Il pastore che ha battuto le multinazionali

08/02/2012 - In Sardegna fermata una speculazione terrificante sulla costa E’ bastato un diritto di compossesso, come si chiama nelle aule di tribunale, per permettere a Ovidio Marras, pastore sardo, di fermare una maxispeculazione edilizia nell’isola. La storia la racconta Giorgio Meletti

     
 

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In Sardegna fermata una speculazione terrificante sulla costa

E’ bastato un diritto di compossesso, come si chiama nelle aule di tribunale, per permettere a Ovidio Marras, pastore sardo, di fermare una maxispeculazione edilizia nell’isola. La storia la racconta Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano:

A Cagliari sono stati i magistrati del Tar della Sardegna a fermare una speculazione terrificante che da oltre dieci anni sembrava marciare spedita con il compiaciuto consenso del sovrano, il comune di Teulada, e la sospetta distrazione della Regione. In un angolo di paradiso incontaminato, lungo la costa sud-occidentale dell’isola, tra Pula e Capo Spartivento, una variegata compagine di cavalieri del cemento come Silvano Toti, il gruppo Benetton e la Sansedoni (gruppo Montepaschi), stavano costruendo fino a ieri un insediamento turistico da 190 mila metri cubi, pari, se volete farvi un’idea, a dieci palazzi di dieci piani. A fine lavori la gestione del prestigioso “resor t” era destinata alla Mita Resort di Emma Marcegaglia. Se il Consiglio di Stato confermerà la sentenza del Tar, arriverà l’o rd i n e di demolizione di quanto edificato fino a oggi. Al posto del mugnaio di Potsdam, in questa che sembra una favola per far restare i bambini a bocca aperta, c’è un pastore ultraottantenne, Ovidio Marras, che parla un sardo così coriaceo da dover essere sottotitolato nelle rare interviste televisive.

Ovidio ha sempre praticato la pastorizia a Capo Malfatano:

E davanti a casa sua c’è uno stradellino su cui vanta da sempre un diritto di compossesso. La Sitas dei suddetti imprenditori non se n’è fatta un problema, e sopra lo stradellino ha costruito un lussuoso albergo. Il pastore si è rivolto al Tribunale di Cagliari, sostenendo che non potevano costruire senza il suo permesso, e che lui il permesso non lo dava perché voleva continuare a fare la strada dritta anziché il giro largo seppure asfaltato. Il pastore Marras ha fatto un 700, come dicono i principi del foro, un ricorso d’urgenza di quelli con cui normalmente sono i grandi imprenditori a scambiarsi fendenti milionari. Ovidio, pur protestando in sardo, ha avuto ragione in italiano. I giudici hanno ordinato alla Sitas di demolire l’albergo e ripristinare lo stradellino del pastore. NEL FRATTEMPO una militante di Italia Nostra, Maria Paola Morittu, fiancheggiata dal combattivo medico-scrittore Giorgio Todde, molto popolare in Sardegna, stava preparando un altro colpo di mortaio contro il cemento di Capo Malfatano. “Quando ho visto per la prima volta i cantieri vicino alla spiaggia di Tuerredda, a ferragosto del 2010, mi sono venute le lacrime agli occhi”, racconta adesso che ce l’ha fatta. Si è messa al lavoro utilizzando la sua laurea in giurisprudenza e ha convinto i vertici nazionali di Italia Nostra a impugnare davanti al Tar le delibere comunali e regionali alla base della cementificazione.

Ieri è stata pubblicata la sentenza con la quale i giudici amministrativi hanno dato ragione a Italia Nostra, annullando quattro delibere chiave:

Una sentenza che rende di fatto abusivo tutto l’insediamento. In effetti, scorrendo la sentenza, c’è di che rimanere esterrefatti. Nel 15 febbraio 2002 Sitas srl inviò all’assessorato per la Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna quattro distinte istanze di “verifica preliminare di compatibilità ambientale”, dividendo in quattro un intervento assai massiccio distribuito su 700 ettari di terreno a due passi dal mare. Il 18 settembre, dopo sei mesi di accurati studi, gli uffici della regione giunsero alla conclusione che per così poco non c’era certo bisogno della “valutazione d’impatto ambientale” (VIA). E da lì seguirono le rapide autorizzazioni del comune di Teulada, abbagliato dalla prospettiva di arricchimento e dalla disponibilità di posti di lavoro. La lezione di un pioniere dell’ambienta – lismo come Antonio Cederna, tra i fondatori di Italia Nostra, a Teulada non era arrivata. Eppure t re n t ’anni fa, proprio sul quotidiano La Nuova Sardegna , scrisse profeticamente che “l’ambiente naturale non è una merce da barattare, ma un patrimonio prezioso da custodire”. Una verità che il pastore Ovidio Marras sapeva già, i politici sardi un po’ meno.

     
 

19 Commenti

  1. marlenes scrive:

    lui voleva solo la sua stradina! Un grande! :-)

  2. marlenes scrive:

    lui voleva ” solo” la sua stradina! Un grande! :-)

  3. sonia foresto scrive:

    Stupendo un esempio per nooi tutti. Condividiamo, facciamo catena a sostegno di chi rivendica giustizia, diritto e tutela ambiental.

  4. lorenzo scrive:

    L’ Italia cambia ora ??? e tutti gli abusi già ampliamente condonati cosa ne facciamo ????????
    Buttiamo giu’ tutto ?? Ad ogni modo le leggi per quanto riguarda le costruzioni in Italia fanno acqua da tutte le parti… ogni comune ragiona a se, e i tecnici comunali alla quale non viene applicato il redittometro possono permettersi di dare consensi a gogo … . ….

  5. edmondo scrive:

    non vogliamo cacciarvi,al contrario,benvenuti nella NOSTRA terra,ma se vi occorre qualcosa chiedetela,sarà fatto l’impossibile per soddisfare le vostre esigenze.GRANDE Marras….ottimo esempio per la nostra classe dirigente

  6. cristoforo saruis scrive:

    sono sarda come tanti sardi ma tutti glI
    anni vado nella mia terra a richiedere il permesso di soggiorno,non mi sento italiana, e quando un sardo riesce in qualcosa che ci spetterebbe di diritto sono orgogliosa di essere SARDA

  7. ANDREA scrive:

    TIENI DURO VECCHIO !!!!!!, LA SARDEGNA E’ TROPPO BELLA PER ESSERE SFIGURATA DA BASTARDI DEL GENERE , PARLO DA EMILIANO AMANTE DELLA VOSTRA TERRA , QUELLA TERRA MERAVIGLIOSA PER LA NATURA A TRATTI INCONTAMINATA E SELVAGGIA , IN BOCCA AL LUPO !!!!!!

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