppersù. Di sicuro ero alle medie ed altrettanto di sicuro non avevo in programma di vederne uno. Non sapevo manco come fosse fatto e francamente non mi interessava manco granché.

Stavo pensando ai fatti miei all’uscita di scuola, tornando a casa sul marciapiede della strada sul retro della scuola, per evitare la massa di altrettanti ragazzini. Ero una ragazzina molto isolata, molto introversa, molto disadattata all’epoca. Molto sola. Anche in quel momento, cosa che non é sfuggita a un tipo chestalking 83e6f024 La prima volta che ho visto il pisello mi avvicinò in bicicletta. Oddio, più che avvicinarmi mi quasi travolse, visto che salì sul marciapiede e quasi mi incatastò al muro, ma vabbeh… io nella mia infinita ingenuità pensai che volesse chiedere un’informazione. Solo che il dito che teneva puntato non era propriamente l’indice. In retrospettiva non ricordo affatto i particolari del suo pisello, ricordo solo dettagli quali la bicicletta, il tipo in questione che era giovane ma non giovanissimo, probabilmente un 20/25enne o giupperlì, a 12 anni é difficile inquadrare le età dei “grandi“. Ricordo di aver biascicato un patetico e balbettante “non ho tempo devo scappare” (buffi i parti ridicoli delle menti imbarazzate), ricordo nettamente la sensazione del sangue che defluisce dal volto, il classico “sbiancamento” da panico. Ricordo di non aver capito un ciufolo e di essere corsa a casa. Ricordo di non essere stata in grado nemmeno di metabolizzare o spiegare a me stessa cosa fosse successo, ma solo di aver percepito una minaccia, un pericolo, che mi fosse successo qualcosa di terribilmente brutto senza capire nemmeno bene cosa. Non ho mai raccontato nulla di questo ai miei genitori e non so nemmeno perché. So che mi sentivo molto stupida, come se avessi sbagliato qualcosa e non so cosa. Ancora oggi, a distanza di 23 anni da allora, mi vergogno profondamente di quella frase stupida che tirai fuori. E non so perché. So solo che di quell’episodio io, ancora oggi, mi vergogno. Mio malgrado, mi vergogno.

SEI PICCOLA: GUARDALO E BASTA - Negli anni successivi ho scoperto che le indicazioni stradali di solito si chiedono alle ragazzine in evidente età scolare. Il target preferito sono proprio le ragazzine delle medie, evidentemente, che è ben noto: hanno in testa un Tom Tom. Sono meglio di un tassista se devi trovare una strada e non sai dove sia, per questo motivo vengono accostate un N numero di volte per chiedere come raggiungere la propria destinazione. Col pisello in mano, probabilmente per una disattenzione: si sa che la macchina si guida in maniera assolutamente indipendente con una mano sul cambio o uno sul pisello. E poi raccontatemi ancora che l’automobile per gli uomini (italiani?) non sia un’appendice della propria sessualità. Certo, sempre in retrospettiva il tizio in bicicletta che mi sverginò dal punto di vista delle molestie sessuali era pure uno sfigato, per fortuna il mio orgoglio é stato risollevato dai meno sfigati pisellomacchinamuniti. Eh beh, insomma, siamo mica delle pezzenti noi ragazzine delle medie, se dovete farci vedere il pisello che sia almeno con un contorno medioborghese adeguato.

ORA FATTI TOCCARE UN PO’ - Ma per fortuna quell’età sfigata che io abolirei dalla crescita di chiumano morta risuleo La prima volta che ho visto il pisellonque con un decreto legge, magari per metterla in coda alla vita (pensate che bello: a 89 anni ti ribecchi quei 4 o 5 anni rimasti indietro, una vera rifiatata prima del rush finale), poi FINISCE. Solitamente con le tette che crescono, le chiappe che si arrotondano e le mestruazioni che sanciscono una rottura di palle aggiuntiva che andrà avanti fino alla menopausa, con buona pace del conto in banca da sperperare in assorbenti, pillole, visite ginecologiche e test di gravidanza. A quel punto chissà perché gli uomini smettono di chiederti indicazioni stradali, forse perché si presume che a quel punto cosa sia un pisello la ragazzetta (non più “ina”, poi diventa “etta”) sappia cosa sia e si metta ad urlare insulti da trivio in modalità Wanna Marchi ai danni del segaiolo di turno. Piuttosto scomodo, meglio non rischiare. Il problema é che superata la categoria dei molestatori esibizionisti, relativamente innocui se non dal punto di vista psicologico, si passa di livello e si approda alle spiagge dei molestatori mano lesta. Sarà perché hai messo su i sopracitati tette e culi, probabilmente, che inducono in tentazioni molto più carnali di due occhi sgranati. Ed ecco che gli autobus pieni segnano il passo della svolta: una mano in mezzo alle gambe diventa molto più frequente di un controllore. Al punto tale che diventa un’abitudine associare la vidimazione del biglietto a quella della figa. Eh, ma dite voi, mò tutti pressati schiacciati negli autobus pieni che oltretutto frenano, pigliano buche, curve, dentro si fa la onda… vuoi vedé che non capita una mano in posti inappropriati in maniera del tutto involontaria, mò stai a vedere che sò tutti pervertiti. Si, va bene, dico io, una mano può finire su una tetta per sbaglio, può anche finire in mezzo alle gambe per errore, tutti pressati schiacciati negli autobus sbandanti… ma c’hanno tutte il delirium tremens ste mani, che le dita sembrano tarantolate?

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