L’Università romana dei “tengo famiglia”
10/02/2012 - Il rettore della Sapienza Luigi Frati ha piazzato moglie e figli nel “suo” Ateneo. Che crolla nei ranking mondiali Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella ripercorre la storia del rettore della Sapienza di Roma Luigi Frati e delle cattedre
Il rettore della Sapienza Luigi Frati ha piazzato moglie e figli nel “suo” Ateneo. Che crolla nei ranking mondiali
Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella ripercorre la storia del rettore della Sapienza di Roma Luigi Frati e delle cattedre assegnate ai suoi familiari. Una vicenda che potrebbe essere definita, contemporaneamente, una “parentopoli” e una “ignorantopoli”.
EX SINDACALISTA, EX PRESIDE - Ai vertici del più grande Ateneo italiano per numero di iscritti, Frati – scrive Stella – siede da tempo immemore. Da qualche anno si è circondato dei parenti più stretti:
Il rettore di quello che sul Web si vanta di essere il più grande ateneo italiano (nel senso di più affollato: 143 mila studenti, pari all’intera popolazione di Salerno o quelle di due capoluoghi come L’Aquila e Potenza insieme) era da tempo nel mirino di chi denuncia certi vizi del nostro sistema universitario. Senese, un passato da sindacalista, uomo dalla capacità funambolica di fluttuare tra destra e sinistra, preside per un’eternità di Medicina dal lontano 1990 in cui Gava era ministro degli Interni e Chiesa si occupava amorevolmente dei vecchi ospiti del Pio Albergo Trivulzio e «altro», quello che i suoi studenti più perfidi hanno soprannominato «BaronFrati», è da sempre un uomo tutto casa e facoltà. Al punto che non solo nella «sua» Medicina si sono via via accasate la moglie Luciana Rita Angeletti in Frati (laureata in Lettere: storia della Medicina) e la figlia Paola (laureata in Giurisprudenza: Medicina Legale) ma perfino il brindisi per le nozze della ragazza fu fatto lì.
LA FAMIGLIA FESTEGGIA IN FACOLTA’ – Il rettore pare abbia considerato il suo Ateneo come un’istituzione privata, visto che nelle sale dell’università sono stati organizzati festeggiamenti di famiglia:
Indimenticabile il biglietto: «Il prof. Luigi Frati e il prof. Mario Piccoli, in occasione del matrimonio dei loro figli Paola Frati con Andrea Marziale e Federico Piccoli con Barbara Mafera, saranno lieti di festeggiarli con voi il giorno 25 maggio alle ore 13.00 presso l’aula Grande di Patologia Generale». Arrivò una perfida e deliziosa «sposina» delle Iene, quella volta, a guastare un po’ la giornata. Ma fu comunque un trionfo. Quasi pari, diciamo, alla passerella offerta dal nostro, anni dopo, a Muammar Gheddafi, salutato come uno statista e invitato nell’aulamagna, sul palcoscenico più prestigioso, perché tenesse agli studenti una «lectio magistralis» su un tema davvero adatto al tiranno: la democrazia. Tema svolto tra risate sbigottite («demos è una parola araba che vuol dire popolo come “crazi” che vuol dire sedia: democrazia è il popolo che si siede sulle sedie!») mentre lui, il rettore, si lasciava andare in lodi per le prosperose amazzoni di scorta: «Le abbiamo apprezzate molto! Purtroppo c’è qui mia moglie…». Adorato da chi ama il suo senso del potere e il linguaggio ruspante (resta immortale un video dove spiega agli studenti: «Nun date retta ai professori perché i professori si fanno i cazzi loro. I professori fanno i cazzi loro, lasciateli perdere!»), il giorno in cui si insediò come rettore liquidò le polemiche sul nepotismo così: «È stato fuori luogo tirare in ballo mia moglie, la professoressa Angeletti, perché lei è quella che è, io sono quello che sono. Non è lei che è “la moglie di”, sono io che sono “il marito di”».
