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pubblicato il 25 febbraio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il processo più bello del mondo alla svolta: l’avvocato inglese è stato condannato. Ecco perché, ma soprattutto, ecco cosa accadrà all’imputato numero uno: il Premier.

(Telesio Malaspina è lo pseudonimo di una “prima firma” di una grande testata nazionale)

Speravo che dello scandaloso caso Berlusconi-Mills i giornali ne parlassero in modo più serio. In qualunque Paese civile dell’Occidente, ma anche dell’Oriente, un primo ministro colto sul fatto, grave, come il nostro Cavaliere, sarebbe stato costretto alle dimissioni. Un ministro giapponese è stato cacciato dal governo di Tokio solo per essersi mostrato un po’ sbronzo in pubblico. In Italia è appurato che l’azienda strategica di [[Silvio Berlusconi]] ha 2914566915 61312560d0 La strana storia dellavvocato Mills e del premier Berlusconicorrotto il proprio avvocato per mentire ai magistrati e fuggire alla galera, per sfuggire meglio alla quale si è anche fatto confezionare leggi su misura in parlamento. Se con l’avvocao meravigliao Cesare Previti il nostro capo del governo ha potuto farla franca, con Mills il trucco non può più essere usato.

E INTANTO, SILVIO – A parte queste cose già di per sé gravissime, vera onta per l’Italia intera, la faccenda più grave è che ormai è più che evidente che il capo del governo è impegnato in una battaglia personale per demolire anche la Giustizia a Milano, delegittimandone il più possibile la magistratura. Dopo avere usato il magistrato Titti Parenti, regalandole un posto in parlamento, al quale è seguito l’oblio e l’anonimato più completo, per dare addosso ai magistrati di Mani Pulite, e dopo le varie sceneggiate ben note, eccoci al capolinea con la faccenda Mills. I casi sono solo due: o Berlusconi viene cacciato da palazzo Chigi, ipotesi quanto mai improbabile in un Paese ormai profondamente malato e all’inizio di un declino si spera non irreversibile, oppure il Cavaliere si vendicherà portando a termine la distruzione anche della Giustizia quanto meno a Milano. Tirerà fuori dal cilindro una qualche riforma, tipo quelle della scuola, o novità del menga come le “ronde antistupro“, di fatto per privatizzare su misura la Giustizia. Intanto si impone quindi una domanda, sia pure forse solo retorica: riuscirà l’avvocato inglese David Mills a pagare 250 mila euro  al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi?

BREVE STORIA – Un ben strano destino, in forma di contrappasso pulito pulito, pende sul legale di Londra che martedì 17 febbraio è stato condannato a Milano a quattro anni e sei mesi: oltre che, appunto, a versare quella somma, a titolo di risarcimento danni verso Palazzo Chigi. Andiamo con ordine. Negli anni ‘90 David Mills ha fatto un grande favore a Berlusconi. Lui, il professionista riservato, per conto proprio del Cavaliere di Arcore e della sua Fininvest, aveva creato e gestito tante società off-shore, con sedi nei più lontani paradisi fiscali. Obiettivo nascosto: usare quelle scatole cinesi, comemills La strana storia dellavvocato Mills e del premier Berlusconi All Iberian, per pagare ricche provvidenze al potere politico, ad esempio 10 miliardi di vecchie lire a Bettino Craxi. E’ poi successo che durante alcuni processi dove Berlusconi era imputato, l’avvocato Mills abbia raccontato il falso su quelle società della galassia Fininvest, occultandone natura e ruolo ai giudici milanesi. Ovviamente non l’ha fatto gratis. Tutt’altro: dalle casse del Biscione, tramite il manager berlusconiano Carlo Bernasconi, morto nel 2001, è stato compensato per il suo silenzio con un cospicuo assegno di 600 mila dollari. Soldi partiti nel ‘98, ma da lui utilizzati due anni dopo, nel 2000, una data, come vedremo, determinante. Questo comportamento, per Fabio De Pasquale, il pm che dal 2005 ha indagato su Mills fino a ottenere quella pesante sentenza, ha un nome ben preciso nel nostro codice penale: corruzione in atti giudiziari, un reato moto grave.

DANNO E BEFFA - Tutto questo non sarebbe mai venuto fuori se il professionista non fosse stato ligio verso l’erario britannico e non avesse informato, per lettera, il suo fiscalista Bob Drennan di quello strano introito, frutto delle sue consulenze legali. Accompagnando il suo gesto con toni di sincero pentimento per  “aver tenuto mister B. (nessun dubbio: è Berlusconi, ndr) fuori dal mare di guai in cui l’avrei buttato  se soltanto avessi detto quello che sapevo”. Mills nei guai ci entra quando quel memorandum finisce nelle mani di De Pasquale, passatogli dalle autorità della Regina Elisabetta.  E ancor di più si ficca quando al pm di Milano racconta un’altra versione sull’origine di quei dollari. No, non venivano dal povero Bernasconi, ma, attraverso complicatissimi valzer, da uno dei suoi tanti clienti italiani dell’epoca. Ora lo si può affermare. In dibattimento, si potrebbe sostenere con un bisticcio di parole, il giudice  milanese Nicoletta Gandus non ha creduto al “pentimento del pentimento”. E ha emesso un verdetto che, oltre al carcere, infligge all’avvocato Mills l’onere di quei 250 mila euro da girare alla presidenza del Consiglio dei ministri, da tempo costituitasi parte civile, tramite l’avvocato dello Stato Gabriella Vanadia. Il motivo? Ma per i danni d’immagine subiti dal ministero di Giustizia.

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