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pubblicato il 25 febbraio 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Dio mi fulmini per aver scritto un post su Povia e la canzone dei froci ma inesorabile come le tasse è arrivato il lunedì e in qualche modo devo pur sbarcare il lunario. Cominceremo da un’analisi testuale puntuale prima di espandere il discorso alla frociaggine nel suo insieme.

INTRO – Il lieto ritornello che non c’entra un cazzo ma che piace ai giovani recita “Luca era gay e adesso sta con lei“. Quivi si comprende che Povia era alla disperata ricerca di una rima per “lei” e non certo di pubblicità dall’Arcigay a buon mercato. La versione precedente, poi cassata, recitava infatti “Luca ne ha pieni gli zebedei ma adesso glieli svuota lei” epovia 1 Da Darwin a Freud passando per Povia: l’uomosessualità nel pensiero del ‘900 parlava dell’annoso problema dell’astenìa da eccesso di masturbazione, e di dove mettere la semenza quando non si ha uno scottex a portata di mano (l’autore, ispirandosi alla poetica dell’Accademia dell’Arcadia, suggerisce di spalmarlo sotto qualche in banco come in gioventù). È rimasta inedita anche la versione successiva “Luca ha dei pelosi nei, ma adesso glieli sbruffa lei” che descrive con dovizia di particolari la compulsione femminile a spremere i punti neri e le sue ripercussioni sul rapporto di coppia da un punto di vista psicodinamico (evidente l’omaggio a Melanie Klein, appena velata la critica ad Anna Freud). Per problemi di metrica, e diciamocela tutta, anche di censura da parte dell’ADI (Associazione Dermatologi Italiani) Povia ha dovuto ripiegare sul più pacchiano “Luca era lei e adesso va coi gay“, che parlava di un padre di famiglia membro di Comunione e Liberazione che scopre il piacere di farselo picchiare nel culo sulla Circonvallazione Gianicolense. L’agente di Povia deve tuttavia essere riuscito a far passare il messaggio che con una canzone del genere più che arrivare secondo a Sanremo avrebbe raggiunto a stento il casello di Rosignano. Solo in questo modo si può spiegare la trita banalità di un testo, evidentemente scritto in tre minuti nell’ascensore dell’Ariston, che raggiunge e talvolta oltrepassa la pura idea platonica di orrore allo stato brado. Sulla melodia della strofa che sembra presa dalla pubblicità della Uno Rap (Uno Rap è una uno è una uno più, sembra fatta per me, sembra fatta per you)  Povia inanella una tale messe di luoghi comuni sulla genesi della gayezza da far andare a nascondere le mezze stagioni sotto un selcio. Una madre iperprotettiva, un padre distante e alcolista, i genitori che si separano e manca solo lo zio ricchione con l’ossessione per le giarrettiere e il quadretto della famiglia disfunzionale da manu-anale è completo.

PSYCO ANALISI – Ma quello che mi ha fatto veramente venire i brividi di raccapriccio al buco del culo è la freud Da Darwin a Freud passando per Povia: l’uomosessualità nel pensiero del ‘900strumentalizzazione di Sigismundo Freud, chiamato d’autorità a puntellare un intreccio che sta in piedi con lo sputo (sperando che sia sputo).  Ecco la frase incriminata, per la quale l’American Psychological Association ha preteso e ottenuto che Povia fosse sottoposto ad analisi coatta: “Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte, mi vergognano e le cercavo di nascosto, c’era chi mi diceva ‘è naturale’, io studiavo Freud, non la pensava uguale“. Immaginatevi questo ricchiuncello in carriera che invece di fare quel che ogni bravo ricchiuncello dovrebbe fare, si diletta nella lettura di Freud e, incredibile a dirsi visto che ha il cervello di Povia, non ci capisce una mazza. La posizione di Freud sull’omosessualità è “complessa e ambivalente” (Lingiardi, p. 102) ma uno dei punti cardine del Freud-pensiero in merito è che siamo tutti inconsciamente omosessuali a causa del complesso edipico negativo ovvero “l’attaccamento erotico verso il genitore del proprio sesso associato a una forte rivalità verso il genitore del sesso opposto, vissuto come rivale” (Ibid., p. 220). Insomma, le sue solite cose, per cui se ti vuoi scopare tua madre sei un pervertito e se non te la vuoi scopare in realtà te la vuoi scopare uguale, e quindi sei un pervertito (Vertigoz 2009, passim). Non si capisce quindi dove Povia, scusate, volevo dire Luca, abbia letto quel che dice di aver letto, forse dietro I tre saggi sulla sessualità (1905) nascondeva un bel pornazzo con membri turgidi e ani al vento che lo distraevano alquanto. Ma anche se Freud avesse una cosa del genere, magari in privato nella corrispondenza con Povia e Jung (Bollati Boringhieri), citare Freud per supportare le proprie tesi psico-dozzinali è un po’ come citare Talete per dimostrare che ebbene sì, tutto viene dall’acqua. Freud è nato nel 1856 (!) e da allora ne è passato di smegma sotto i metaforici ponti. Innanzi tutto le scoperte dell’etologia che confermano che, caro il mio Povia, checché ne dica Freud nella tua versione privata e personale, ebbene sì, l’uomosessualità è “naturale”, come l’acqua effervescente dei ruscelli Ferrarelle.

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