IL CONCORSO FACILE - Giacomo, l’ultimo dei figli di Frati arrivato alla Sapienza, sembra essere stato promosso come professore ordinario attraverso un concorso facile facila. Racconta ancora il Corriere della Sera:
Il guaio è che oltre a essere «il marito di» Luciana Rita e «il padre di» Paola, è anche «il padre di» Giacomo. Che per fatalità è lui pure entrato nella facoltà di Medicina di papà: ricercatore a 28 anni, professore associato a 31. Come vinse il concorso lo rivelò una strepitosa puntata di Report: discusse «una prova orale sui trapianti cardiaci» davanti a una commissione composta da due professori di igiene e tre odontoiatri. E nessun cardiochirurgo. «Ma lei si farebbe operare da uno che è stato giudicato da una commissione di Odontostomatologi? », chiese Sabrina Giannini, l’inviata della trasmissione di Milena Gabanelli a uno dei commissari, Vito Antonio Malagnino. Farfugliò: «Io… Non parliamo di cuore o di fegato, però…». «Secondo lei tre dentisti e due specialisti d’igiene potevano adeguatamente… ». «Forse no però questo non è un problema mio…». Vinta la selezione, il giovane professore viene più avanti chiamato come associato a Latina, dependance del Policlinico universitario di cui è rettore papà. Giusto un attimo prima, coincidenza, dell’entrata in vigore della riforma Gelmini contro il nepotismo. Quella che vieta di assumere come docenti nella stessa università i parenti dei rettori, dei direttori generali e dei membri del consiglio di amministrazione. Ma queste, compreso un ricorso al Tar, erano solo le prime puntate della «Dinasty» fratiana. Il meglio, come hanno ricostruito Federica Angeli e Fabio Tonacci sulla cronaca romana di Repubblica, sarebbe arrivato nelle puntate successive. Occhio alle date: il 28 gennaio 2011 il rettore Luigi Frati sceglie come commissario straordinario del Policlinico Antonio Capparelli. Qualche settimana dopo, il 22 marzo, lo nomina direttore generale. Passa meno di un mese e il 19 aprile Capparelli, togliendo un po’ di posti letto a un altro reparto a costo di scatenare le ire di quanti si sentono «impoveriti », firma una delibera creando «l’Unità Programmatica Tecnologie cellulari-molecolari applicate alle malattie cardiovascolari » nell’ambito del dipartimento Cuore e grossi vasi e chiama da Latina, per ricoprire un ruolo paragonabile a quello di primario, Giacomo Frati. Cioè il rampollo dell’uomo che lo aveva appena promosso. Ora, a pensar male si fa peccato e, in attesa del responso dell’inchiesta giudiziaria, noi vogliamo immaginare che la famiglia Frati sia composta di quattro geni: un genio lui, un genio la moglie, un genio la figlia, un genio il figlio. Ma la moglie di Cesare, si sa (vale anche per la figlia di Elsa Fornero, si capisce) deve essere al di sopra anche di ogni sospetto.
LA SCARSA REPUTAZIONE – Le promozioni facili per i parenti dei baroni non possono che far crollare la credibilità del sistema universitario italiano. Non a caso la Sapienza occupa nel ranking mondiale, posizioni defilate:
Che giudizi possono farsi, gli stranieri, davanti a coincidenze come queste? Sarà un caso se la reputazione dei nostri atenei nelle classifiche mondiali è così bassa? Dice l’ultimo Academic Ranking of World Universities elaborato dall’Institute of Higher Education della Jiao Tong University di Shanghai che, sulla base di sei parametri, la Sapienza si colloca nel gruppone tra il 100˚ il 150˚ posto. La Scuola Normale di Pisa, però, rielaborando i sei parametri utilizzati (numero di studenti vincitori di Premi Nobel e Medaglie Fields; numero di Premi Nobel in Fisica, Chimica, Medicina ed Economia e di medaglie Fields presenti nello staff; numero delle ricerche altamente citate di docenti, ricercatori, studenti; numero di articoli pubblicati su Nature e Science nel quinquennio precedente la classifica; numero di articoli indicizzati nel Science Citation Index e nel Social Science Citation Index; rapporto tra allievi/docenti/ricercatori e il punteggio complessivo relativo ai precedenti parametri) è arrivata a conclusioni diverse. Se il calcolo viene fatto tenendo conto della dimensione di ogni università, sul pro capite, tutto cambia. E se la piccola ed elitaria Scuola Normale si inerpica al 10˚ posto dopo rivali inarrivabili come Harvard, Stanford, Mit di Boston o Berkeley, ecco che le altre italiane seguono a distanza: 113ª Milano Bicocca, 247ª la Statale milanese, 248ª Padova, 266ª Pisa e giù giù fino a ritrovare la Sapienza. Che stracarica di studentima anche al centro di perplessità come quelle segnalate, è addirittura al 430˚ posto. E torniamo alla domanda di Frati: qual è il problema, «Parentopoli», «Ignorantopoli» o forse forse tutte e due?













Chiedete a Frati anche dell’ultimo concorsono bandito, alla chetichella e pubblicato alla carbonara solo sulla GU e non sul sito MIUR, da svolgersi presso la SUA università:
http://www.uniroma1.it/sites/default/files/bando_0.pdf
La cosa che più mi stupisce non è l’ennesima porcheria del piccolo boss di turno -coadiuvata da un sistema vergognoso- ma la belante consapevolezza di chi ne resta indignato (mi metto per primo).
Siamo cibo ghiotto per questa gente.
Ogni giorno qualcuno scopre l’America. E dopo? Mi chiedo, Dopo? Io vedo Report da non so quanto decenni: e dopo, oltre a incaxxarci?
Ecco spiegato uno dei problemi della malasanità! Cardiologi esaminati da dentisti, forse dentisti esaminati da podologi, e chissà chirurghi estetici esaminati da ginecologi, ma forse questo varrà solo per i figli di p….. ehm papà.
Dal novero dei parenti del magnifico rettore è stato temporaneamente escluso il nipote Alessandro Frati , anche lui sul trampolino di lancio dal polo pontino a Roma. Pazientate e vedrete che anche lui ce la farà.
Sono preoccupata per i pazienti che dovranno essere curati da questi medici. Quelli veri con studi all’estero e in Italia, con formazione di primo livello, pubblicazioni, vincitori di borse di studio, di premi e riconoscimenti come la scholar in Cardiologia dalla SIC, ebbene quelli pur essendo ricercatore a tempo indeterminato, presso lo stesso Ateneo, non hanno diritto alla strutturazione medica e ad una equiparazione economica.
e pensare che anche io ero iscritto alla cisl università.Errore!!!!!!!!!!!